Trump il bullo, Netanyahu il sanguinario e noi

 


“U voi chjiama cornutu u ciucciu”.

Il bue chiama cornuti l'asino. Da noi diciamo così quando qualcuno accusa un altro delle proprie pecche e proietta la cattiveria perpetrata sugli innocenti con disonestà intellettuale confidando nell'indolenza collettiva.

È quanto sta facendo e dicendo il bullo per eccezione dopo avere bombardato pseudo siti atomici in Iran.

È una narrazione vecchia, già sfruttata con eccessiva arroganza dai camaleontici burattinai negli anni precedenti e che hanno cagionato risultati nefasti nei Paesi assaliti e nel mondo.

Esportare la democrazia con l’uso della forza armata è da folli. Ma lo sappiamo, è una scusa per potersi impossessare di territori e ricchezze altrui.

Libia. Ucraina. E per ultimo, l’esilarante cambio di nome imposto dal solito bullo che pretende di annettere il Canada e l’Alaska all’America e sempre, inseguendo il delirio d’onnipotenza, cambiare la geografia sostituendo il nome dello storico golfo del Messico in golfo d’America.

Il l’attila israelita sta, nel contempo, aggredendo l’Iran e affamando Gaza. La popolazione è allo stremo! Ma lui tira diritto. Nonostante il mandato contro i crimini di guerra.

La Corte penale internazionale (CPI) ha emesso un mandato d’arresto internazionale contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi nella Striscia di Gaza tra l’8 ottobre 2023 e il 20 maggio 2024.

Secondo la CPI, ci sono fondati motivi per ritenere che Netanyahu e Gallant abbiano usato la fame come metodo di guerra, diretto attacchi contro civili e privato intenzionalmente la popolazione di Gaza di beni essenziali come cibo, acqua, medicine e carburante. Queste accuse si inseriscono in un contesto di crescente pressione internazionale e proteste pubbliche, come dimostrato anche da manifestazioni in Italia dove Netanyahu è stato raffigurato simbolicamente “dietro le sbarre”.

Va ricordato che la CPI è un tribunale indipendente con sede all’Aia, e le sue decisioni hanno valore legale nei Paesi che aderiscono allo Statuto di Roma. Tuttavia, l’effettiva esecuzione di un mandato d’arresto dipende dalla cooperazione degli Stati membri.

Cos’altro aspettarci ancora per esternare indignazione collettiva e schierarci dalla parte dei deboli?

Eppure il pericolo è reale! L’idea di trump di cacciare la gente di Gaza dal territorio non è un motto di spirito e neppure una tragicomica storiella:

L’idea di trasformare Gaza in un resort di lusso è emersa recentemente in modo controverso, soprattutto dopo che l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha condiviso un video generato con intelligenza artificiale che immaginava la Striscia come una destinazione turistica simile alla Costa Azzurra, con grattacieli, spiagge attrezzate e persino una “Trump Tower” sullo sfondo.

Il video, apparentemente satirico, ha suscitato forti reazioni internazionali, poiché si collega a una proposta politica molto discussa: evacuare la popolazione palestinese da Gaza e trasformare l’area in un centro turistico e commerciale. Trump ha parlato apertamente di “fare qualcosa che nessuno ha mai fatto” e di voler creare una “riviera del Medio Oriente”.

 Questa visione ha sollevato preoccupazioni etiche e umanitarie, soprattutto per l’idea di trasferire forzatamente milioni di persone.

Adesso è la volta dell’Iran! Bombardata perché secondo alcune fonti pare stesse costruendo la bomba atomica. E il nostro governo, nelle persone di Giorgia Meloni e Tajani, ammiccano tenendo botta alle decisioni belliciste di Trump. Dimenticano, forse, che l’Italia ospita basi americane e relative testate nucleari.

Non voglio farla lunga. Il popolo iraniano si è stretto attorno al richiamo nazionalista, com’è giusto che sia davanti agli aggressori che di punto in bianco passano alla guerra preventiva. Si può intuire la mossa di Netanyahu che per depistare l’opinione pubblica dalle nefandezze causate in Gaza passa la palla bellica nel campo del suo storico nemico: l’Iran.

La preoccupazione di Benjamin Netanyahu nei confronti dell'Iran nasce principalmente da due fattori intrecciati: il programma nucleare iraniano e l'influenza regionale di Teheran.

