Tra riscatto e santità, la speranza degli ultimi
Il riscatto mistico e sociale delle lande calabresi attraverso l’opera di Natuzza Evolo e Fratel Cosimo, nel vivo della causa sostenuta dal vescovo Nostro
La rivoluzione degli ultimi che ridisegna il territorio e accende la speranza in Calabria.
Tutti abbiamo bisogno di sperare. Sperare in un mondo
migliore che si fa carico delle sofferenze altrui e lavora per eliminarle o
quantomeno alleviarle. La politica tutta ha abdicato a questa missione. Mentre
figure semplici hanno profferito parole d’amore e elargito speranze. Uomini e
donne che in Calabria e altrove, con umiltà, penetrano le nebbie
dell’intelletto vigile e sondano mondi inimmaginabili ai più.
Ho conosciuto due figure carismatiche: Fratel Cosimo Fragomeni e Fortunata, Natuzza Evolo: mamma Natuzza. Entrambi ultimi per la cosiddetta cultura che incensa i potenti e opprime, se pur con belle parole e intenti mai realizzati, i deboli, gli ultimi, quelli amati dal Messia. Natuzza ci ha lasciato in corpo da anni ma ancora la sento vicina. Fratel Cosimo è sempre lì, in quel di Placanica, attento ad accogliere i numerosi pellegrini carichi di affanni e problemi terreni. Entrambi, Natuzza e Fratel Cosimo, sono l’espressione di quell’amore predicato da Gesù. Ed entrambi hanno innalzato santuari alla Madonna, Maria, la mamma celeste, in luoghi sconosciuti se pur ameni. In questi luoghi di preghiera la gente si raccoglie, arriva oberata da incombenze pesanti e va via leggera. Non so come o perché, spiegare argomentando un carisma invisibile agli occhi e al raziocinio è cosa ardua se non impossibile. Di fatto, le lande desolate dell’entroterra calabrese dove sorgono i due santuari non sono più tali, grazie alle figure di Natuzza e Fratel Cosimo.
Il cammino di beatificazione di Mamma Natuzza Evolo, fortemente sostenuto da Mons. Attilio Nostro, rappresenta il sigillo ecclesiale su un riscatto mistico e materiale che ha trasformato la Calabria da terra dimenticata a faro di speranza universale. Mentre il mondo dei potenti si consuma in promesse sterili, le lande desolate di Paravati e di santa Domenica di Placanica sono rinate. La visione spirituale di Natuzza e Fratel Cosimo ha generato una ricchezza inestimabile. Questa ricchezza è sia spirituale, intesa come conversione dei cuori, sia tangibile, espressa nella fioritura sociale e nell’accoglienza dei bisognosi. È su questi presupposti che s’innesca la Causa di Beatificazione di Mamma Natuzza.
Questo è il punto del Vescovo Attilio Nostro, che ovviamente
condividiamo.
Il percorso canonico per elevare agli altari la Serva di Dio
Natuzza Evolo ha registrato un’accelerazione decisiva sotto la guida di
Mons. Attilio Nostro, Vescovo della Diocesi di
Mileto-Nicotera-Tropea.
La causa è entrata ufficialmente nel vivo attraverso passi
rigorosi e scientifici. Sette Teologi Internazionali compongono la commissione
teologica; la prassi minima ne prevede due, ma qui ne contiamo ben sette tra i
massimi esperti mondiali. Questi analizzano la profondità dei suoi scritti e
delle sue parole. Inoltre, sono stati nominati periti medici e dermatologi in
collaborazione con il Dicastero delle Cause dei Santi. L’ultimo tassello è un
dermatologo forense per studiare scientificamente il mistero delle emografie,
ossia i testi e l’iconografia sacra formati dal sangue di Natuzza. La chiusura
della fase storica è compiuta e la mole monumentale di testimonianze d’amore,
guarigione e conversione è stata vagliata. Sarà presto trasmessa a Roma per il
giudizio definitivo della Chiesa. La nomina del Dott. Paolo Vilotta nelle vesti
di postulatore per la causa di beatificazione di Natuzza garantisce un canale
autorevole e spedito con la Santa Sede.
