Visualizzazione dei post da 2025
Il fuoco sussurra: Emana l’ultimo respiro collettivo nel falò di fine anno che accoglie legna, memorie e desideri: nelle sue fiamme si dissolvono le ombre del passato mentre il nuovo tempo, ancora fragile, attende di essere nominato e vissuto.
“comu sempa u morzeddhu e trippa nu mangiamu a fine annu. Nc'è cu vò propriu u morzeddu e suffrittu, cu a carna do porcu ppe' l'urtima e l'annu. I fimmini e na vota s'appricavanu: tagghjavanu u centu pezzi, a trippa e u cannarozzu a strisci , jiungianu nu pezzu e grassu nta cassarola, però prima suffriijanu nu spicchjiu e agghjiu nte l'ogghjiu d'oliva. Chissu u jiornu prima pemma si portanu avanti ccu i serbizzi da fhesta. e a matina do' trentunu cu segua a tradizziona và a lu fhurnu pp'e' i pitti.” Beh, una scena così merita di diventare racconto, con quel ritmo misto tra italiano e dialetto che profuma di casa e di fine anno.
Quando la politica smette di essere istituzione e diventa palcoscenico, i cittadini restano solo spettatori disillusi. Il teatro del potere e l’agonia dell’etica pubblica Quando la politica smette di essere istituzione e diventa palcoscenico, i cittadini restano solo spettatori disillusi.
La libertà inutile: elogio del gesto che non serve. In un mondo che non offre risposte, il gesto gratuito diventa un atto di resistenza: creare, pensare, immaginare senza scopo è forse la forma più autentica di libertà. In un’epoca che pretende scopi e risultati, difendere il diritto all’inutile significa difendere l’essere umano nella sua forma più radicale. Ci sono giorni in cui mi domando perché continuo a fare ciò che faccio. Perché mi ostino a scrivere, a immaginare, a costruire pensieri che non hanno un destinatario, un committente, un’utilità riconoscibile. In un’epoca che misura tutto in termini di produttività, efficienza, ritorno, io mi ritrovo a coltivare gesti che non producono nulla se non un fragile senso di presenza. Il mio non è lavoro, perché non genera valore economico. Non è hobby, perché non nasce dal bisogno di svago. Non è vocazione, perché non risponde a nessun richiamo superiore. Eppure, io continuo. Continuo perché, nel silenzio del mondo, sento l...
Nella Calabria rurale " a vrodata" non era folklore ma ingegneria domestica: oggi la guardiamo con disgusto, allora era economia reale. E forse il vero spreco contemporaneo è non capire più il senso delle cose.
Oltre le luci: cosa resta del Natale 2025? Le luci del Natale 2025 iniziano a spegnersi, lasciando spazio a quel silenzio sospeso che precede la fine dell’anno. Per chi, come il sottoscritto, è cresciuto frequentando i salesiani, questo è il tempo dell’"esame di coscienza". Non una pratica punitiva, ma un esercizio di verità: fermarsi a fine giornata — o a fine ciclo — e chiedersi, con onestà brutale, se di fronte ai problemi del mondo abbiamo fatto la "cosa giusta".
di Franco Cimino Ora che il Natale è arrivato, e che più breve si farà nella sua giornata propria, quella di oggi, il venticinque e poi il ventisei, ci riposiamo dalle fatiche di questa lunga vigilia, nella quale, oltre agli inutili soldi spesi, hanno pesato gli auguri che abbiamo fatto e quelli che abbiamo ricevuto. Le domande che, tra il sonno e la pigrizia, puntualmente ritornano sono quelle di sempre: «Ma abbiamo fatto gli auguri a tutti? Mannaggia, ho dimenticato di farli a quello, a quella, al mio amico e a quel mio parente: chissà cosa penseranno di me». E un’altra, quasi uguale: «Ma Tizio, Caio, Sempronio e quel mio amico lì, quella ragazza, quel mio vecchio compagno di scuola… gli auguri non me li hanno fatti. Ora che ci penso, non me li hanno proprio ricambiati». Gli anni scorsi ho fatto anch’io così. E mi sono rovinato il Natale. Se non proprio rovinato, di certo l’ho molto infastidito. Io oggi, invece, anche per ripararmi da questi piccoli tormenti, voglio ...
