Tra voyeurism e cecità

 -la consacrazione dell' l'immagine effimera nel paradosso della comunicazione-

L’Uomo che Non Vuole Vedere: Banksy, Saramago e la Cieca Coreografia del Potere

 


Nel cuore di Londra, dove il marmo celebra la memoria e il bronzo custodisce la gloria, Banksy ha collocato un uomo che non vede. Non perché il destino lo abbia privato della vista, ma perché sceglie di non guardare. È un gesto chirurgico, quasi letterario: come se l’artista avesse strappato una pagina da “Cecità” di Saramago e l’avesse tradotta in scultura, lasciandola vibrare tra i monumenti dell’Impero. Da quella notte, a due passi da Buckingham Palace, la città non osserva più solo il proprio passato: osserva la propria cecità.

 

 

L’apparizione dell’uomo accecato dalla bandiera a Waterloo Place non è un semplice episodio di street art, ma un dispositivo critico che mette a nudo la fragilità del nostro tempo. Banksy non aggiunge un monumento: sottrae un senso. E nel farlo, rivela la natura iconoclasta del presente, un’epoca che continua a erigere simboli mentre smarrisce la capacità di leggerli.

 

La figura, dritta e tronfia, è l’immagine definitiva dell’orgoglio cieco. Non inciampa, non esita, non dubita. È l’uomo contemporaneo che confonde la sicurezza con la postura, la convinzione con il rumore, l’identità con il recinto. La bandiera che gli fascia il volto non è un ornamento patriottico, ma un sudario che soffoca la possibilità stessa di vedere l’altro. È qui che l’opera si fa disturbante: non denuncia la debolezza, ma la spavalderia del vuoto mentale.

 

Accanto ai memoriali della Guerra di Crimea, la statua di Banksy produce un cortocircuito temporale. Da un lato, il sacrificio collettivo scolpito nel marmo; dall’altro, un presente che si aggrappa a simboli svuotati, trasformando l’appartenenza in un gesto performativo. L’artista non attacca il potere: lo mette in scena. E il potere, paradossalmente, lo accoglie. L’opera viene protetta, fotografata, certificata. Il dissenso diventa attrazione turistica. È il trionfo dell’ironia: la denuncia inglobata dal sistema che intendeva criticare. E l’arte è piena di casi. Basti ricordare per tutti: “la merda d’artista in scatola” di Manzoni.

 

Ma torniamo a noi, analizziamo l’incursione dello street artist che abbandona momentaneamente il colore e lo stencil e provoca con una “statua polimerica”. La Cecità come Metafora: Banksy e Saramago

 

Il parallelismo con Cecità di José Saramago non è un esercizio intellettuale, ma una chiave di lettura necessaria. Nel romanzo, la normalità si spezza in un istante: un semaforo, una strada, un attraversamento pedonale. La vita quotidiana si incrina di colpo e l’uomo diventa cieco. Non è un caso che l’incipit sembri uno stencil: una scena urbana, un gesto minimo, un ordine che si dissolve.

 

Saramago utilizza la cecità come allegoria dell’indifferenza, dell’incapacità di riconoscere l’altro. Banksy fa lo stesso: i suoi personaggi sono spesso anonimi, senza volto, ridotti a silhouette che incarnano la perdita dell’identità individuale. Entrambi mostrano una società che non vede più, non perché non può, ma perché non vuole.

 

Il tema del nazionalismo, che attraversa l’opera di Banksy come un filo teso, è stato affrontato da pensatori e artisti di epoche diverse. Hermann Hesse denunciava la follia delle appartenenze assolute, la trasformazione dell’identità in idolo. Mozart, con la sua musica cosmopolita, rifiutava l’idea di un’arte confinata entro i limiti di una nazione. Entrambi, a modo loro, hanno smascherato la pericolosa illusione del “noi” contrapposto al “loro”.

 

Banksy riprende questa tradizione critica e la porta nel cuore della monarchia britannica. La sua statua non è un attacco diretto, ma un interrogativo: cosa resta della libertà quando il simbolo diventa benda? Cosa resta dell’identità quando si trasforma in prigione?

 

L’Uomo senza Volto: un Archetipo Universale.

 

Come Saramago priva i suoi personaggi dei nomi, Banksy priva il suo uomo del volto. È un gesto radicale: togliere il volto significa togliere la responsabilità, la storia, la memoria. L’uomo accecato dalla bandiera non è un individuo, ma un modello. È l’archetipo di una società che preferisce la sicurezza del simbolo alla fatica della comprensione.

