Contro ogni retorica
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| "courtesy M.Iannino©-m.m." |
Il giorno seguente, quando l’euforia si dissolve, rimane in bocca un lieve retrogusto d’amara insoddisfazione.
Qualcosa non è andato come
avremmo voluto. Al di là della retorica, ci si accorge che tra parole urlate e
canzoni di protesta si è smarrito qualcosa di essenziale: la dignità.
La dignità di chi sbandiera diritti e democrazia solo sulla
carta, per riflesso ideologico o per vicinanza al potere, talvolta per timore
reverenziale, talvolta per calcolo. Sì, non c’è altra motivazione. E dovremmo
avere l’onestà intellettuale di chiamare gli errori con il loro nome, perché è
anche grazie a quelle omissioni che le diseguaglianze continuano a prosperare.
Ieri, festa del primo maggio, in piazza San Giovanni a Roma, il rituale si è
ripetuto puntuale. Canzoni di sinistra, parole di protesta, e prima ancora la
retorica degli improvvisati giullari di corte che, nel presentare i giovani
cantanti, ne anticipavano una breve storia familiare. Ma la retorica, dov’è
davvero?
L’ho riconosciuta proprio lì: nella paternità e maternità
esibite come credenziali, anziché nei testi delle canzoni che avrebbero
meritato attenzione. Sentire elencare mestieri umili — la sartina, il
metalmeccanico, il fondatore di una piccola onlus — come se bastasse questo a
certificare autenticità, lascia intuire un tentativo di distrazione. Una
carezza ideologica per addolcire la pillola. E così, smaltita la sbornia sulle
note di Bella ciao, ci ritroviamo ad attendere che l’anno scorra, mentre
attorno a noi si alimentano focolai di guerra e soprusi che travolgono le vite
dei meno fortunati, se così vogliamo definire chi vive ai margini più di noi.
Manca la volontà reale di dire basta a queste nefandezze che
trasformano gli esseri umani in pedine, in merce di scambio economico-politico.
E nel frattempo lasciamo che i bulli del mondo agiscano indisturbati, compiendo
atti di pirateria contro gli inermi.
La verità è che ci accontentiamo delle liturgie, delle
piazze pettinate, delle indignazioni a tempo determinato. Ci basta cantare per
sentirci assolti. Ma non basta. Non basta più.
Perché finché continueremo a confondere la coscienza con un
ritornello e la dignità con un applauso, il potere potrà dormire sonni
tranquilli. E noi, al risveglio, continueremo a ritrovarci con lo stesso amaro
in bocca.

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