Buon Natale Italia! Il Bel Paese alle prese con il “sì” che divide e i simboli diventano politica. L’eliminazione dell’esclamazione finale dall’Inno di Mameli riapre il dibattito sul rapporto tra forma e sostanza nell’azione delle istituzioni. Una scelta filologica che molti percepiscono come un gesto superfluo, soprattutto in un momento in cui il Paese chiede ben altre prove di serietà costituzionale.
M entre la retorica invita alla pace e alla solidarietà, la realtà mostra un mondo piegato da logiche di dominio, guerre e soprusi. Dalla Groenlandia contesa per “sicurezza” alle armi vendute come garanzia di stabilità, fino alle stragi in Gaza e ai conflitti dimenticati in Ucraina, Congo e Myanmar: la barbarie resta inaccettabile, anche quando colpisce una sola vita. Il Natale dovrebbe essere il tempo della bontà, della sospensione dei conflitti e della ricerca di un senso comune di umanità. Eppure, anno dopo anno, la cronaca ci ricorda che la retorica della pace resta confinata nelle parole, mentre i fatti raccontano altro. Gli esempi arrivano dall’alto, da quella classe dirigente che, forte di un potere costruito su basi ambigue e spesso prive di verità, tenta di imporre la propria volontà al mondo. La proprietà privata diventa terreno di conquista: basti pensare alle dichiarazioni di Donald Trump sul desiderio di acquisire la Groenlandia per motivi di “sicurezza ...
di Franco Cimino È arrivato Natale. Eppure molti, taluni tra questi, non lo sentono. Natale è la festa più attesa dell’anno. Da tutti: credenti e non. E, in particolare, dai laici interroganti. È la festa della stanchezza che si risolve nel riposo. La stanchezza di questa umanità che si muove disordinatamente in milioni di particelle, ciascuna in una direzione diversa dall’altra. Tutte senza meta. Uomini e donne, tutti spaventati dalle guerre: quelle combattute con le armi e quelle quotidiane, senza armi che sparino o bunker in cui nascondersi. La guerra che la ricchezza muove contro la povertà, umiliando i poveri, ricattandoli e, in più, colpevolizzandoli della loro condizione, per non aver saputo resistere al duro scontro, sempre in atto, per l’acquisizione — in qualsiasi modo avvenga — di quote di potere e di ricchezza. Natale è la festa del dolore che non si spegne. Per i cristiani sfiduciati, ma non rassegnati, è quella del Venerdì Santo che si è fermato al sabato e non...
Un dolce antico della tradizione calabrese, croccante e profumato di miele, che porta in tavola il sapore autentico delle feste di casa. Nella credenza della cucina, da un vecchio quaderno spunta un foglio spiegazzato. Sembra quasi chiamarmi: “tirami fuori, fammi respirare” . Lo accontento. È piegato a metà e, tra i quadretti azzurrini del quaderno di mia nonna, leggo: tardiddhi e natala . Gli strufoli di Natale.
Attraversare il guado: l’umanità davanti al proprio bivio. La crisi dell’umanesimo nell’epoca dell’individualismo globale Dai conflitti internazionali alle tensioni interne, il mondo sembra aver smarrito la capacità di riconoscere l’altro. Eppure è proprio da qui che passa la possibilità di un futuro condiviso. Viviamo in un tempo in cui l’umanità sembra essersi fermata sulla riva di un fiume in piena. Da una parte c’è ciò che siamo diventati: individui iperconnessi ma isolati, consumatori più che cittadini, spettatori di tragedie che scorrono sullo schermo con la stessa leggerezza di un intrattenimento. Dall’altra parte c’è ciò che potremmo essere: una comunità capace di riconoscere la dignità dell’altro come fondamento della propria. In mezzo, il guado che dobbiamo attraversare. E non c’è molto tempo per decidere se farlo. Il modello culturale dominante ci educa a guardare al nostro ombelico. È un sistema che premia la competizione, la visibilità, il vantaggio immediato. ...
