Gatti topi e grilli parlanti

 

Considerazioni di un disilluso di provincia.


"come i gatti con il topo"


Analizzando i fatti devo ammettere, anche se con ritardo, che le forze messe in campo da qualcuno sono state e continuano ad esserlo granitiche. Volontà irremovibili impediscono l'accesso dalla porta maestra in città.

No. Mi dicevo. Non può essere. Se dovessi credere che qualcuno o qualcosa impedisca la libertà di pensiero e di azione in una democrazia come la nostra sarebbe avvalorare la tesi del complotto. Ma poi, perché? Chi potrebbe avercela con me? Faccio forse paura? Ed a chi? Fino ad ora le mie esternazioni, fatte, a volte, con veemenza eccessiva non volevano essere atti d'accusa personalistici ma spunti, suggerimenti affinché si potessero raggiungere effetti migliori. Insomma, voleva essere un invito collaborativo. Volontà di unire le forze per incrementare le aspettative e gioire dei risultati raggiunti, insieme.

Si è detto di me che sono un povero ignorante, vanaglorioso e stupido. Un dittatore pieno di sé! Che non transige.

Sono cosciente: non ho una grande cultura. Molte sono le lacune da colmare. 

Ho molto da apprendere! Ed è per amore della conoscenza se pongo interrogativi che vanno direttamente al punto e, proprio per questo, possono sembrare critica spocchiosa.

Beh, in quanto a stupidità, chi non lo è? Io lo sono senz'altro per avere donato e riposto fiducia in chiunque 

La fiducia riposta in persone malfidenti, superficiali e ambigui con una buona dose di cattiveria diventa strumento fertile per le malelingue depositarie di verità distorte. 

Personaggi che pur di guadagnare la fiducia vendono al primo acquirente notizie confezionate su misura assecondandone umori ed epilogo di quanto gradisce udire.

A mia discolpa affermo di essere stato leale con chiunque. Nel mio universo non ci sono nemici di nessuna natura! Niente nemici, antagonisti politici o culturali. Per me è importante il dialogo e se scade nello scontro verbale, certamente non è colpa mia.

Ma si sa: "u troppu bonu è fissa". L'ingenuità è sinonimo di stupidità in certi ambienti. 

Ho lavorato in silenzio. Portato avanti idee sempre pensando al bene comune. 

Non c'è chi ha per certo la verità in tasca. Gli errori si fanno in ogni dove.

Saggio è chi sa come e quando colmare le lacune, volute o involontarie. Gli errori fatti per eccesso di zelo sono comprensibili.

Sembra, però, visti i fatti, che la diffidenza sia un animale duro a morire. E ancora peggio, quando il sospetto alimentato dalla diffamazione collettiva imprigiona e getta le chiavi nel limbo dell'oblio, per i malcapitati non v'è possibilità di redenzione.

Le male lingue hanno tessuto prigioni talmente granitiche da inglobare e uccidere il buon senso collettivo.

La delazione, erroneamente si pensa, quando non programmata per scopi utilitaristici al fine di curare interessi propri, sia una frivola esercitazione tra comari pettegole; un modo innocuo per trascorrere qualche ora. Non è così!

La parola uccide più della spada!, e la possibilità di redenzione dei peccati veniali di chiunque non sono errori emendabili ma colpe schiaccianti.




“Restavi all'ormu”. Sono rimasto con un pugno di mosche in mano. Nonostante la mia intenzione fosse diversa .

Da noi, in Calabria, nei giochi di società, s'inserisce un po' di quella filosofia di vita pratica.

Nel gioco combinato di briscola e tressette i giocatori diventano giudici e sottomessi. Allestiscono inconsapevolmente il teatrale dualismo tra padrone e dipendente. 

Si consuma Il rito atavico, tra il potente vincitore che comanda e dispone e il subalterno, reo di avere perso, che ubbidiente subisce le decisioni. 

Chi decide le sorti e chi subisce i responsi.

Tra i giocatori di carte, diventa un esercizio di potere se decidono di giocarsi la posta in “patruna e suttha”.

 Chi vince decide se elargire un bicchiere di vino e gassosa, oppure birra, al perdente. 

Nel grande gioco ché la vita 

La bontà d'animo o la misera personalità del vincitore è immediatamente tangibile: se è un uomo saggio gode insieme ai vinti concedendo loro un sorso del bene messo in tavola giacché acquistato con il contributo dei partecipanti, viceversa è un misero negletto che necessita di essere rieducato alla socialità.

Purtroppo la miseria umana non ha confini. 

Ho guardato in faccia e accettato la realtà.

Una realtà cruda e nuda! Che elenca di quanta volgarità materiale si componga l'essere umano dozzinale: la massa, composta da personaggi comuni dotati di individualità cresciuta in misura direttamente proporzionata ai bisogni materiali sa essere cattiva.

L'individualità è prerogativa assoluta di chi pensa di essersi fatto da solo e gli altri, estranei e, perciò esclusi dal suo cosmo mentale, falliti indegni di rispetto.

Chi, cinicamente, assoggetta le sue azioni manovrato dall'esigente modello egocentrico, perché ha forgiato il carattere sull'esempio delle personalità vincenti, impone per sua natura modelli consoni all'utilitarismo pragmatico presente in tutti i campi d'azione.

Queste le considerazioni che affollavano la testa del vecchio canuto.

“A la fhina da vinddigna ...”. Ripeté a sera, il vecchio dalla lunga barba e dai tristi ingombrati pensieri. Alla fine, non mi interessa più niente. disse risoluto. domani il sole tornerà a sorgere nonostante noi.

Quando il tempo è passato e con esso i sogni che hanno vestito di bellezza i pensieri e le azioni, ogni reazione è inutile. Com'è inutile gettare i confetti ai porci. Disse con stizza. Il vecchio saggio si lasciò sopraffare dallo scoramento. 

“Quandu u ciucciu on vò mu viva è inutila ca u frischi!”. Diceva mio nonno buonanima: inutile insistere: quando l'asino non vuole intendere di bere è inutile che lo porti all'abbeveratoio e lo inviti a bere emettendo il sibilo. E ritrovato il senno socchiuse le palpebra e invocò 

Pace. Perché Il mondo continua anche senza di noi: saggi grilli parlanti; gatti; topi; predatori, prede...

e misere iene ridens s-parlanti

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