CAROSELLO

Lezioni sporche da un mondo più pulito

Nella Calabria rurale "a vrodata" non era folklore ma ingegneria domestica: oggi la guardiamo con disgusto, allora era economia reale. E forse il vero spreco contemporaneo è non capire più il senso delle cose.

A vrodata e altre verità che oggi non reggeremmo

C’è un termine che manda in tilt chi è cresciuto tra centri commerciali e detersivi “al profumo di alba nordica”: "a vrodata". Per molti suona come una malattia medievale, invece era semplicemente l’acqua sporca dei piatti — senza sapone — riciclata come pasto per i maiali. Una pratica che oggi farebbe svenire mezzo Instagram, ma che allora era pura ingegneria domestica.

Perché non si usava il detersivo? Perché il maiale non digerisce il “limone artico concentrato”. E soprattutto perché il detersivo costava. Fine della poesia.

La campagna funzionava così: niente sprechi, niente illusioni, niente “lifestyle”. Ogni cosa aveva un destino, e quel destino non prevedeva la pattumiera differenziata. La sbobba era proteina, il maiale era banca, frigorifero, assicurazione sulla vita. Altro che “economia circolare”: quella era economia e basta.

Oggi, se racconti che si lavavano i piatti con l’acqua di cottura, qualcuno ti guarda come se stessi confessando un crimine contro l’umanità. Eppure la vera barbarie è l’idea moderna che tutto si risolva comprando qualcosa. Allora si risolveva facendo qualcosa. E spesso facendo qualcosa di scomodo.

La vita in campagna non era un presepe vivente, ma un manuale di sopravvivenza. Nessuno si chiedeva se fosse “sostenibile”: lo era per forza. Non per virtù, ma per necessità. E la necessità, si sa, non ha tempo per i sentimentalismi.

Il paradosso è che oggi celebriamo la “cucina povera” nei ristoranti gourmet, ma se ci trovassimo davanti una pentola di vrodata scapperemmo in direzione opposta. Ci piace l’idea della povertà, purché sia filtrata, sterilizzata, impiattata. La realtà, invece, puzzava. E funzionava.

Raccontare a vrodata significa ricordare che la campagna non era un luogo magico, ma un sistema spietato e intelligente. Dove ogni gesto aveva un senso, e nessuno si permetteva di buttar via ciò che poteva ancora servire. Oggi, invece, buttiamo via tutto: oggetti, cibo, memoria, perfino il buon senso.

Forse è questo il punto: non abbiamo perso le tradizioni, abbiamo perso la capacità di capire perché esistevano. E senza quella capacità, anche la vrodata diventa folklore da museo. Quando invece era una lezione di economia reale, di dignità materiale, di sopravvivenza quotidiana.

Una lezione che oggi farebbe comodo a molti, ma che pochi avrebbero il coraggio di guardare in faccia. Perché la verità, come la vrodata, non profuma di niente. Eppure nutre.




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