HAI RAGIONE, PRESIDENTE: LA DEMOCRAZIA È IN PERICOLO, MA NON SI SALVA DA SÉ. QUESTA VOLTA I SUOI NEMICI SONO PIÙ FORTI. Di Franco Cimino. Ho ascoltato il discorso del Presidente della Repubblica, pronunciato ieri al Quirinale in occasione del saluto e degli auguri di buon Natale alle diverse autorità nazionali. Come sempre, o quasi sempre, mi sono emozionato e mi sono nuovamente lasciato affascinare dalla sua parola, nutrita di cultura e di sensibilità democratica. E ancora una volta lo ringrazio per le parole che, con coraggio, ha pronunciato su principi etici e politici ormai quasi messi da parte nel mondo politico, e anche all’interno delle istituzioni. In particolare nel Parlamento, divenuto ormai luogo di risse e di aggressioni brutali, di propaganda becera che trasporta l’odio reciproco e l’odio nei confronti dei cosiddetti nemici all’interno della società, avvelenandola dello stesso odioso sentimento. Ieri Sergio Mattarella si è soffermato sul tema della Democrazia. D...
Nel legno vivo del burattino si specchia l’uomo naturale di Rousseau e la vitalità dionisiaca di Nietzsche, sospeso tra l’innocenza selvaggia e le regole della società.
Nel quartiere marinaro fervono i lavori per l’evento che illuminerà la città. Tra tralicci che si innalzano e curiosi che osservano, cresce l’attesa per uno spettacolo che promette emozioni. E intanto, tra un passo e l’altro, si insinua una domanda: cosa ci riserva il futuro prossimo? Racconto breve: "Aspettando il pescato" I preparativi fervono, il ritmo è serrato. Le maestranze si muovono con precisione, ognuno al proprio posto, ognuno con il proprio compito. Ma non tutti partecipano a questo affaccendarsi: c’è chi, voltando le spalle al trambusto, si gode il sole in silenzio. I gabbiani, spettatori indifferenti, sembrano ignorare il mondo degli umani. Non attendono palchi né riflettori. Aspettano solo il ritorno di chi ha sfidato la notte, issando reti sotto il lume tremolante delle lampare. Sanno che, se la fatica ha avuto fortuna, ci sarà anche per loro una parte del bottino. Issare le reti non è un gioco. Non è una festa. La festa, per entrambi, arriva solo quand...
Sandokan e l’Italia che non si vede: la Calabria mancata e il potere delle fiction La serialità televisiva ha trasformato regioni come Sicilia e Puglia in scenari narrativi globali, ma la Calabria resta ai margini, pur avendo paesaggi capaci di incarnare l’esotismo e la forza epica delle storie di Salgari. Dalla costa di Squillace alle vasche di Cassiodoro, dall’entroterra montano alle due sponde marine, la Calabria avrebbe potuto offrire scenari unici per Sandokan e altre grandi produzioni. Un’occasione mancata che apre il dibattito sul ruolo delle fiction come strumento di valorizzazione culturale e turistica dei territori italiani.
L’attenzione dei catanzaresi è tutta concentrata sull’Area Teti. Lì si sta preparando il grande evento del Capodanno Rai 2026. L’area del quartiere Lido è diventata un vero e proprio cantiere, con il montaggio di un palco imponente che ospiterà il tradizionale spettacolo televisivo “L’Anno che Verrà” trasmesso in diretta nazionale mentre l'anno che va via non porta con sè definitivamente gli affanni dei calabresi e degli italiani. Ma questa un'altra storia. Adesso rallegriamoci. Sorridiamo con la musica folk del nostro menestrello Otello Profazio: "vena natali e non ajiu dinari mi pigghjiu na pippa e cominciu a fumari..." Intanto qualcuno dell'accoglienza, ristoratori e alberghi, nel circondario qualcosa la mette da parte visto che: Per montare il palco : una struttura enorme, circa 50 metri di larghezza e 18 di altezza, con oltre 700 mq di impalcature metalliche che, per portare il tutto a Catanzaro sono arrivati 20 bilici carichi di materiale. L' Organ...
Blog personale o fonte storicizzata per divulgare bellezza senza vanagloria? Spesso ci chiediamo: è più affidabile un blog personale, con la sua autenticità e immediatezza, o una fonte storicizzata, validata e riconosciuta? La verità è che entrambe hanno un valore, ma da sole rischiano di lasciare zone d’ombra.
La protesta studentesca come termometro democratico. Quando il potere etichetta invece di ascoltare, tradisce la funzione più alta dell’istruzione: formare cittadini capaci di pensare, non sudditi pronti ad obbedire.