La ricchezza mistica e il sollievo delle anime nelle basiliche erette in Santa Domenica di Placanica e Paravati di Mileto testimoniano il carisma di Natuzza e Fratel Cosimo, i quali operano una trasmutazione interiore che la sociologia non può spiegare. Esse sono comunque il balsamo degli ultimi.
Ai piedi dello Scoglio di Placanica e nel Santuario di
Paravati, le incombenze pesanti si convertono in pace interiore. I pellegrini
riscoprono la preghiera pura, lontana dall’intellettualismo cinico. I Cenacoli
di Preghiera, capillari in tutta Italia e nel mondo e voluti da Mamma Natuzza,
continuano a generare catene umane di solidarietà e vicinanza spirituale.
Mantengono viva la sua presenza oltre i confini del tempo.
In tutto ciò, la ricchezza materiale attraverso la rinascita
del territorio è un dato concreto. La profezia dell’amore cristiano non
dimentica i bisogni dei corpi. La visione di queste due figure umili ha
letteralmente ridisegnato la geografia socio-economica della Calabria interna
con l’edificazione di opere precise.
Si registrano anzitutto le Infrastrutture della Carità:
a
Paravati sorge la “Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” che
include centri di accoglienza e la Casa di riposo "Mons. Pasquale
Colloca" per gli anziani e i malati.
Si nota poi la Rigenerazione Urbana e la Microeconomia: luoghi un tempo isolati e privi
di prospettive sono oggi mete di un turismo religioso internazionale. Questo
flusso continuo sostiene strutture ricettive, artigianato locale, trasporti e
servizi, offrendo lavoro e dignità a decine di giovani calabresi.
Infine vi è il Presidio di Legalità: la bellezza dei
complessi santuariali e l’afflusso di milioni di pellegrini sottraggono
fisicamente il territorio all’abbandono e alle logiche della criminalità.
Sostituiscono la luce della speranza alla nebbia della rassegnazione.
Perorare la santità di Natuzza Evolo, così come proteggere
l’opera mariana di Fratel Cosimo, significa ergersi a sostenitori della
certezza di una formula semplice: la vera rivoluzione non nasce dai palazzi
del potere. Nasce dall’obbedienza umile al Vangelo, capace di sfamare le anime
e, al contempo, edificare opere di concreta giustizia terrena.
Ma torniamo alla causa di beatificazione:
I prossimi passaggi della causa di beatificazione di Mamma
Natuzza Evolo sono rigidamente scanditi dalle norme del Dicastero delle Cause
dei Santi nei passi del cammino verso la santità e vedono un passaggio di
testimone imminente tra la Diocesi calabrese e la Santa Sede a Roma. Grazie
all’impulso e al lavoro minuzioso coordinato da Mons. Attilio Nostro, la causa
sta affrontando le battute finali della complessa fase istruttoria. Ecco l’ordine
cronologico e tecnico dei primi step fondamentali.
Punto uno: il completamento dei periti medici sulle
emografie nella fase diocesana finale. Prima di chiudere i faldoni a Mileto, il
tribunale sta ultimando le perizie scientifiche. L’ultimo tassello vede la
relazione finale del perito dermatologo forense appositamente nominato.
L’obiettivo è fornire alla Chiesa un’analisi scientifica inattaccabile sul
fenomeno inspiegabile dei testi sacri e delle immagini formati dal sangue di
Natuzza sul cotone, sulle bende e sui vestiti.
Punto due: la relazione dei sette Teologi Internazionali. I
sette teologi di fama mondiale nominati da Mons. Nostro, cinque in più rispetto
ai due previsti dalla prassi minima, devono consegnare i loro pareri scritti.
