America, Paese delle Libertà

 

LE GUERRE CHE NON CESSERANNO, LA TREGUA CHE NON ARRIVA, IL TEMPO CHE SU DI ESSE PASSA CON DOLORE E SANGUE. LA CANDIDATURA DI TRUMP AL NOBEL PER LA PACE

Di Franco Cimino 

La guerra sta per finire. La guerra finirà. E presto. Lo dice il nuovo padrone del mondo, il capo di quella nazione che del mondo, tra errori e contraddizioni, è stata però la guida. Anche attenta e “illuminata“. 

Un tempo terra di nuove frontiere. Un tempo avanguardia culturale, scientifica, artistica e di costume. Modello di tutto l’Occidente, che sotto la sua egida si è evoluto, di certo trasformato. Positivamente omologato da sé stesso all’interno di una cultura unitaria e nello stesso tempo diversificata e articolata in decine di modelli originali e nazionali. L’America, il Paese della Libertà vera. Custodita in una Democrazia, avanzata e sicura. Modello per le altre democrazie. L’America, garanzia e sicurezza per tutti i paesi suoi alleati. Da lei protetti da ogni pericolo che li minacciasse. Anche solo di poco. 

Quest’America, non esiste più. Per il momento. Per questo tempo. Al suo posto una Nazione ricca e potente, che mette sé stessa non solo al primo posto. Ma all’unico posto nel mondo, nel quale vuole che esista solo lei. I suoi interessi e i suoi affari. Un Paese che cessa di essere guida e amica di popoli e nazioni, per cercare in quei popoli e in quelle nazioni, tutti “conflittuelizzati”, le ragioni per realizzare i propri interessi. Che nell’America nuova, quella che ha sostituito valori universali con una concezione economicistica del suo essere e del suo relazionarsi con l’intero pianeta, rappresentano la ragione prima del suo agire. Non più alleanze, amicali e politiche, ma società economiche. Non più azioni alte e visione profonde, ma società per azioni. Azioni politiche per fare affarri. E affari non con, ma contro gli altri. Vedi la guerra sui dazi. Per impoverirli, magari fregandoli o derubarli. E per accrescere la propria ricchezza con la quale aumentare a dismisura il proprio potere politico e militare. Soldi e affari, armi e potere per spaventare i riottosi. Per minacciare chi non ci sta a questo nuovo ordine mondiale, nel quale sia operante solo un rapporto, giammai paritario, solo con due altri paesi forti, autoritari. E comandati da due capi che della democrazia non conoscono neppure il significato. La Russia di Putin e la Cina di Xi Jinping. Gli altri non esistono. Vanno colpiti subito. La prima è l’Europa, come entità unitaria e autonoma. Al suo posto singoli Stati nazionali, con i quali realizzare, se staranno buoni e disciplinati, accordi bilaterali. A tutto vantaggio americano, che loro concederebbe piccole mance e qualche invito alla residenza di MaraLago per un po’ di propaganda di tipo elettorale. La guerra finirà nel presto imprecisato. Sarebbe dovuta, promessa elettorale del Tycoon, in un solo giorno. Da quello ne sono passati centonovantasette. Per un totale di quattromilasettecentoventotto ore, partecipando, nelle ultime duecento, direttamente alla guerra bombardando siti strategici iraniani in territori dell’Iran. La guerra finirà. Ma non oggi. Non domani. E neppure tra qualche settimana. Finirà solo quando la guerra avrà deciso sulla guerra. Essa si fermerà, lo ripeto fino alla noia, solo quando non vi sarà più nulla da bombardare. Non quando finiranno le bombe, che ne nascono a ritmo ininterrotto. Finirà quando non vi sarà più nulla da distruggere. Né case, né ponti, né ferrovie e aeroporti, né scuole ed ospedali, né chiese e biblioteche. Nulla da bruciare, né terre, né grano, né alberi da frutto. Neppure l’ultimo libro, cui idealmente ancora si dà la caccia se quel libro conserva la storia di un popolo che si vuole completamente cancellare. La guerra finirà quando non avrà più nulla da fare. Andrà in ozio, non a riposare, ché la guerra non si stanca mai e non riposa. Si fermerà la guerra, quando avrà compiuto pienamente il suo piacevole “ dovere”, ammazzare gli