La dittatura del bello tra Estetica, potere e manipolazione dei sensi. Quando la percezione del bello diventa un’arma di controllo, l’estetica si trasforma da esperienza libera e sensibile in strumento di dominio, capace di orientare gusti, pensieri e comportamenti collettivi.
"substrati, part. courtesy ©mario_iannino" Per secoli l’arte e la filosofia sono state dominio delle élite emancipate dai bisogni materiali. Oggi, la sfida è trasformare quel patrimonio in un bene condiviso, accessibile e vitale per tutti.
Quando la fede diventa arma di conflitto. Leader improvvisati e comunità chiuse trasformano la spiritualità in battaglia, mentre l’inclusione diventa minaccia. C’è un filo sottile che lega i raduni religiosi di provincia alle grandi piazze politiche: il bisogno di un capo, di una voce che indichi un nemico e trasformi la confusione in battaglia. Non importa se si tratti di un parroco scomunicato o di un leader improvvisato: ciò che conta è la promessa di un’identità forte, di un “noi” contrapposto a un “loro”.
M’immergo in un mondo fantastico, comunque non nuovo, ma ogni volta che entro e osservo e come se fosse la prima volta, mi lascio rapire dall’atmosfera. E, non è azzardato se dico che mi sento come Alice nel paese delle meraviglie. È una fucina creativa: Sul tavolo da lavoro c’è un'opera d'arte astratta realizzata con tecnica mista, montata su un cavalletto. Il lavoro è composto di strati di carta accartocciata — probabilmente giornali — incollati su un supporto di cartone che sopperisce alla tela e arricchiti con spessi strati di pittura e altri materiali, creando una superficie tridimensionale e tattile. Lo sfondo rivela un ambiente creativo attivo, con barattoli, contenitori e altri strumenti da lavoro artistico. L’opera sembra esplorare il caos e la stratificazione della comunicazione visiva, forse evocando frammenti di memoria, informazione o emozione. Il suo stile astratto e materico invita a una lettura personale e sensoriale. Che meraviglia! Essere nello studi...
Quando la gestione ordinaria diventa straordinaria Dicembre a Catanzaro: il Comune affida a una società di Bologna servizi di segreteria, portineria e web per il Complesso monumentale del San Giovanni, con un impegno di 11.000 euro. Una cifra che solleva interrogativi sulla scelta di un affidamento esterno e sulla capacità delle realtà locali di offrire gli stessi servizi.
"Ciao, abbiamo bisogno di ricevere i dati catastali dell’immobile per cui hai attivato il nuovo contratto di fornitura o richiesto la modifica del contratto in corso, come previsto dalla normativa. I dati catastali servono a identificare l’immobile in cui è attiva la fornitura e sono riportati all'interno della visura catastale, un documento rilasciato dall'Agenzia delle Entrate." Ma dico, questo non doveva essere il governo delle semplificazioni? Siamo censiti e monitorati costantemente, eppure basta una semplice variazione in una delle utenze che se pur attive da oltre 20/30 anni si chiedono di dati catastali. Ma lo capite che così non fate la guerra agli evasori ma rompete i già precari equilibri di quanti non hanno dimestichezza con la burocrazia? Ecco, basta poco. Basta una comunicazione del genere a mettere in fibrillazione chiunque abbia per necessità operato una scelta nel mercato libero nonostante sia utente censito dallo stesso fornitore che ora si...
Dallo sfruttamento occultato dei braccianti alle guerre che trasformano città in cimiteri, passando per l’arroganza dei poteri che colonizzano e invadono: il vero scandalo non è solo ciò che accade, ma la nostra indifferenza, la perdita dello stupore e dell’indignazione. Quando la brutalità diventa routine e non ci scuote più. "courtesy ©mario_iannino2025"
Il divino ch’è in noi. Tu sei quello che pensi. I tuoi pensieri formano la tua personalità e nel tempo costruisci una struttura mutevole ma sempre protesa all’ascolto e alla comprensione se il tuo intento è questo. Di contro, tutto ciò ch’è negativo. Quindi la negazione anche fisica del “nemico” in sintonia con le sovrastrutture che ha alimentato e fatto crescere dentro e fuori di te. Il conflitto sembra essere appagante in una società che cresce nel culto del “super-io”. Fare rumore. Scontrarsi. Intessere giri di parole alternando alti e bassi pur di apparire. Trovare o inventare un nemico. Sono atteggiamenti fuorvianti che allontanano dal divino che è in noi. Le sensibilità non possono convivere con le violente azioni fisiche o verbali. Le seconde risultano ancora più deleterie delle prime quando profferite in contesti che dovrebbero rappresentare la Bellezza e le altitudini del Pensiero. La cultura, l’arte, quindi tutte le espressioni alte del pensiero dovrebbero volar...