Secondo il governo israeliano, l’Iran sarebbe vicino a ottenere la capacità di costruire un’arma nucleare, cosa che Israele considera una minaccia esistenziale. Netanyahu ha dichiarato: “non possiamo permettere che ciò accada” e ha lanciato un’operazione militare per colpire obiettivi legati al programma nucleare iraniano. Israele sostiene che l’arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran abbia superato soglie critiche, avvicinandosi al livello necessario per uso bellico. Ma non tutti condividono questa visione.

Alcuni analisti, come lo storico Haggai Ram, sostengono che la minaccia iraniana sia stata esagerata per motivi politici interni e per distogliere l’attenzione da questioni come l’autodeterminazione palestinese. Secondo questa prospettiva, Netanyahu avrebbe costruito la sua carriera politica anche sull’idea di un Iran pericoloso, usando la paura come leva strategica. Inoltre, Israele e Iran sono da anni coinvolti in una guerra per procura in Medio Oriente, con Teheran che sostiene gruppi come Hezbollah e Hamas, mentre Israele cerca di mantenere la sua supremazia militare nella regione.

Insomma, più che “paura”, si tratta di una miscela di calcolo strategico, percezione di minaccia e interessi geopolitici.

Attualmente, il Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran è Masoud Pezeshkian, in carica dal 28 luglio 2024. È il capo del governo iraniano, ma non la figura più potente del Paese: quel ruolo spetta alla Guida Suprema, Ali Khamenei, che detiene l’autorità religiosa e politica più alta e dopo il recente attacco ha disposto l’eredità del mandato in caso di morte.

“U voi chjiama cornutu u ciucciu”.

Il bue chiama cornuti l'asino. Da noi diciamo così quando qualcuno accusa un altro delle proprie pecche e proietta la cattiveria perpetrata sugli innocenti con disonestà intellettuale confidando nell'indolenza collettiva.

È quanto sta facendo e dicendo il bullo per eccezione dopo avere bombardato pseudo siti atomici in Iran.

È una narrazione vecchia, già sfruttata con eccessiva arroganza dai camaleontici burattinai negli anni precedenti e che hanno cagionato risultati nefasti nei Paesi assaliti e nel mondo.

Esportare la democrazia con l’uso della forza armata è da folli. Ma lo sappiamo, è una scusa per potersi impossessare di territori e ricchezze altrui.

Libia. Ucraina. E per ultimo, l’esilarante cambio di nome imposto dal solito bullo che pretende di annettere il Canada e l’Alaska all’America e sempre, inseguendo il delirio d’onnipotenza, cambiare la geografia sostituendo il nome dello storico golfo del Messico in golfo d’America.

Il l’attila israelita sta, nel contempo, aggredendo l’Iran e affamando Gaza. La popolazione è allo stremo! Ma lui tira diritto. Nonostante il mandato contro i crimini di guerra.

La Corte penale internazionale (CPI) ha emesso un mandato d’arresto internazionale contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi nella Striscia di Gaza tra l’8 ottobre 2023 e il 20 maggio 2024.

Secondo la CPI, ci sono fondati motivi per ritenere che Netanyahu e Gallant abbiano usato la fame come metodo di guerra, diretto attacchi contro civili e privato intenzionalmente la popolazione di Gaza di beni essenziali come cibo, acqua, medicine e carburante. Queste accuse si inseriscono in un contesto di crescente pressione internazionale e proteste pubbliche, come dimostrato anche da manifestazioni in Italia dove Netanyahu è stato raffigurato simbolicamente “dietro le sbarre”.

Va ricordato che la CPI è un tribunale indipendente con sede all’Aia, e le sue decisioni hanno valore legale nei Paesi che aderiscono allo Statuto di Roma. Tuttavia, l’effettiva esecuzione di un mandato d’arresto dipende dalla cooperazione degli Stati membri.

Cos’altro aspettarci ancora per esternare indignazione collettiva e schierarci dalla parte dei deboli?

Eppure il pericolo è reale! L’idea di trump di cacciare la gente di Gaza dal territorio non è un motto di spirito e neppure una tragicomica storiella:

L’idea di trasformare Gaza in un resort di lusso è emersa recentemente in modo controverso, soprattutto dopo che l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha condiviso un video generato con intelligenza artificiale che immaginava la Striscia come una destinazione turistica simile alla Costa Azzurra, con grattacieli, spiagge attrezzate e persino una “Trump Tower” sullo sfondo.