esseri umani. Indiscriminatamente. Essa godrà, come nel più alto giubili, solo quando avrà uccido la Vita. Ovunque essa batta di vita. Specialmente, se è quella dei bambini e dei deboli. Dei vecchi e delle donne, assai di più. Questo motivo lo spiega la guerra stessa quando si mette totalmente al servizio di folli “genocidiari. La gioia di ammazzare i vecchi, tutti e le donne, tutte, sta in una logica incontrastabile. I vecchi, perché non raccontìni ai bambini, che diventeranno giovani, la storia del loro paese e del loro popolo, e non tramandino la cultura che ne conserva i valori e i principi d’identità collettiva. Le donne, perché non procreino più. E non nasca dal loro ventre un’altra sola vita. La guerra finirà da sé stessa, senza mai sparire dalla scena. Se ne andrà quatta quatta, quasi educata come la più educata collegiale. Si metterà all’angolo. Da cui guarderà attenta. E poter intervenire all’istante quando i folli, i servitori della guerra, gli ingordi utilizzatori, la reclameranno. La chiamano “tregua”, questo breve tempo d’attesa. La guerra sa che non solo è un tempo incerto. Incerto, se inizierà. Incerto, il giorno in cui inizierà. Incerto, quanto durerà. Incerto, per tutti noi, povericristi, che siamo indifferenti alla guerra degli altri. E stupidi, o instupiditi come siamo, a non capire che ogni conflitto, anche il più piccolo e il più lontano, lo paghiamo tutti. Come già lo stiamo pagando. E pesantemente, secondo l’altra regola della guerra. Quella che da essa crescerà e si diffonderà, la povertà. Ovunque. Come sta già avvenendo, dazi americani a prescindere. Oggi, in queste ore, nei comodi salotti dei palazzi e delle case, anche di bianco colorate, gli “ eroi” di cartapesta che le guerre le ordinano, le fanno, le sostengono, le promettono, stanno “ sudando sangue” per realizzare, pensate un po’ e tenetevi forti, una tregua. Nello sterminio di Gaza. Nelle rovine di Kiev. Intanto, Putin continua a bombardare anche le città e gli obiettivi civili, palazzi e scuole e ospedali, in primis. Si discute di sospensione degli attacchi. Intanto, Netanyahu continua a lanciare missili dall’alto e a mitragliare dal basso, palestinesi inermi. Ancora i preferiti, donne, vecchi, bambini. Si attaccano ancora i campi profughi. E si gettano bombe sulle tende, sotto le quali dal fuoco di questo sole tentano di ripararsi i più deboli. La stessa identica “ mirabile azione”, nei pochi stretti luoghi in cui associazione equivoche distribuiscono il poco cibo, che l’esercito israeliano fa arrivare. Veder morire quei povericristi mentre tra la calca cercano cibo e non far nulla, anche solo uscire sul balcone di casa per urlare, è una vergogna incancellabile sulla coscienza di ciascuno di noi. 

La tregua ci sarà. E non è per propedeutica volontà alla cessazione della guerra. La tregua ci sarà, per preventiva rassegnazione di chi, non avendo più forze, e militari e umane, non sa ancora come arrendersi. Subito dopo la guerra finirà. Per decisione della guerra. E per la gioia, materialmente producente, di chi la guerra la vincerà. Per averla cercata. Voluta. Praticata. Per le orribili ragioni, che hanno mossi gli egoisti signori dell’odio e della rapina. Di terre. E di vita. Indignarsi per tutto questo inferno? Magari, nella civile e democratica Europa o nella cattolicissima Italia? Ma dove? Ma chi, se non ci si affaccia dalla finestra per ridere o urlare alla notizia, ben televisimente diffusa, della proposta da parte di un cultore della guerra, di assegnazione del premio Nobel per la Pace, a un signore, che la “guerra”, anche come concetto di risoluzione di controversie o imposizione capricciosa della propria volontà, la pratica quotidianamente. E pure con il postino, cui consegna le lettere di pace e di amicizia, che invia ai paesi che hanno rapporti commerciali con il suo. 

                                                                                    Franco Cimino

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