Il muro contro muro che impoverisce il dibattito. Quando la cultura diventa censura: il rifiuto di confrontarsi tradisce lo spirito democratico. Alla fiera del libro si è consumata una polemica che va oltre la cronaca: alcuni autori, autodefinitisi “democratici”, hanno scelto di non presentare i propri lavori accanto a una casa editrice etichettata come di estrema destra. Una decisione che, più che difendere la democrazia, rischia di svuotarla del suo senso più autentico. La democrazia, come ricordava John Stuart Mill , vive di confronto e di libertà di espressione: “Se l’opinione è giusta, si priva la verità della possibilità di emergere; se è sbagliata, si perde l’occasione di confutarla”. Imbavagliare teorie, per quanto discutibili, non significa confutarle: significa sottrarre al pubblico la possibilità di valutarle criticamente. La contestazione, se autentica, deve avvenire sul piano culturale. Voltaire ammoniva che la vera forza della ragione sta nel difendere il diritt...
L’arte dei cesti e la voce delle fiumare Da sempre, l’arte di intrecciare i cesti nasce dalla natura. I maestri cestai scelgono con cura i materiali: vimini, olmo, ulivo e salice danno forza e flessibilità alla struttura, mentre le canne completano la costruzione, rendendo il cesto solido e armonioso. La raccolta non è mai casuale: segue i ritmi della luna e delle stagioni. In luna calante si tagliano i rami e si raccolgono le canne, soprattutto tra gennaio e febbraio. Il vimini, invece, si cerca lungo i corsi d’acqua da giugno fino ad aprile. Nei mesi estivi, tra luglio e fine agosto, il vimini si presta alla decorticazione , che lo trasforma nel prezioso vimini bianco , più fine e delicato. Una volta raccolto, il materiale è trattato con pazienza: il vimini si priva delle foglie, si seleziona per grossezza e lunghezza, si lega in piccoli fasci e si lascia asciugare in verticale. Quando arriva il momento di lavorarlo, viene immerso in acqua per alcuni giorni, così da rend...
C’era una volta, in Calabria, un mondo che oggi sembra lontano ma che vive ancora nella memoria dei gesti e degli oggetti che hanno accompagnato vite. Riflessione sul sapere antico: i lavori di una volta, abitudini e stili di vita in Calabria. Il catoio, con il suo soffitto basso e i panieri sospesi, era un microcosmo di vita antica. Lì dentro, tra la penombra e l’odore di salice bagnato, si consumava un rito che non era soltanto lavoro: era memoria, era filosofia incarnata nei gesti. L’uomo che intrecciava vimini e canne non faceva solo cesti, ma tesseva un legame invisibile tra la natura e la comunità, tra il sapere dei vecchi e la necessità dei giovani.
Tra intrecci di salice e trame di consumo. Dal basso soffitto pendevano tanti panieri, allineati, che lo nascondevano quasi del tutto alla vista. La luce del giorno, filtrata dalla portafinestra, non permetteva di distinguere bene cosa ci fosse dentro il catoio, ma lui si muoveva con naturalezza: conosceva il posto di ogni cosa, tutto ciò che gli serviva per intrecciare vimini e canne. Stava seduto su una sedia impagliata, bassa, quasi da bambini. Con gesto sicuro allungava le braccia, afferrava i rami di salice, formava un ragno e intrecciava cesti bicolori con le strisce di canna raccolte puntualmente a fine gennaio, nel freddo e sotto la luna calante.
