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Visualizzazione dei post con l'etichetta emancipazione

Affari tuoi? No, nostri

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  Dicasi “servizio pubblico” qualcosa che sia , appunto “servizio”, per tutti e con finalità conoscitive educative volte alla crescita collettiva, insomma un’azione divulgativa della cultura popolare tesa alla emancipazione, non necessariamente pallosa. Se il "servizio pubblico" diventa un macigno noioso, fallisce la sua missione: per emancipare bisogna prima saper interessare. In questa visione, la cultura non è un reperto polveroso da osservare in silenzio, ma uno strumento vivo. Fare servizio pubblico significa: democratizzare il sapere: Tradurre il complesso in semplice e comprensibile senza svilirlo. Creare cittadinanza: Dare a tutti gli stessi "attrezzi" cognitivi per interpretare la realtà.

C'era una volta la fatica quotidiana

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  Mi è capitata sotto gli occhi una foto in b&n: cattura una scena molto eloquente che storicizza la Calabria degli anni della fame, quella di fine dopoguerra e che ancora deve faticare per attingere alle “comodità” della rivoluzione industriale. Racconta di quando ancora si era costretti a ricorrere alle risorse naturali fuori dalle mura domestiche, insomma fare provviste e scorte oggi impensabili, quali: l’acqua da bere e per lavare, la legna per scaldarsi e cucinare, e mi è sovvenuto un ricordo che, gioco forza, si è intrecciato con la storia della famiglia nel bosco.

Conquiste civili, 1950, inizia la rivoluzione

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 emancipazione, sport Che momento epocale! Il millenovecentocinquanta! Il 25 agosto 1950, Althea Gibson non solo festeggiava il suo compleanno, ma infrangeva una barriera storica: diventava la prima donna afroamericana a competere nel Campionato Nazionale degli Stati Uniti, oggi noto come US Open. Forest Hills, New York, fu il palcoscenico di questo evento rivoluzionario, con una folla record pronta ad assistere a un cambiamento che andava ben oltre il tennis. Facciamo un parallelo tra il tennis di allora e quello di oggi  :

Idealità e idealismi

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      1978. fermenti   La politica così com’è concepita non mi piace. Preferisco occuparmi di civismo. Del ruolo che ognuno di noi dovrebbe occupare in società. E testimoniare l’impegno posto al servizio della collettività bandendo i personalismi. Impegnati a migliorare la qualità della vita e non lasciare nessuno indietro a pietire opportunità e diritti legittimi.

Una bella favola

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Libertà, lavoro tra sfruttati, emancipati, lobby e capitale Il lavoro non sempre rende liberi. Anzi, quando non emancipa dalla fatica e dalla schiavitù del salario, è sofferta costrizione per quanti sono costretti a servire cattivi padroni. Gli schiavi di esseri umani continuano ad esercitare il macabro mercato. Le organizzazioni sindacali sembra che, in funzione della nuova organizzazione del lavoro e per limitare i danni connessi, abbiano ceduto terreno e conquiste alla classe dominante, alle lobby e al capitalismo selvaggio. "una bella favola" Le nuove realtà sociali im-produttive si chiamano: lavori socialmente utili, esodati, cassintegrati, disoccupati di lungo e medio termine, sfruttati, lavoratori in nero o del sommerso, braccianti immigrati, collaboratrici domestiche, badanti. È un esercito sconfinato che vive ai margini della miseria composto di donne, bambini e uomini giovani e vecchi che affronta con piccoli espedienti le giornate. Giorni che si ...

QUANDO LA SINISTRA DIMENTICA

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I braccianti in Calabria è una raccolta di fotografie scattate in Calabria tra il 1970 e il 1980 da Ledda e Veltri. Foto rigorosamente in bianco e nero. La raccolta con la prefazione di Saverio Di Bella e la collaborazione di Quirino Ledda , all'epoca consigliere regionale del pci e vicepresidente della regione Calabria, e Filippo Veltri , giornalista de “l'Unità “, insieme con la passione della fotografia testimoniano il fervore politico nonché spaccati di vita quotidiana nelle campagne e nei paesi calabresi. Dieci anni di lotte dei braccianti, dei forestali, dei giovani e delle donne per una Calabria diversa. Si legge in quarta di copertina. Immagini che testimoniano grandi mobilitazioni unitarie ma anche momenti di vita familiare contadina e operaia. Dieci anni di storia sono raccontati per immagini e testimoniano la crisi economica e sociale della regione che avrebbe dovuto essere parte attiva della “questione meridionale”. Una regione che non seppe utilizzar...