Il video, apparentemente satirico, ha suscitato forti reazioni internazionali, poiché si collega a una proposta politica molto discussa: evacuare la popolazione palestinese da Gaza e trasformare l’area in un centro turistico e commerciale. Trump ha parlato apertamente di “fare qualcosa che nessuno ha mai fatto” e di voler creare una “riviera del Medio Oriente”.


Questa visione ha sollevato preoccupazioni etiche e umanitarie, soprattutto per l’idea di trasferire forzatamente milioni di persone. 

Adesso è la volta dell’Iran! Bombardata perché secondo alcune fonti pare stesse costruendo la bomba atomica. E il nostro governo, nelle persone di Giorgia Meloni e Tajani, ammiccano tenendo botta alle decisioni belliciste di Trump. Dimenticano, forse, che l’Italia ospita basi americane e relative testate nucleari.

Non voglio farla lunga. Il popolo iraniano si è stretto attorno al richiamo nazionalista, com’è giusto che sia davanti agli aggressori che di punto in bianco passano alla guerra preventiva. Si può intuire la mossa di Netanyahu che per depistare l’opinione pubblica dalle nefandezze causate in Gaza passa la palla bellica nel campo del suo storico nemico: l’Iran.

La preoccupazione di Benjamin Netanyahu nei confronti dell'Iran nasce principalmente da due fattori intrecciati: il programma nucleare iraniano e l'influenza regionale di Teheran.

Secondo il governo israeliano, l’Iran sarebbe vicino a ottenere la capacità di costruire un’arma nucleare, cosa che Israele considera una minaccia esistenziale. Netanyahu ha dichiarato: “non possiamo permettere che ciò accada” e ha lanciato un’operazione militare per colpire obiettivi legati al programma nucleare iraniano. Israele sostiene che l’arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran abbia superato soglie critiche, avvicinandosi al livello necessario per uso bellico. Ma non tutti condividono questa visione. 

Alcuni analisti, come lo storico Haggai Ram, sostengono che la minaccia iraniana sia stata esagerata per motivi politici interni e per distogliere l’attenzione da questioni come l’autodeterminazione palestinese. Secondo questa prospettiva, Netanyahu avrebbe costruito la sua carriera politica anche sull’idea di un Iran pericoloso, usando la paura come leva strategica. Inoltre, Israele e Iran sono da anni coinvolti in una guerra per procura in Medio Oriente, con Teheran che sostiene gruppi come Hezbollah e Hamas, mentre Israele cerca di mantenere la sua supremazia militare nella regione.

Insomma, più che “paura”, si tratta di una miscela di calcolo strategico, percezione di minaccia e interessi geopolitici. 

Attualmente, il Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran è Masoud Pezeshkian, in carica dal 28 luglio 2024. È il capo del governo iraniano, ma non la figura più potente del Paese: quel ruolo spetta alla Guida Suprema, Ali Khamenei, che detiene l’autorità religiosa e politica più alta e dopo il recente attacco ha disposto l’eredità del mandato in caso di morte.

La violenza inaridisce i cuori. Solo con il dialogo si appianano i conflitti. Pace, quindi! Lasciate che l’Iran trovi un suo equilibrio interno, che possa adoperare per motivi civili l’energia atomica e Israele di Netanyahu smetta di fare il macellaio per volontà del Popolo d’Israele! E l’America torni ad essere Guida e magari arbitro imparziale forte della democrazia liberale che ha fatto grande l’America …


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A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori. Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente. La nostra linea è semplice: nessuna pubblicità nessun sensazionalismo nessuna retorica massima cura per le parole e per le persone Promuoviamo la bellezza. Crediamo nella conoscenza condivisa, nella narrazione etica, nella forza delle comunità. A ore 12 è un luogo aperto: un invito a leggere, pensare, partecipare. A ore 12 è un laboratorio di sguardi. Una comunità che cresce attraverso le storie che decide di raccontare. Le voci che entrano qui costruiscono, giorno dopo giorno, la Calabria. E con essa il mondo, la società, il futuro che vogliamo vedere.

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