di mario iannino
C'era una volta. Così iniziano le favole. Oggi, però, voglio parlare di uno spaccato di vita reale, non romanzata, forse un po', quel tanto che basta per riandare con la mente indietro nel tempo. Un'era non giurassica e neppure molto lontana, quando i valori, prima che sacramenti impartiti dagli officianti e dalle leggi, erano questioni morali cresciuti e alimentati con il latte materno. E le azioni, gravidi d'empatia forgiavano le menti di sentimenti sentiti quotidianamente. Esempi Granitici. Tenacemente vividi. Sentinelle che sapevano come squarciare le ragnatele intessute dal tarlo dubbioso e passare oltre. Camminare insieme, mano nella mano per alimentare la fiaccola e dissipare le ombre scaturite dalle inconsistenti gelosie patologiche che minano l'unione tra due persone e indiriźare i propri passi verso l'altare coerente dell'eterno: finché morte non separi, e anche oltre, rendendo l'unione un evento unico e indissolubile.
Ecco, la storia che segue è testimonianza di una unione singolare ma non unica per le generazioni di quei tempi.
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"Nodi indissolubili. t.m. m.iannino" |
Una storia d’amore desueta per i tempi che viviamo. Appunto! Una favola
d’altri tempi, potremmo dire. Un’esperienza intima non sbandierata e messa a
nudo sui social senza ritegno, enfatizzata per magnificare rapporti di qualche
mese e, bene che vada, di qualche anno.
La storia odierna, che ci accingiamo a scrivere, è vissuta appieno al riparo da occhi e orecchie indiscrete, è uno spaccato di vita vera. I protagonisti sono un uomo e una donna che si sono incontrati per caso. Lui, come accade nelle storie d'amore degne di nota, rimane folgorato dalla bellezza tutta acqua e sapone di lei. L’ha intravista casualmente per le strade di Mileto mentre andava a spicciare una commissione per la madre. D’istinto la segue, con discrezione, fin nei pressi di casa. Vede dove abita e dopo qualche giorno di sguardi corrisposti e attese, si veste di coraggio e va a bussare alla porta di casa.
“Buongiorno, mi chiamo Gabriele, voi siete la mamma di Maria?... lavoro qui da qualche giorno e ho notato vostra figlia se non avete niente in contrario mi farebbe piacere conoscerla. Ho intenzioni serie e vorrei prenderla in moglie ... non subito ... prima dobbiamo conoscerci perché se a lei e a voi non vi garbo ...”. Immagino lo stato d'animo del giovane.
Posso immaginare anche l’espressione di nonna Agata, una donna d’altri tempi davvero, forte e dura che non lasciava trapelare i propri sentimenti ma con un cuore di burro. Di sicuro, dopo averlo fatto entrare avrà iniziato a ispezionarlo dalla testa ai piedi. Si sarà chiesta: ma questo giovinotto Avrà davvero intenzioni serie o vuole solo passare il tempo? Angelo, tu che dici? Avrà senz'altro chiesto al marito. Che dici gli diamo fiducia? Vabbe' porta i tuoi genitori che dopo vediamo.
E lui, che si trovava lì in trasferta, quella domenica non rientrò a casa. Rimase lì, nel suo vestito
nuovo e chissà quante volte avrà ripetuto le “dichiarazioni d’amore”, la prima
per fare bella impressione alla futura suocera e l’altra, la più importante per
impressionare lei che l’aveva fulminato al primo sguardo.
Gabriele portò i genitori, come richiesto dalla famiglia di lei, secondo i canoni del tempo.
Ma un amore fatto di attese e sguardi sotto la vigile presenza
della madre non poteva durare all’infinito. Senza contare la distanza tra le loro residenze abituali.
Gli appuntamenti fuori casa, nemmeno a pensarci! non esistevano! fatta salva la
commissione sporadica e frettolosa, magari con il paggetto che faceva da
deterrente alle comprensibili effusioni tra innamorati. Il piccolo o la piccola
di casa aveva questo ruolo, doveva essere l’ombra attaccata alla gonnella della
fanciulla innamorata per mantenere alto l’onore della famiglia e della ragazza
che doveva arrivare illibata all’altare.
Una di quelle storie, insomma, dal profumo di violette fatto in casa
con acqua distillata e fiorellini di campo lasciati a macerare per qualche
giorno nell’alcool come si usava negli anni ’50.
Il corredo era pronto. Lenzuola e asciugamani, tessuti
anzitempo al telaio dalla zia Nuzza, ricamati sull’uscio di casa nelle giornate
assolate dalle donne della famiglia sedute su sedioline impagliate. Il tutto
riposto nella cassapanca con mazzetti di lavanda.
Il tempo della trasferta, durato qualche mese, si è esaurito
e Gabriele deve rientrare a Catanzaro. Ora, immaginiamo di essere nella
preistoria delle comunicazioni: niente telefono in casa, niente telefonino,
internet, video messaggi, email o chiamate WhatsApp, Facebook e men che meno
minuti illimitati come ora ma solo il telefono pubblico dal costo proibitivo.
Decidono di convolare a nozze. Maria e Gabriele, appena sposati risiedono a
Catanzaro in una casa senza tante pretese in zona stadio. Nel 1950 arriva il
primo dei cinque figli a coronare l’amore tra i due. E lui, instancabile lavoratore,
decide di lavorare di più del dovuto e chiede di essere inserito nelle squadre
degli straordinari e del cottimo. Non vuole che manchi nulla in famiglia! È uno
stacanovista e per la sua determinazione e dedizione ottiene la nomina di Maestro del lavoro.
Gabriele lavorava fuori e Maria dentro casa. Ognuno con il saper
fare dettato dall’esigenza dei tempi tirano la carretta, come si suole dire. A fine
mese, tutti i mesi Gabriele, consegna a Maria lo stipendio tenendo per sé solo i soldi per
le sigarette e qualche caffè con gli amici al circolo.
Tra alti e bassi, come in tutte le case, la vita scorre. E nel frattempo la famiglia cresce. Preoccupazioni. Impegni economici. Tasse per lo studio. Ogni ostacolo è superato!
Finalmente arriva il periodo della pensione per Gabriele che, purtroppo, però non gode a lungo. E dopo due anni, Gabriele lascia il corpo terreno minato da una malattia cronicizzata con la quale, paziente, fino a quel momento riuscì a contenere e vivere allietato dalla nascita dei nipoti. E dalla passione per la squadra del cuore: il Catanzaro! "Massimu' ti porto allo stadio a patto che tu grida sempre forza Catanzaro! Forte forte e se segniamo ti compro le noccioline ...". Questo il patto tra nonno e nipote che non ha mai smesso di tifare per il Catanzaro.
Maria soffre la sua assenza. Ma lo sente vicino, è vivo
nella sua mente. Ancora adesso. E Gabriele, lo sposo fedele che non l'hamai abbandonata, è con noi a festeggiare i
100 anni di quella ragazzina incontrata per caso a Mileto che gli ha donato
fiducia sempre, fedeltà, amore e prole.
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