Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

Esplora i Luoghi
Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

OGGI È MORTO ALDO MORO

 OGGI È MORTO ALDO MORO. E NON LO PIANGE NESSUNO…


Aldo Moro è morto. Oggi. Stamattina. Nell’ora che separa la notte profonda dall’inizio dell’alba. È morto quarantotto anni dopo la sua crudele esecuzione da parte delle Brigate Rosse.


Di quella morte, ormai, si sa quasi tutto. Sei processi, o forse più, non ricordo. Centinaia di discussioni tra forum, dibattiti, salotti televisivi e pagine di giornali. Fatiche enormi e coraggiose di pochi eroi cercatori della verità, contrapposte alle fatiche vigliacche dei tanti affossatori della verità. E tuttavia, mascherata, alterata, nascosta nelle pagine delle sentenze, la verità di quell’assassinio — come anche della tecnica “militare” del sequestro, culminata nella barbara uccisione dei cinque uomini della sua scorta — si conosce quasi per intero.


Mancano soltanto i nomi e i cognomi di chi pensò, ordì e di fatto favorì quella uccisione, anche se molti di quei nomi, in realtà, sono noti, nonostante la copertura delle invincibili forze segrete e delle istituzioni deviate che li hanno protetti, impedendone l’emersione formale e la scrittura nei libri ufficiali di questa orribile pagina della storia del nostro Paese.


Ma, tra morti già avvenute e altre prossime a verificarsi, di quei nomi appartenenti a un potere cinico e corrotto interessa ormai poco. La storia, quando davvero se ne occuperà, sottraendo il dramma umano alla semplice cronaca e valutando oggettivamente ciò che lo ha determinato, farà un po’ di giustizia. Una giustizia che, forse, potrebbe servire alle lontane nuove generazioni, le quali, sull’anomia e sull’astenia di queste ultime, avranno maturato una buona coscienza civile e una salda sensibilità politica.


Oggi, invece, interessa particolarmente questa morte odierna di uno degli statisti più illuminati della storia d’Italia e dell’Unione Europea. Che sia stato anche un leader politico indiscusso appartenente alla cultura democratico-cristiana e che abbia guidato il più grande partito democratico d’Italia e d’Europa, la Democrazia Cristiana, in questo quadro riassuntivo poco importa. Quello può restare, se ancora ci sono resistenti e se ne abbiamo la forza, nel cuore dolente dei democristiani.


Importa ricordare che a quell’Europa delle origini manca uno statista come lui. Per tutti gli anni che la vita gli avrebbe potuto ancora riservare negli anni Ottanta, proprio Moro — l’europeista più convinto — avrebbe potuto portare questo vecchio continente a essere davvero una realtà politica e istituzionale di grande valore per se stessa, per i popoli europei e per il mondo intero. Un’Europa che avrebbe operato, secondo il suo spirito originario, per la costruzione della Pace.


Quella vera, con la P maiuscola, fondata essenzialmente su tre principi fondamentali: la giustizia, attraverso forme che vanno dalla solidarietà verso i Paesi privi di mezzi sufficienti per emergere fino alla più equa redistribuzione della ricchezza; la libertà, anch’essa scritta con la lettera maiuscola, dei popoli e delle persone. Libertà dei Paesi — tutti — di avere diritto a un territorio e a uno Stato libero e indipendente, possibilmente democratico.


E terzo principio: un nuovo modello economico capace di coniugare ciò che l’Italia del dopoguerra aveva saputo armonizzare. Iniziativa privata e azione pubblica; interesse privato e interesse generale; economia di mercato e spirito solidale; liberismo e solidarismo; sviluppo economico e progresso; economia e democrazia.


Questo era il cardine fondamentale del pensiero politico di Moro, europeista convinto, il quale insisteva sul principio che l’Europa o sarebbe stata questa istituzione aperta e capace di svolgere un nobile servizio per il pianeta, oppure sarebbe rimasta una sterile sommatoria di miseri nazionalismi, dietro i quali si nascondono gli interessi dei più forti.


Quegli interessi che, agendo all’interno dei singoli Paesi, creano debolezza delle economie interne, povertà diffusa e fragilità delle istituzioni democratiche.


