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Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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1 Maggio, festa di cosa?

 

"m.m.courtesy M.Iannino"

L’illusione del consumo e il valore del lavoro-

Tra radici storiche, simboli e incertezze politiche, il Primo Maggio smette di essere una festa per diventare un interrogativo etico.


Perché produrre? Che cosa produrre? Sono domande all'apparenza semplici, ma che diventano scogli insormontabili quando la nostra visione è annebbiata da un consumismo superficiale, capace solo di indurci all'accumulo del superfluo. In un mondo che corre verso il possesso, il senso profondo del fare sembra smarrito.

Oggi il calendario ci ricorda una ricorrenza carica di significato, eppure percepita spesso come una "festa non festa". Nelle intenzioni originali, questa giornata dovrebbe trasformare in promessa concreta quanto rivendicato fin dal lontano 1881 negli Stati Uniti (a partire dai congressi di Chicago e dell’Illinois). L’obiettivo era nobile: tradurre in realtà la dignità del lavoro attraverso la conquista delle otto ore giornaliere. Tuttavia, quella che doveva essere una tutela garantita rimane, per troppi, un miraggio o una conquista tradita dai fatti.

Il dibattito politico attuale riflette questa distanza dalla realtà. Mentre il governo Meloni si concentra sul concetto di "salario giusto", si evita con cura di parlare di "equo salario" e ancor meno di un "salario minimo" che possa restituire dignità a chi è ai margini o a chi, pur lavorando, resta povero. La dignità, in questo contesto, sembra essere diventata un accessorio negoziabile piuttosto che un diritto inalienabile.



Il Primo Maggio intreccia poi la storia sociale con la spiritualità e la tradizione. È anche una ricorrenza religiosa, istituita nel 1955 da papa Pio XII, che volle dedicare la giornata a San Giuseppe Lavoratore, offrendo ai lavoratori cristiani un modello di umiltà e dedizione. Accanto alla fede, sopravvive il costume: il simbolo floreale della giornata è il mughetto. Questa tradizione risale al Rinascimento, quando il re di Francia Carlo IX, dopo averne ricevuto un mazzetto in dono come portafortuna, rimase così colpito dalla bellezza e dal profumo del fiore da decidere di farne omaggio ogni anno alle dame della sua corte.

Ma oggi, spogliata dai fiori e dai discorsi di circostanza, la realtà ci riconsegna un quadro amaro. Tra precarietà, salari insufficienti e logiche di mercato che ignorano l'essere umano, c'è davvero poco da festeggiare. Resta solo l'urgenza di tornare a quelle domande iniziali, per riscoprire il valore di ciò che produciamo e, soprattutto, del perché lo facciamo.

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