 

La resina sintetica dell’opera è un materiale fragile, effimero. È destinata a essere rimossa, corrosa dagli agenti atmosferici o vandalizzata, dimenticata. Ma è proprio questa fragilità a renderla potente. Quando sparirà, se sparirà,  non resterà un vuoto fisico, ma un vuoto morale: la consapevolezza che quell’uomo cieco continua a camminare tra noi.

 

L’installazione di Banksy è un avvertimento. Un monumento alla superficialità destinata a cedere alla ragione:  È un invito a togliersi la benda, a guardare oltre il simbolo, a riconoscere l’altro. È un gesto che dialoga con Saramago, con Hesse, con Mozart, con tutti coloro che hanno denunciato la cecità morale del loro tempo.

 

La domanda finale resta sospesa, come un semaforo che lampeggia nel vuoto: 

l’arte può ancora svegliarci, o siamo diventati così abili nel non vedere da rendere innocuo perfino chi prova a mostrarci la verità?

Banksy ha dalla sua parte la risonanza mediatica. I social, i giornali, i flussi incessanti dell’informazione amplificano il suo gesto, trasformando un’azione minima in un’onda globale. La sua forza sta proprio in questo: nella capacità di ridurre il messaggio all’essenziale, di distillare un concetto in un’immagine che chiunque può comprendere e condividere. È una comunicazione dal basso, immediata, popolare, che non ha bisogno di apparati teorici per funzionare. In un mondo saturo di parole, Banksy parla per sottrazione. E proprio per questo, paradossalmente, la sua voce risuona più forte di molte istituzioni che vorrebbero zittirlo.

La sua strategia è quasi zen:

un intervento chirurgico, un’immagine nitida, un concetto immediato.

Il resto lo fanno i social, i giornali, i passanti che fotografano, i droni che sorvolano, i commentatori che amplificano.

È un’arte che non ha bisogno di gridare, perché il mondo grida al posto suo.

 

E questo è il paradosso più affascinante:

Banksy costruisce opere che sembrano nate per sparire – fragili, illegali, effimere – ma che sopravvivono proprio grazie alla loro riproducibilità istantanea.

La resina può rompersi, il muro può essere ridipinto, ma l’immagine diventa immortale perché circola.

 

La comunicazione “dal basso” non è solo un’estetica: è una strategia politica.

Banksy parla come parlano i muri, come parlano i meme, come parlano le rivolte.

Non argomenta: colpisce. Non spiega: mostra.Non persuade: espone la contraddizione.

 

E proprio per questo i media lo amplificano:

perché la sua opera è già un titolo, già un frame, già un’immagine che funziona dentro l’ecosistema visivo contemporaneo voyeuristico che fagocita e dimentica quasi subito. Un'epoca che Ama il sensazionalismo!

Commenti

Chi siamo

A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori. Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente. La nostra linea è semplice: nessuna pubblicità nessun sensazionalismo nessuna retorica massima cura per le parole e per le persone Promuoviamo la bellezza. Crediamo nella conoscenza condivisa, nella narrazione etica, nella forza delle comunità. A ore 12 è un luogo aperto: un invito a leggere, pensare, partecipare. A ore 12 è un laboratorio di sguardi. Una comunità che cresce attraverso le storie che decide di raccontare. Le voci che entrano qui costruiscono, giorno dopo giorno, la Calabria. E con essa il mondo, la società, il futuro che vogliamo vedere.

