Riflessioni di un vecchio comunista

di Nicola Sabatino Ventura


 8 MARZO: GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA

Ogni anno in questo giorno, l’8 di marzo, le donne, ma anche gli uomini più emancipati in sensibilità per le uguaglianze, in questo caso per la parità di genere, ripropongono le rivendicazioni che riguardano il riscatto civile e sociale della donna. Ma come nel 1917 in Russia, a san Pietroburgo (le donne chiedevano la fine della guerra, oggi sono impegnate nella stessa richiesta mai da tantissimi anni l’8 marzo ha avuto all’ordine del giorno la invocazione della fine di tutte le guerre).



Nel 1921, durante la Seconda Conferenza Internazionale delle donne comuniste che si svolse a Mosca, fu deciso che l’8 marzo diventasse la Giornata Internazionale dell’Operaia.

La data dell’8 marzo non fu involontaria, ricorda una sciagura accaduta nel 1908, che avrebbe avuto vittime le operaie dell’industria tessile Cotton di New York morte in un incendio. Ma non è la verità, si confonde quell’incendio con un altro del 1911 in cui sono state vittime molte donne.


Oggi, in questo primo secolo del nuovo millennio continuiamo a registrare gravi violenze e soprusi verso le donne. In Europa, vedi Italia, sicuramente negli ultimi 80 anni le condizioni delle donne sono notevolmente migliorate. La legislazione ha praticamente eliminato le disparità di genere. Ma non totalmente; soprattutto sul piano attuativo registriamo continue violazione alla parità con l’uomo. Oggi, pertanto, si richiede un nuovo e straordinario impegno per riconquistare e conquistare il diritto alla parità. Le forze politiche progressiste, le organizzazioni sindacali, gli intellettuali illuminati, le forze sociali e culturali più avanzate nelle proposte di uguaglianza, ma anche la parte della Chiesa che si richiama alla dottrina sociale, dovranno, in questo momento di oscurantismo della destra più regressiva, realizzare un particolare e nuovo impegno a sostegno delle legittime rivendicazioni delle donne.


Si pone, necessario ed urgente, anche un rinnovato impegno delle Istituzioni Internazionali a favore del riscatto di tante milioni donne private, in vaste aree del mondo, dai più elementari diritti.


Torno in Italia, in Calabria, alla mia Catanzaro per richiamare l’attenzione sullo stato del mondo del lavoro delle donne.

La percentuale delle donne che svolge un lavoro precario si attesta a oltre il 50%. Le lavoratrici sfruttate è di almeno il 20% in più degli uomini.

Il lavoro sottopagato riguarda le donne che prevalentemente lavorano nel settore delle pulizie, della ristorazione, della cura, dell’assistenza familiare, nei servizi. In Italia, in generale, dagli ultimi resoconti dell’INPS c’è un divario salariale medio del 20% tra uomini e donne, nel Sud è ancora più accentuato. Molte sono le donne in povertà e a rischio povertà.


Le donne, in media percepiscono pensioni più basse del 27% rispetto agli uomini (conseguenza delle disuguaglianze salariali).

Sarebbe opportuno ed urgente che l’Amministrazione Comunale di Catanzaro promuovesse un’indagine per accertare le condizioni delle donne lavoratrici (economiche, dell’orario, dell’ambiente, della prevenzione, del nucleo familiare, ecc.).


Da questa Giornata Internazionale della Donna, dovrà partire, mi piacerebbe se dalla Calabria, un grande e nuovo movimento delle donne: quando sono scese in campo le donne, la storia insegna, il mondo ha sempre fatto passi avanti sulla strada del progresso.

Ritengo di riportare in questa mia nota, forse è la cosa che ci tengo di più, qualche frase di alcuni prestigiosi esponenti della politica e della cultura di un po' di anni fa: esprimono la qualità che, spesso, oggi, manca.


L’art. 3 della Costituzione ebbe la stesura definitiva: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politiche, di condizioni personali e sociali”, grazie alla senatrice Lina Merlin che si batté perché fosse inserita la specifica, senza distinzione di sesso. Riporto uno stralcio del suo intervento durante i lavori della Costituente.

“Onorevoli colleghi […] molti di voi sono insigni giuristi e io no, però conosco la storia. Nel 1789 furono solennemente proclamati in Francia i diritti dell’uomo e del cittadino […] proclamazione che, in pratica, fu solo platonica, perché cittadino è considerato solo l’uomo in calzoni, e non le donne, anche se oggi la moda consente loro di portare i calzoni. Insisto sul mio emendamento anche in vista degli sviluppi d’ordine legislativo che ne seguiranno”.


Tina Anselmi: ”La nostra storia ci dovrebbe insegnare che la democrazia è un bene delicato, fragile, deperibile, una pianta che attecchisce solo in certi terreni, precedentemente concimati, attraverso la responsabilità di tutto un popolo. Dovremmo riflettere sul fatto che la democrazia non è solo libere elezioni, non è solo progresso economico. È giustizia, è rispetto della dignità umana, dei diritti delle donne. È tranquillità per i vecchi e speranza per i figli. È pace.”

“Le donne sono la grande forza del mondo moderno. E chi non lo vede, non capisce i termini del mondo moderno” Nilde Iotti.

“Le donne che hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di mostrare nulla, se non la loro intelligenza”. Rita Levi Montalcini


“Non è libero l’uomo che opprime la donna” Enrico Berlinguer.

Concludo, offrendo al disprezzo di chi legge quanto ha scritto sulla prima pagina del quotidiano Libero, riferendosi alla Presidente della Camera dei Deputati, On. Nilde Iotti, nel 2019 il giornalista Giorgio Carbone. Giorgio carbone è un autorevole intellettuale della destra che oggi governa l’Italia.

“Era facile amarla perché era una bella emiliana simpatica e prosperosa come lo sanno essere le donne emiliane. Grande in cucina e grande a letto. Il massimo che in Emilia si chiede a una donna”.

08 marzo 2025

                                                                         Sabatino Nicola ventura


P.S. Quando seppero che Luigi Longo, l’8 marzo del 1946, voleva regalare delle violette alle compagne di partito, Teresita Mattei e Rita Montagnana gli suggerirono un fiore più povero, più diffuso, che fiorisce nei primi giorni di marzo, non ha un costo eccessivo ed è alla portata di tutti: la mimosa. 



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