FACCIAMO SILENZIO E CHIAMIAMOLO SOLO FRANCESCO
Sss, facciamo silenzio! Almeno oggi. Non parliamo. Neppure una parola. Non guardiamo dal buco della serratura. Cosenza è lontana. Oggi, più di ieri. Lontanissima da tutto il resto del mondo. Sss, restiamo muti. Ché c’è un dolore sordo che urla tutto quello della somma di ogni dolore.
Cosenza è vicina. Vicinissima a ogni luogo in cui quel dolore, e tutti i dolori del mondo, si sentono. È morto Francesco. Aveva …Che importa quanti anni avesse! È un figlio, quel figlio. Ha l’età di ciascuno dei nostri figli. “ È morto perché…” Che importa di come sia morto? Che importa a noi, dico. “ Studiava. Era laureato con lode. Iniziava con merito la carriera universitaria…” Cosa cambiano queste notizie? Tutti i nostri figli, i figli del mondo, hanno grandi qualità per cui dovrebbero vivere centotrent’anni. Di loro è la vita. Per loro è stato creato il mondo. Nelle loro mani sarà protetto. Difeso da noi che non l’abbiano voluto difendere da noi stessi. Dalle nostre pigrizie. Dalla nostra ignoranza. Dalla nostra stupidità. Era bellissimo, Francesco. Sì, lo era. Tutti i figli, lo sono. Mica abbiamo le loro foto nel nostro soggiorno! Sono belli, perché sono figli della Vita. Sono la Vita. E la vita hanno dentro. In petto. Dove batte il cuore. Nel corpo, dove scorre il sangue. Nella mente, dove partoriscono le idee. E negli occhi, che fotografano la Bellezza. E ce la portano quando guardano i nostri occhi “ malati” di miopia. Velati di mille cataratte. Difettosi di quella presbiopia, che non ci fa leggere neppure una poesia. La loro, dei nostri figli. Che scrivono poesie, che non lèggiamo mai. Che importa come sia morto Francesco! I figli muoiono sempre allo stesso modo. A letto, in strada, in mare. Muoiono sempre volando. Non cadono da alcuna altezza. Volano e non rovinano. Iniziano sempre, i nostri figli, a salire, nuvola per nuvola, bianca, il Cielo. Un poco più in là, ci sono milioni di figli, bellissimi, che li vengono a prendere. Per accompagnarli in un posto magnifico. Di Libertà. Di Pace. Di verità. Di Bellezza infinita. Che la loro comprende. Sss, silenzio. Oggi, facciamo silenzio. Non diciamo parole, che disturbano il volo dei nostri figli. Francesco è andato via. Lasciamolo andare. E non chiamiamolo per cognome. A lui non importa. Perché dovrebbe interessare a noi? Ché un dolore di un padre è più forte, se è persona importante? E commuove maggiormente se ha parenti ancora più “ pesanti”? Francesco è figlio nostro. Non solo oggi. Lo era prima, quando siamo stati lontani o vicini ai nostri figli. E quel padre, siamo noi. Con tutta la grandezza debolezza, l’eroismo e la fragilità, del padre che siamo. Sss, silenzio. Facciamo silenzio. Il padre di Francesco, non vuole sentire rumore. Sta parlando al figlio.
Franco Cimino
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