Lo sterminio di un Popolo

 LA VERGOGNA DI GAZA E L’IPOCRISIA DEI POTENTI VERI E FALSI, GIGANTI E NANI DI MORALITÀ 


Mentre l’uomo della “pace in ventiquattr’ore”, candidato al Nobel dall’uomo della guerra, gioca a Golf nelle sue ricche ed esclusive proprietà in Scozia, il suo amico Netanyahu, l’uomo che lo vuole a quel Nobel, continua a gettare bombe sulle città già rase al suolo e sulle terre già distrutte e bruciate di Gaza. 

E sulle tendopoli, dove a decine di migliaia vi sono i palestinesi, i poveri rifugiati scampati ai bombardamenti. Mentre ministri autorevoli e leader politici e religiosi della destra più estrema israeliana, ripetono che la volontà di Israele resta quella di cancellare i palestinesi e il loro diritto alla costituzione di uno Stato libero autonomo, indipendente, auspicabilmente democratico e sovrano, sul territorio che storicamente gli appartiene, venti paesi d’Europa(si badi non l’Europa come istituzioni unitaria), tra cui l’Italia, scoprono improvvisamente il massacro che si sta compiendo nell’insanguinata Striscia. Scoprono che in questo massacro, quotidianamente vengono uccise cento persone inermi. Di cui almeno la metà sono bambini. E firmano un documento di indignazione, ipocrisia massima nei confronti di quella drammatica e disumana situazione. Si indignano, vergogna per loro, dopo venti mesi di assedio dell’esercito più potente del mondo, armato fino ai denti, anche con le armi fornite ( ma chi le paga?) dagli americani e da molti paesi europei, tra cui l’Italia. Muovono le loro diplomazie, sempre educate e e raffinate nei modi( sic!), dopo che organismi internazionali, e non più solo Hamas, hanno contato finora cinquantottomila morti. Ma è facile pensare che siano molti di più. Quanti palestinesi dovranno ancora essere ammazzati per fermare la più orribile delle carneficine e per trasformare quella sterile indignazione in atti davvero concreti, che, partendo dalla netta condanna di Netanyahu (già accusato dalla Corte Penale di Strasburgo e dalla Corte Internazionale di Giustizia, con sede all’ONU, di crimini che vanno da quelli di guerra al genocidio), arrivi alla definitiva conferma del riconoscimento internazionale dello Stato Palestinese, nella terra già individuata dagli Accordi di Abramo del 13 agosto 2020? Quanti altri morti di donne e bambini si dovranno contare per registrare questa falsa guerra in genocidio? Ecco, genocidio, parola scandalosa. Noi l’abbiamo pronunciata è scritta più volte, e per primi, circa un anno fa. Parola, mai finora pronunciata da quegli stessi governi. Il disegno più becero di sterminare quell’intero popolo si sta completando con l’uso dell’arma più brutale, la fame. Il denutrimento di uomini e donne. E di bambini, i più esposti all’arma micidiale. Scorrono sui media e in rete, le foto di alcuni bambini ridotti pelle e ossa, cranio enorme rispetto a un corpicino piccolo ed esile. Tutto il mondo a commuoversi. Si piangerà per qualche giorno. I governi faranno dichiarazioni solenni, come quelle di ieri. Si prometteranno viveri che si faranno arrivare a destinazione, forse. E finalmente. Forse. Forse si farà una tregua. Per pochi giorni. Forse. Giusto il tempo di far riposare le armi più che i soldati. Poi, di certo, si tornerà a bombardare. A uccidere massacrando. A distruggere quella terra bella adagiata sul mare bellissimo. L’unica accortezza che sarà usata, utilmente dai due uomini di “pace”, l’americano e l’israeliano, è quella di avvertirli un attimo prima con l’ordine di evacuare la Striscia. Tutti fuori i pochi che saranno rimasti in vita. Non importa dove andranno e chi li accoglierà come nuovi servi e schiavi. Importa che al posto dei missili arrivino i soldi dei ricchi americani, compreso il capo sempre più ricco della Nazione, per trasformare la terra dei palestinesi in una ridente riviera per straricchi capitalisti, che la utilizzeranno per le proprie dorate vacanze e per nuovi affari. Tutto questo, sarà ancora chiamato l’atto legittimo, autorizzato e riconosciuto, dello Stato di Israele per vendicare la morte di mille coloni e il sequestro orribile di trecento israeliani, consumato dai feroci terroristi di Hamas nella tragica notte delle più crudeli violenze del 13 ottobre di venti mesi fa? E, ripeto, se la vita di un israeliano ne vale mille di quella dei palestinesi, siamo ancora nella stagione dei diritti e dell’etica, o non siamo già passati definitivamente a quella della barbarie? 

                                                                 Franco Cimino

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