Calabria, P. S. o Guardia Medica, dilemma inutile per chi sta male

 

Continuità territoriale… ma di cosa? 

Il diritto alla salute ridotto a una caccia al tesoro tra porte chiuse e fogli A4 stropicciati

 C’è un momento, nella vita di ogni cittadino, in cui capisce davvero quanto valga la sua salute per chi governa il territorio. Non serve un grande dramma, non serve un ricovero urgente. Basta un inciampo. Letteralmente.

 

Quello che mi è successo stamattina potrebbe capitare a chiunque: un banale infortunio mentre mi recavo al lavoro. Nulla di eroico, nulla di straordinario. Solo la vita reale, quella che non entra nei comunicati stampa, quella che non interessa ai tavoli istituzionali dove si discute di “continuità territoriale” come se fosse un concetto astratto, un mantra da ripetere per sentirsi virtuosi.

 Il fatto scatenante

Scendo dall’auto, faccio pochi passi e inciampo in una mattonella sconnessa. Mani escoriate, ginocchio gonfio, dolore crescente. I colleghi mi soccorrono, avviso l’azienda. Poi la domanda che ogni cittadino calabrese conosce fin troppo bene: che faccio?

Pronto soccorso? Tradotto: una giornata intera buttata in attesa. 

Guardia medica? Dovrebbe essere la soluzione logica. Dovrebbe.

La realtà: un pellegrinaggio sanitario.

Mi avvio verso Catanzaro Lido, tra traffico e lavori infiniti. Arrivo. Il portone della guardia medica è tappezzato di fogli A4 scritti a mano, male, in modo indecifrabile. Suono il campanello. Silenzio. Decifro i fogli: servizio non erogato.

Provo a Santa Maria. Altro traffico, altro caos. È martedì: mercato rionale. Parcheggio lontano, zoppico fino all’ingresso. Cancello serrato. Altri fogli. Anche questa chiusa.

E allora la domanda diventa un’altra: ma di quale continuità territoriale parlano?

Perché qui la continuità è solo una: quella delle porte chiuse.

Il paradosso politico:

Eppure, quando si tratta di ampliare figure politiche, incarichi, staff, consulenze, poltrone e sottopoltrone… i soldi si trovano. Sempre. Subito. Senza intoppi, senza fogli A4 scritti a mano, senza campanelli che non rispondono.

Per la salute dei cittadini, invece, resta un percorso a ostacoli degno di una sceneggiatura grottesca: 

- traffico 

- lavori infiniti 

- mercati rionali 

- porte sbarrate 

- cartelli improvvisati 

- servizi fantasma 

È questa la “continuità territoriale”? 

Una continuità di disservizi, di assenze, di vuoti istituzionali?


 La verità che nessuno vuole dire tranne chi è costretto.

La sanità pubblica non è più un diritto: è un terno al lotto. 

E chi governa il territorio sembra averlo accettato come fosse normale amministrazione.

Ma non è normale.  Non è accettabile.  Non è degno di una regione che pretende di parlare di sviluppo, di turismo, di rilancio.

Perché senza il diritto alla salute, tutto il resto è solo propaganda.

In Conclusione, Un inciampo può capitare a chiunque. Ma inciampare in un sistema sanitario che non risponde, quello sì che fa male. E non al ginocchio: alla dignità.

 

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