Senza questa Europa della democrazia e della pace — e per la democrazia e per la pace nel mondo — non solo non vi sarebbe stato un vero equilibrio capace di cancellare le tentazioni della belligeranza armata, finalizzata ad ampliare il potere dei già potenti, in particolare dei Paesi più forti e militarizzati, ma, fatto ancor più grave e allarmante, quel Medioriente dell’irrisolta questione palestinese, già infuocato da guerre ancora poco visibili e ridotte a semplici “atti terroristici”, sarebbe diventato un’autentica polveriera.


Un’area incendiata e trasformata in una guerra costante, dominata dall’odio tra culture, religioni e Paesi, con la chiara tendenza dello Stato più forte e militarizzato a cancellare il nemico e ad ampliare i propri confini e il proprio dominio.


La questione palestinese era stata una delle grandi intuizioni di Moro, e la costituzione di uno Stato palestinese autonomo una delle ragioni più ferme delle sue battaglie. Ripeto: europeo, prima ancora che italiano.


Manca Moro a questa Europa debole, a questa Europa ridotta a semplice luogo dell’economia internazionale, nel quale si consumano interessi e giochi di potere che fanno venire i brividi. Manca l’uomo della Giustizia e della Pace a questo mondo acceso da mille fuochi, bruciato e consumato nella sua bellezza umana e naturale.


Un vuoto enorme, la sua assenza.


Moro, il cattolico illuminato, il laico spiritualmente ispirato, il filosofo della libertà e del diritto, il politico italiano dal pensiero profondo e raffinato, il governante dalle grandi visioni e degli sguardi lunghi sulla realtà, maestro di democrazia e personalità aperta al confronto, al cambiamento della società, al rafforzamento delle istituzioni e alla moralizzazione della politica; il cultore della Costituzione, di cui fu cofondatore, è morto oggi nel Paese al quale donò le sue migliori energie e la sua stessa vita, quarantotto anni fa vigliaccamente venduta da chi aveva interesse a eliminarlo.


Moro, il costruttore della democrazia compiuta e della politica dell’alternanza tra tutte le forze politiche che avevano scritto la Costituzione, voleva liberare la democrazia italiana da ogni resistenza e da ogni laccio che la bloccavano da trent’anni.


La sua posizione, quasi dottrinale e accademica, era che la democrazia esiste solo se è compiuta. Ed è compiuta quando tutte le forze politiche e sociali abbiano pari opportunità di rappresentarla in ogni ambito in cui essa si esprima, dai più alti scranni assembleari fino al governo.


Non è democratico chi semplicemente utilizza le istituzioni democratiche e i ruoli che esse contengono, anche se raggiunti attraverso il voto libero. È democratico, invece, chi crede nei valori che le informano e da quei valori si lascia formare, opponendosi e combattendo, con il proprio vivere passato e presente, tutti quei disvalori che negano la democrazia oppure la alterano surrettiziamente, modificandola colpo su colpo, mattone dopo mattone, leggina dopo leggina, fino a trasformarla nel suo contrario.


Nel pensiero di quel grande politico vi era anche la convinzione che la preoccupazione più grande di un democratico non dovesse essere soltanto quella verso le dittature classiche — che pure egli contribuì a sconfiggere nei due tentativi di golpe organizzati in Italia — ma soprattutto verso lo svuotamento progressivo della democrazia stessa.


Uno svuotamento nel quale, al posto dei principi, si impone un capo assoluto che diventa padrone del proprio partito, sostituendo la leadership democratica con la personalizzazione del comando. Il personale al posto del collettivo. Il capo al posto degli organi di partito. E, per questa via, il comandante al posto delle istituzioni.


Moro, uomo buono e attento ai bisogni reali della società, potrebbe parlare anche oggi e farsi ascoltare, affascinando ancora con la sua parola profonda e colta, filosofica e umana, laica e cristiana.


Basterebbero i suoi discorsi e i suoi scritti, le relazioni e gli interventi congressuali, persino singoli pensieri estrapolati da quei testi, per renderlo ancora attuale e moderno.


Un giorno parlerò di lui raccogliendo, in una sorta di pensiero unico e unitario, tanti suoi pensieri diversi e lontani nel tempo. Oggi, giorno della sua morte vera, ne ripropongo uno, forse il meno noto:


“A Presidente della Repubblica non ci si candida: si viene chiamati.”


