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Ieri come adesso: il potere logora chi non ce l'ha! La croce non era solo legno: era potere, paura e tortura Immagino una collina polverosa, il sole che brucia la pelle, l’odore acre del sangue e della polvere. Tre croci svettano contro il cielo, e su quella centrale non c’è un ladro, né un assassino. C’è un uomo che ha parlato troppo. Troppo di giustizia, troppo di amore, troppo di verità. Gesù di Nazaret non fu crocifisso per aver rubato o ucciso. Fu crocifisso perché era pericoloso. Perché muoveva le folle. Perché metteva in crisi l’equilibrio tra potere religioso e potere imperiale. E quando il popolo fu chiamato a scegliere, preferì Barabba — un criminale noto — all’uomo che parlava di libertà interiore. Ma cosa significava davvero morire in croce? La scienza della tortura La crocifissione romana era una macchina di dolore. Prima la flagellazione: il flagrum , un frustino con punte metalliche, strappava la pelle e apriva le carni. Poi il trasporto del patib...
Perché? Perché accadono certi fatti che potrebbero essere evitati con un minimo di buon senso? Perché si lasciano morire in mare persone innocenti che hanno la colpa di essere nati in paesi poveri?
La factory. nella vecchia fattoria 🐓 C'è sempre un leader di tutto rispetto in ogni branco. Il leader non deve essere per forza bello alto e vigoroso. In alcune comunità, per esempio, è la femmina che detta le leggi e le priorità a cui ogni componente deve sottomettersi se vuole vivere lì, insieme agli altri e fare parte del branco. Il carattere, cioè l'insieme psichico-intellettivo e la prontezza nel trovare soluzioni utili alla sopravvivenza determinano la personalità e quindi la supremazia che fanno dell'individuo comune il capo indiscusso del branco. La determinazione con cui il leader riesce a mettere in atto le strategie per tutelare se stesso e il branco formano il carattere, il carisma che, associato alla forza fisica quando c'è non guasta, del condottiero. Questi presupposti formano imperi abbastanza stabili fintantoché non arriva qualcuno più giovane e scaltro a squinternare l'ordine precostituito e spodestare i reggenti ff. L'esigenza uti...
Mi è stato sempre detto e insegnato che quando si fa una cosa buona e si è altruisti non necessariamente si deve sbandierare quanto fatto perché il bene non ha bisogno di pubblicità. Sei in pace per quello che hai fatto? ok. Tanto basta! Il seme è stato gettato. Ma ... Pare che ormai questi insegnamenti non siano più di moda. La rete cattura le menti. Imprigiona e uniforma i concetti in un semplice click. E se i like sono numerosi significa, sempre secondo l'attuale concetto webiano, che si è di tendenza, che hai raggiunto l'obbiettivo. Ritieniti soddisfatto/a almeno per 5' fino a quando un tuo contatto non ti supera. Sui social media si fa presto a indignarsi, stupirsi, strapparsi le vesti, essere buonisti e una volta off line ringhiare sonori vaffanculo a chi taglia la strada e non da la precedenza. Chissà, forse è la stessa persona che un attimo prima ci ha fatto commuovere e messo un like con tanti cuoricini. I collezionisti di like ci sanno fare....
Chi siamo
A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori.
Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente.
La nostra linea è semplice:
nessuna pubblicità
nessun sensazionalismo
nessuna retorica
massima cura per le parole e per le persone
Promuoviamo la bellezza.
Crediamo nella conoscenza condivisa, nella narrazione etica, nella forza delle comunità.
A ore 12 è un luogo aperto: un invito a leggere, pensare, partecipare. A ore 12 è un laboratorio di sguardi.
Una comunità che cresce attraverso le storie che decide di raccontare.
Le voci che entrano qui costruiscono, giorno dopo giorno, la Calabria.
E con essa il mondo, la società, il futuro che vogliamo vedere.