Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

SOFIA, IL DOLORE DELLA MAMMA E LA GUERRA DELLA MADRE “ RAPITRICE”

 

di Franco Cimino.

E penso a te, mamma, che ti sei vista strappare la tua bambina dalle braccia. Al tuo immane dolore, io penso. E alla paura tua e del padre, che ancora mi fanno tremare le mani e le gambe, all’idea che a me padre potesse essere inflitta una cosa così devastante. Penso ai tanti genitori, che hanno, in un qualche momento, anche per un solo momento, temuto di perderlo, il figlio. E per motivi, i tanti e diversi, che ti fanno ghiacciare il sangue, trapanare la testa, all’idea che davvero non ci sia più. 

E penso a quelle madri e a quelle madri, che il figlio l’hanno perduto per sempre. Rapito da uomini brutti, esseri “ bestiali”. Ovvero, rubato alla vita da quei mali diversi, che su una strada anonima e su un letto sudato, su un campo asciutto sono stati sequestrati. E a casa non vi hanno più fatto ritorno. E penso alle tante mamme cui è accaduto lo stesso drammatico fatto, con esito opposto al tuo. A quei bambini e bambine non restituiti e non ritornati, nell’attesa interminabile di vederli tornare un giorno pur se lontano. Ché è sempre il primo quello che riabbraccia un figlio perduto. E penso, vibrando di battiti più forti, sulla pelle e nel petto, alla gioia di rinascere dalla tua morte non appena la tua bambina, come se dal Cielo, ti è caduta sul ventre dal quale era da poco uscita. Sarai una mamma più felice ancora, accanto ai due bambini e agli altri se verranno, stretta al tuo compagno, il cui volto di fanciullo, ho visto anch’io, oggi, dalle mille immagini, che di lui il mondo ha diffuso.  Penso a Sofia, che crescerà Donna. La più bella tra tutte le donne. Alla sua bellezza di persona, che donerà amore all’umanità, che incontrerà nella vita. E penso anche a te, madre che avresti voluto esserlo rubando la figlia alla propria madre. Alla disperazione, che ti ha portato a questa assurda follia di creare la tua falsa felicità sulla infelicità di altri.  A diventare madre bugiarda crescendo, se ti fosse riuscito, una figlia che non sarebbe mai potuta essere tua. Al dolore, invisibile e apparentemente sconosciuto, che le avresti arrecato. Ché anche i figli sono come le madri, sentono sulla pelle e nel respiro che quella madre innaturale le ha tolto la mamma vera. Penso però al tuo dolore disperante di non essere potuta diventare mamma. E al contrasto di sentimento con la generosità di poterlo diventare, madre,  accogliendo un figlio che ti sarebbe stato donato dalla condizione, comune a migliaia di bambini, abbandonati dall’orfananza o dalla irresponsabilità di chi l’ha partorito.  E questi, crescendo tra le tue cure, ti avrebbe amata come il figlio che ti sarebbe diventato. E penso al piccolo gruppo di “salvatori”, eroi di un mondo che di eroi non dovrebbe averne bisogno, che ti hanno raggiunto in tempo per salvarti da un peccato più pesante del reato che hai commesso. Penso, non ancora per finire, alla straordinaria partecipazione di un’intera Città e alla commozione di una gran parte dell’Italia, che ha trepidato per la sorte di Sofia. Ed oggi, con dispiacere penso alla trasformazione di quel sentimento genitoriale, in rancore punitivo nei confronti della rapitrice di maternità.  Di conseguenza, non penso ma, sento un profondo sentimento di pietà per quella donna. Io non sono nessuno per esprimermi sul dolore vero del grave fatto da lei prodotto, da sola o con chi non mi interessa molto. Non sono stato vittima di quel gesto sciagurato e non riesco neppure per un secondo a mettermi nei panni del padre di Sofia. Sento, tuttavia, un dolore aggiuntivo, un senso di comprensione per quella povera donna, folle di una disperazione assurda, scellerata da un sogno inammissibile. Sento che, fatta salva la legge e il rispetto che ad essa si deve, a tutela anche della comunità intera, la donna che voleva rubare un bambino, possa ricevere una carezza e una parola buona. Solo questo. E la cancellazione immediata del rancore sociale. Quello che ci fa sempre partecipi di un dramma  altrui per il solo giorno della sua carica emotiva. Ché domani è sempre quello della solitudine di chi l’ha subito.         

                                              Franco Cimino

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