L’obiettivo è esaminare ogni parola pronunciata o dettata da Natuzza. Si deve
certificare che la sua spiritualità sia in perfetta conformità con la dottrina
e il magistero della Chiesa Cattolica.
Punto tre: la chiusura formale della Posizione Diocesana e
il viaggio a Roma. Una volta raccolte le perizie mediche e le relazioni
teologiche, Mons. Attilio Nostro sigillerà ufficialmente l’inchiesta diocesana.
L’azione prevede che tutta la monumentale documentazione raccolta in questi
anni passerà fisicamente dalle mani della commissione storica e del tribunale
calabrese al Postulatore, il Dott. Paolo Vilotta. La consegna del materiale
sarà effettuata a Roma direttamente al Cardinale Prefetto del Dicastero delle
Cause dei Santi.
Punto quattro: la Fase Romana con l’esame della
"Positio". Arrivati a Roma, i documenti verranno stampati e rilegati
in un volume unico chiamato Positio. Poi ci sarà il controllo di validità, in
cui il Dicastero emetterà un decreto di validità giuridica per accertare che la
fase calabrese si sia svolta secondo le regole del diritto canonico. Seguirà il
voto dei Consultori, per cui la Positio sarà studiata da un nuovo gruppo di
teologi romani e, successivamente, dai Cardinali e Vescovi del Dicastero. Essi
dovranno esprimere un voto unanime sulla "eroicità delle virtù" di
Natuzza.
Punto cinque: il Decreto del Papa in cui Natuzza diventa
"Venerabile". Se il voto del Dicastero sarà positivo, il Prefetto
presenterà le conclusioni al Pontefice. L’atto formale si compirà quando il
Santo Padre firmerà il decreto che riconoscerà ufficialmente l’eroicità delle
virtù, aprendo così la strada alla successiva analisi del miracolo necessario
per la formale proclamazione a Beata.
Punto sei: l’esame del miracolo per la Beatificazione. Per
giungere alla proclamazione solenne di "Beata", la Chiesa richiede
l’accertamento scientifico e teologico di un miracolo avvenuto per sua
intercessione dopo la sua morte. La Consulta Medica vaticana, una commissione
di medici specialisti spesso non credenti, esaminerà una guarigione ritenuta
del tutto inspiegabile dalla scienza. Seguirà infine il Decreto di
Beatificazione: ottenuto il via libera dei medici e dei teologi romani sul miracolo,
il Papa firmerà il decreto definitivo che fisserà la data della Messa solenne
di Beatificazione, che con ogni probabilità si terrà proprio sulla grande
spianata del Santuario a Paravati. Questo l’iter.
Questo cammino ufficiale per Mamma Natuzza funge da specchio
e completamento per l’altra grande colonna spirituale della regione, l’opera di
Fratel Cosimo a Santa Domenica di Placanica.
Se la causa di Paravati corre verso la gloria degli altari con il rigore dei tribunali ecclesiastici, il Santuario di Nostra Signora dello Scoglio ha recentemente ricevuto una definitiva consacrazione storica. Il nulla osta formale emesso dal Dicastero per la Dottrina della Fede ha decretato la validità universale dei frutti spirituali nati intorno all’umile scoglio di pietra arenaria. Un sigillo che riconosce ufficialmente l’esperienza di grazia avviata nel lontano maggio 1968.
La Calabria interna scopre così una perfetta armonia teologica e pastorale: da un lato la testimonianza gloriosa di una madre di famiglia radicata nel vibonese, dall’altro la silenziosa guida di un terziario francescano che nel reggino continua a farsi "clinica dello spirito" per oltre un milione di pellegrini all’anno.
Due vite parallele che hanno
risposto all’abdicazione del potere umano costruendo, pietra su pietra e
preghiera su preghiera, l’unica politica che non tradisce mai: quella della
carità e dell’assoluta speranza per gli ultimi.



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