Conflitti, di iteressi

 LA GENTE MUORE. IN UCRAINA E NON SOLO. UN POPOLO STA SCOMPARENDO, A GAZA. E LORO SI TELEFONANO TRA “LORO”. 



Giorgia Meloni, una conferenza stampa, ieri, per comunicare che ha telefonato a Trump. Non ha detto, però, del tempo di durata della telefonata. Facile immaginare che sia stata breve, per le numerose chiamate(forse cinquanta da ciò che viene filtrato dalla Casa Bianca),che il presidente degli Stati Uniti dice di aver avuto nella sola giornata di ieri. 




E telefonata fu, tre giorni fa, quella che il potente americano ha scambiato con Putin, il potente russo. Mentre, telefonata promessa è quella che i due potenti vorrebbero fare al Papa. Questo nuovo, Pio XIV, chè quello “vecchio”, Francesco, aveva un più vecchio di lui cellulare e la linea non si prendeva. Una telefonata al giorno se non leva il medico di torno, leva, di certo, il fastidio di cessare il fuoco nelle terre bombardate ininterrottamente da anni. Torna alla memoria dei meno giovani quello spot televisivo di successo in cui l’attore Massimo Lopez, per la propaganda di una compagnia telefonica, recitava benissimo il comico personaggio di un condannato a morte, che, davanti al plotone d’esecuzione, riceve una telefonata che gli salva la vita. Come sarebbe bello che, più seriamente nello scenario tragico delle guerre, tutte quelle telefonate salvassero le vite delle persone! In particolare, degli innocenti, donne e vecchi e bambini. Almeno, quella dei bambini. Sono finora più di ventimila i minori uccisi sotto il fuoco di Netanyahu nella Striscia di Gaza, dicono le autorità internazionali proprio ventimila. Non ancora calcolabile, il numero degli ucraini assassinati dal dittatore russo. Che, va ricordato, ad inizio della sua aggressione all’Ucraina, ha rapito non si sa quante migliaia di bambini molto piccoli, strappandoli dalle braccia delle mamme ucraine. Dico di più, se una di queste telefonate salvasse una sola vita, sarebbe fatto assai utile. Quasi significativo della bontà del “ telefono”. E, però, le telefonate, queste della tragicommedia sul palcoscenico dell’ipocrisia dei potenti nel cinismo del potere, uccidono la vita. Di persone. Delle terre. Della speranza. Più telefonate, più morti. Più tempo al telefono più morti, a centinaia al giorno. Ogni telefonata fatta, annunciata, promessa, è tempo impiegato da Netanyahu e Putin per continuare a colpire. A bombardare. A sterminare e massacrare. A distruggere. Ad occupare sempre più territori. Ogni telefonata allunga la morte. E la crudeltà che l’accompagna, quando la morte è la più ingiusta e criminale, se è morte per fame e per sete, per stenti sulla degradazione quotidiana del corpo e dello spirito di esseri umani incolpevoli. Ché un essere umano non è mai colpevole di essere nato. Di essere nato in un posto e in un tempo. Di voler vivere nella terra dei padri, la terra loro. Di ciascuno di loro. E del popolo, che uomini e donne uniti dagli stessi valori e dalla stessa cultura formano. Per farsi nazione. E patria. E Stato, libero, autonomo, indipendente. Sovrano. Sicuro all’interno di un territorio inviolabile. Da una terra, che, anche simbolicamente, è carne viva, anima tesa, memoria e storia di un popolo. Ciò che più amaramente sorprende di questo intenso traffico telefonico, è la telefonata che manca. Tutti telefonano a Zelensky. Tanti vorrebbero telefonare a Trump. Questi, che telefona a tutti. E tutti che sognano il privilegio che ha Giorgia Meloni di chiamare a giorni alterni, sembrerebbe, il Pontefice. Ma manca una telefonata. Una sola. Quella! Chiamare Netanyahu, il carnefice dimentico dell’orrore perpetrato dal nazi-fascismo contro gli ebrei in quanto ebrei. Uomini e donne appartenenti a una religione, una cultura, una storia, esaltanti e di grande valore umano e religioso. Chiamarlo per “ ordinargli “ di smetterla immediatamente di torcere anche un solo capello a un solo bambino palestinese. Ordinargli di interrompere adesso l’orrore di tenere ancora bloccati migliaia di camion, che portano viveri e medicinali a ciò che resta di un popolo, ormai destinato a morire. Come esseri umani indifesi e incolpevoli. E come popolo. Una sola telefonata per dirgli che l’accusa della Corte Penale Europea per accertati enormi crimini di guerra e di violazione del Diritto Internazionale, è nulla difronte alla quasi un’anima condanna del mondo. Che a causa sua sta confondendo la sua personale tirannia e quella del suo governo di cultura autoritaria e militarista, con il nobile Israele, paese colto e democratico. Paese, che nel suo seno conserva ancora le urla e le figure tragiche dei sei milioni di ebrei resi polvere nel vento, non solo da un pazzo criminale sostenuto da un altro pazzo come lui. Ma da un’idea del mondo, in cui vi sia nuovamente la violenta supremazia di un potere ristretto, che decida chi sia degno di essere considerato uomo o popolo o paese con diritto alla vita. Una telefonata soltanto, stasera, per dirgli che se non cesserà immediatamente questo sterminio, a cui daremo domani il nome che gli è proprio, i rappresentanti dell’Umanità che vuol restare umana, andrà a prenderlo nel suo ufficio di Tel Aviv per consegnarlo al processo del tribunale internazionale. E a quello della storia. La soglia dell’orrore è ormai superata. Di là da questa, c’è la paura di essere uomini

                                              Franco Cimino

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