Erano i tempi in cui tutti prevedevano la sua salita al Colle più alto di Roma. Lui era il più grande. Il migliore. Ma quella frase era una sorta di comandamento laico: le istituzioni vengono prima delle persone, e queste non devono impossessarsene per farne una cosa propria. Neppure con il più ampio consenso popolare, che è comunque delimitato proprio dalle istituzioni.


Sta anche qui la forza insuperabile della democrazia.

L’Italia, da parecchio tempo, ha dimenticato anche questo. E la sua democrazia, purtroppo, non soffre più soltanto di raffreddore. E non c’è più un uomo come Moro che possa salvarla, anche da solo.


Non c’è perché lo abbiamo dimenticato. E gli eredi di quel potere interno e sovranazionale che lo odiavano hanno fatto di tutto per cancellarlo.


Storia e psicologia, unite, insegnano che dimenticanza e cancellazione equivalgono a un vero assassinio.


Per questo Moro è morto oggi. Nell’ora che consegna la notte piena all’inizio del giorno.


L’abbiamo ucciso noi.


Franco Cimino

Notizie, Racconti, Realtà dalla Calabria e oltre

Un archivio poetico di attualità, memorie, gesti e racconti che attraversano il tempo e la terra.

UNO SGUARDO SULLA CALABRIA E SUL MONDO

UNO SGUARDO SULLA CALABRIA E SUL MONDO
TRA LE PIETRE ANTICHE IL VERDE INCONTAMINATO E IL RESPIRO DEL MARE

ITINERARI SUGGERITI

ITINERARI SUGGERITI
PERCORSI SUGGERITI

La Cucina Calabrese

La Cucina Calabrese
Tradizioni ... di necessità virtù

Posta

chi siamo

Dietro le quinte

Chi Siamo & i Nostri Ringraziamenti

Il blog "A ore 12" è, fin dal 2009, uno spazio di cultura libera, indipendente e aperto a tutti. Non accettiamo finanziamenti, sponsorizzazioni o pubblicità. Ogni pagina nasce unicamente dall'amore per la bellezza e dal desiderio di essere utili alla collettività.

Oggi facciamo un'eccezione alla nostra linea editoriale per fare spazio a chi, ogni giorno e spesso nell'ombra, mette il cuore per rendere possibile tutto questo.

⚙️

Grazie a Manuela, L'Anima Tecnica

Un abbraccio speciale va a Manuela, la mente generosa che cura volontariamente tutta la struttura grafica del blog. Con competenza e pazienza infinita, fa sì che il sito si rinnovi costantemente attraverso:

  • Consigli preziosi per rendere la lettura rilassante e piacevole.
  • Layout su misura per far fluire i testi in modo chiaro e accessibile.
  • Grafiche curate che valorizzano i contenuti con eleganza, senza cedere al clickbait.
✍️

La Nostra "Famiglia": Collaboratori e Amici

Un grazie a Mario e Valentina, custodi del nostro prezioso archivio fotografico. Accanto si muove una bellissima rete di menti brillanti che arricchisce le aree di Opinione, Dati e Divulgazione.

Il nostro grazie più sincero racchiuso in un caloroso abbraccio avvolgente va a:

  • I compagni di viaggio storici: che mettono la firma, il volto e il pensiero su riflessioni profonde legate a politica, sanità, territorio e arte.
  • Chi collabora in silenzio: amici che per motivi personali, professionali o pura discrezione preferiscono non apparire. Il loro dono di idee e dati è un pilastro invisibile ma fondamentale.

divulghiamo bellezza!

a ore 12 ...at 12 o'clock ... Siamo in cerca della tua bellezza. Cerchiamo il fermento vitale, l’entropia di chi produce cultura per puro amore. Che sia cinema, pittura, fotografia, musica o poesia, inviaci i tuoi sogni e una breve nota. Se leggeremo bellezza ed empatia, saremo felici di darti voce con una nostra recensione. Senza filtri, senza padroni e senza inganni: non chiediamo contributi, quote di iscrizione o costi di pubblicazione. È un servizio alla collettività, offerto con la gratuità di chi crede ancora nel valore della Bellezza.