energie comuni per migliorare la società

Tutto è energia. Azione; pensiero; lavoro; ognuno dei concetti espressi racchiude e sprigiona energie. La propagazione delle energie non è buona o cattiva. Buono o cattivo è l'uso che se ne fa. Sta alla buona volontà degli uomini che hanno il difficile compito di guidare altri a sapere discernere il bene dal male e dare le giuste linee guida sociali affinché tutto proceda per il meglio. La storia insegna che non sempre le scelte operate dai dirigenti nazionali e dagli statisti sono risultate idonee a migliorare il benessere collettivo. E, di volta in volta, i giovani, spinti dall'entusiasmo che alimenta i sogni e la bellezza delle idee, si mobilitano, contestano il sistema, ma, spesso, la reazione di chi dovrebbe ascoltare e mediare accordi con le parti sociali dissenzienti non è democraticamente aperta. Le reazioni della politica nei confronti dei dissenzienti sono determinate da fattori sociali contingenti disconosciuti dalla massa oltre che dal pensiero cultura...

Bakunin per noi

Contemporaneità del pensiero filosofico Bakuniano. Alcune letture rimangono impresse nella memoria e quando meno te l’aspetti riaffiorano come a voler confermare la veridicità di quanto postulato dagli autori. E stamane è successo! Si è ripresentata alla mente la frammentazione di una discussione avvenuta intorno al milleottocentosessanta, tra un filosofo, convinto assertore dell’emancipazione proletaria dalla schiavitù, e un suo amico che, dopo essere stato testimone di un duro quanto brusco episodio, dice al pensatore: “… come, proprio tu che fai proseliti per l’emancipazione delle masse, dei poveri eccetera tratti così male un tuo servo!”. E il nobile uomo, senza scomporsi: “Vedi caro amico, fino a quando non saranno emancipati dalla loro ignoranza, devono essere trattati così altrimenti confondono principi e idee di uguaglianza e libertà…”.

Chi siamo

A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori. Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente. La nostra linea è semplice: nessuna pubblicità nessun sensazionalismo nessuna retorica massima cura per le parole e per le persone Promuoviamo la bellezza. Crediamo nella conoscenza condivisa, nella narrazione etica, nella forza delle comunità. A ore 12 è un luogo aperto: un invito a leggere, pensare, partecipare. A ore 12 è un laboratorio di sguardi. Una comunità che cresce attraverso le storie che decide di raccontare. Le voci che entrano qui costruiscono, giorno dopo giorno, la Calabria. E con essa il mondo, la società, il futuro che vogliamo vedere.

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Aore12 nasce dal desiderio di raccontare la Calabria in modo libero, critico e appassionato. È uno spazio che vive grazie alle idee, alle parole e alle esperienze di chi sceglie di partecipare. Se hai voglia di scrivere, condividere riflessioni, denunciare ciò che non va o semplicemente raccontare la bellezza che ci circonda, ogni voce è importante! Non servono titoli o curriculum: basta avere qualcosa da dire e il coraggio di dirlo. Scrittori, fotografi, artisti, attivisti, pensatori, sognatori chiunque può contribuire con passione e spirito critico. Ogni voce è importante. Ogni contributo è un seme. Facciamo crescere insieme una Calabria più consapevole, più viva, più nostra. Siamo un piccolo avamposto di bellezza civile. Un luogo dove le storie non sono consumate, ma accolte. Dove la memoria non è nostalgia, ma un gesto di responsabilità. A ore 12 nasce come un taccuino di viaggio: appunti, incontri, città, volti, ferite, resurrezioni. Col tempo è diventato un archivio di ciò che non vogliamo perdere: la dignità delle persone, la forza dei territori, la delicatezza dei gesti quotidiani. Non inseguiamo l’attualità: la viviamo ne facciamo tesoro e andiamo oltre. Non cerchiamo consenso: cerchiamo senso. Non vendiamo pubblicità: divulghiamo bellezza. Scriviamo per chi ha ancora voglia di fermarsi. Per chi crede che le parole possano essere un atto di cura. Per chi sa che la realtà, analizzata bene, è azione propulsiva. Scriviamo per chi crede che le parole possano essere un atto di cura, e riconosce nella quotidianità opere da rifinire con estrema onestà intellettuale e con un’idea alta di bellezza. «A ore 12 è un luogo aperto. Le storie che scegliamo di raccontare costruiscono la Calabria che vogliamo vedere.»

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