dal 2009

dal 2009
buon viaggio

ALLA SCOPERTA DELLA CALABRIA

ALLA SCOPERTA DELLA CALABRIA
PERCORSI SUGGERITI

Incontriamoci su: A ORE 12, il blog aperto a tutti

Incontriamoci su: A ORE 12, il blog aperto a tutti
post in progress

OPEN

Aore12 nasce dal desiderio di raccontare la Calabria in modo libero, critico e appassionato. È uno spazio che vive grazie alle idee, alle parole e alle esperienze di chi sceglie di partecipare. Se hai voglia di scrivere, condividere riflessioni, denunciare ciò che non va o semplicemente raccontare la bellezza che ci circonda, ogni voce è importante! Non servono titoli o curriculum: basta avere qualcosa da dire e il coraggio di dirlo. Scrittori, fotografi, artisti, attivisti, pensatori, sognatori chiunque può contribuire con passione e spirito critico. Ogni voce è importante. Ogni contributo è un seme. Facciamo crescere insieme una Calabria più consapevole, più viva, più nostra. Siamo un piccolo avamposto di bellezza civile. Un luogo dove le storie non sono consumate, ma accolte. Dove la memoria non è nostalgia, ma un gesto di responsabilità. A ore 12 nasce come un taccuino di viaggio: appunti, incontri, città, volti, ferite, resurrezioni. Col tempo è diventato un archivio di ciò che non vogliamo perdere: la dignità delle persone, la forza dei territori, la delicatezza dei gesti quotidiani. Non inseguiamo l’attualità: la viviamo ne facciamo tesoro e andiamo oltre. Non cerchiamo consenso: cerchiamo senso. Non vendiamo pubblicità: divulghiamo bellezza. Scriviamo per chi ha ancora voglia di fermarsi. Per chi crede che le parole possano essere un atto di cura. Per chi sa che la realtà, analizzata bene, è azione propulsiva. Scriviamo per chi crede che le parole possano essere un atto di cura, e riconosce nella quotidianità opere da rifinire con estrema onestà intellettuale e con un’idea alta di bellezza. «A ore 12 è un luogo aperto. Le storie che scegliamo di raccontare costruiscono la Calabria che vogliamo vedere.»

DEDICATO ALLA CREATIVITA'

🎨 Artisti in Calabria

Uno spazio libero per dare voce alla creatività calabrese.
Gratuito, ideologico, autentico. Per chi crede nella bellezza come riscatto.

Vuoi partecipare? Invia curriculum, foto delle opere e una breve presentazione a:
arteesocieta@gmail.com

📌 Tutto il materiale ricevuto sarà pubblicato integralmente. La responsabilità dei contenuti è dei mittenti.

IN PRIMO PIANO

IN PRIMO PIANO
creatività

Siamo in cerca della tua bellezza.

Non ci interessano le liste statiche o le catalogazioni polverose: cerchiamo il fermento vitale e l’energia libera di chi crea cultura in Calabria per puro amore. Che sia cinema, pittura, musica o poesia, la nostra porta è aperta alla tua visione. Mandaci i tuoi lavori e raccontaci brevemente chi sei. Se nelle tue opere leggeremo bellezza ed empatia, saremo felici di offrirti spazio sul nostro blog con una recensione dedicata. Il nostro è un invito autentico e senza secondi fini: non chiediamo contributi, quote o rimborsi spese. È un dono alla collettività, nato dalla voglia di condividere il talento del nostro territorio e far circolare la Bellezza. Senza filtri e in totale libertà.

Siamo in cerca della tua bellezza

Cerchiamo il fermento vitale di chi crea cultura in Calabria per pura passione. Inviaci le tue opere: saremo felici di raccontarle con una nostra recensione gratuita.

Nessun costo, nessuna quota: solo il piacere di condividere il talento.

CONDIVIDI I TUOI LAVORI

ARTISTI IN CALABRIA

ARTISTI IN CALABRIA
La creatività è femmina

La cucina della memoria

Un pizzico di ---- cultura --- folklore --- storia --- a spasso tra i paesi della Calabria e non solo. ---Incontri a ore 12 Notizie & ...Eventi ...at 12 o'clock... Opinioni ... works in progress, analisi e opinioni a confronto
Itinerari gastronomici e cucina mediterranea

A TAVOLA

A TAVOLA
ALLA SCOPERTA DELLE TRADIZIONI

Cucina Calabrese

Cucina Calabrese
... di necessità virtù

POSTA

Tra mari e monti, sbirciando qua e là

Tra mari e monti, sbirciando qua e là
notizie e curiosità

CALABRIA: Itinerari firmati

CALABRIA: Itinerari firmati
ph valentina

Da un capo all'altro

Da un capo all'altro
Tra storia, miti e leggende

divulghiamo bellezza!

a ore 12 ...at 12 o'clock ... Siamo in cerca della tua bellezza. Cerchiamo il fermento vitale, l’entropia di chi produce cultura per puro amore. Che sia cinema, pittura, fotografia, musica o poesia, inviaci i tuoi sogni e una breve nota. Se leggeremo bellezza ed empatia, saremo felici di darti voce con una nostra recensione. Senza filtri, senza padroni e senza inganni: non chiediamo contributi, quote di iscrizione o costi di pubblicazione. È un servizio alla collettività, offerto con la gratuità di chi crede ancora nel valore della Bellezza.