Alma mater , la più antica e storica università nel mirino del governo . ma questi se la prendono con tutti quelli che non dicono di sì ai loro capricci proprio come i bambini viziati. Sembra un commento critico sul rapporto tra istituzioni accademiche storiche e il potere politico ed in effetti lo è! L’Alma Mater Studiorum di Bologna, fondata nel 1088, è considerata la più antica università del mondo occidentale ancora in attività. Proprio per il suo valore simbolico e culturale, ogni tensione con il governo assume un significato che va oltre la singola vicenda: diventa un confronto tra autonomia del sapere e logiche di potere. non solo in Italia. allora c'è da chiedersi: Perché l’università è spesso “nel mirino” dei governi? Perché l e università rappresentano luoghi di pensiero critico e indipendente e possono diventare centri di opposizione culturale o politica. per queste semplici ed elementari ragioni la loro autonomia è vista come un ostacolo da chi preferisce consen...
Tra fiction televisiva e realtà politica Mentre la tv rilancia vecchi eroi d’avventura, la politica inventa nuovi antagonisti: questa volta tocca all’Alma Mater. E, m entre scorrevano le solite strisce pubblicitarie che annunciavano il ritorno di Sandokan, il tigre della Malesia, ecco che dalle stanze del potere arrivava l’ennesima sfuriata governativa. Non contro pirati o corsari, ma contro un “nemico” ben più insolito: l’Università di Bologna. Il rifiuto dell’Alma Mater di attivare un corso di Filosofia riservato agli ufficiali dell’Accademia di Modena è stato subito trasformato in un caso politico. Il governo ha agitato lo spettro dell’ideologia, accusando l’ateneo di chiusura e arroganza. Ma la realtà è meno romanzesca: l’università ha semplicemente difeso il principio che la formazione accademica non si riserva, non si privatizza, non si piega a logiche di potere. Così, mentre la televisione ripropone vecchi miti d’avventura, la politica sembra inventarne di nuovi, trasf...
Il rifiuto dell’Università di Bologna di attivare un corso esclusivo per gli ufficiali di Modena non è una chiusura ideologica, ma la difesa del principio che la formazione accademica resta pubblica, inclusiva e aperta a tutti. sulla vicenda dell’Università di Bologna e il corso per i militari: La polemica non riguarda tanto l’accesso dei militari all’università, quanto il principio di equità e la missione dell’istruzione superiore. L’idea di un corso “riservato” agli ufficiali ha sollevato dubbi sulla compatibilità con l’autonomia accademica e con il carattere pubblico dell’università. La vicenda del corso di Filosofia negato dall’Università di Bologna agli ufficiali dell’Accademia di Modena è diventata un caso politico e culturale. Il governo ha parlato di “atto incomprensibile” e “lesivo dei doveri costituzionali”, mentre l’ateneo ha ribadito che nessuna iscrizione è stata mai negata : chiunque, militari compresi, può accedere ai corsi esistenti. Il nodo è un altro: la...
Chi siamo
Abbiamo aperto questo blog nell’aprile del 2009 con il desiderio di creare una piazza virtuale: uno spazio libero, apolitico, ma profondamente attento ai fermenti sociali, alla cultura, agli artisti e ai cittadini qualunque che vivono la Calabria.
Tracciamo itinerari per riscoprire luoghi conosciuti, forse dimenticati.
Lo facciamo senza cattiveria, ma con determinazione. E a volte con un pizzico di indignazione, quando ci troviamo di fronte a fenomeni deleteri montati con cinismo da chi insozza la società con le proprie azioni.
Chi siamo nella vita reale non conta. È irrilevante.
Ciò che conta è la passione, l’amore, la sincerità con cui dedichiamo il nostro tempo a parlare ai cuori di chi passa da questo spazio virtuale.
Non cerchiamo visibilità, ma connessione. Non inseguiamo titoli, ma emozioni condivise.
Come quel piccolo battello di carta con una piuma per vela, poggiato su una tastiera: fragile, ma deciso. Simbolo di un viaggio fatto di parole, idee e bellezza.
Questo blog è nato per associare le positività esistenti in Calabria al resto del mondo, analizzarne pacatamente le criticità, e contribuire a sfatare quel luogo comune che lega la nostra terra alla ‘ndrangheta e al malaffare.
Ci auguriamo che questo spazio diventi un appuntamento fisso, atteso. Come il caffè del mattino, come il tramonto che consola.
Benvenuti e buon vento a quanti navigano ogni singola goccia di bellezza che alimenta serenamente l’oceano della vita. Qui si costruiscono ponti d’amore.