Quando ancora non era arrivata l'ondata dell'eco americano e la festa dei morti era un'usanza che oscillava tra religiosità e folklore, in Calabria si ricordavano i defunti così: Senza maschere, balli, canti e vestiti dedicati all'horror sornione dettati dal consumismo sfrenato. In modo diverso, meno festaiolo, anzi per niente festaiolo e più raccolto. Il giorno dei morti era vissuto come un momento d'intimità vera che riportava il pensiero all'amore viscerale nutrito in vita e stroncato dalla morte nella semplicità assoluta di quanti aspettavano devotamente la festa. Uno stato sociale semplice che sciorinava di casa in casa nenie e candele accese poste alle finestre per indicare la strada ai cari che tornavano in quella notte a far visita ai parenti rimasti sulla terra.
Non so voi ma io quando assaporo una pietanza non sto lì ad analizzarne i risvolti terapeutici, le calorie e i benefici che apporta alla chimica del mio laboratorio interno. Penso a quanto sia gustosa e se soddisfa le esigenze organolettiche dei sensi in quel preciso momento. Se poi è utile, come recita buona parte di letteratura nutrizionista, nei casi di stipsi, stanchezza, spossatezza, dolori muscolari, nausea e problemi digestivi corroborata da studi scientifici, ancora meglio! Considerato che gli elementi, come nella pietanza che ho appena finito di degustare, a base di nero di seppia, non solo contiene un’alta percentuale di melanina, responsabile della pigmentazione di pelle e capelli, ma è ricca anche di molte altre sostanze che apportano beneficio all'organismo tanto da essere utilizzato per alleviare diverse patologie, non può fare altre che rallegrarmi.
Tra contraddizioni e guerre intestine trascorrono i giorni. I rapporti sono deteriorati anche negli aspetti semplici dei contatti giornalieri tra conoscenti. Gli sconosciuti o peggio gli stranieri sono visti come potenziali nemici. Lo sgambetto o la pedata nascosta inopportuna è prassi. I decessi per cause naturali non lasciano spazio alla riflessione neppure quando il lutto è in casa. Da tempo ormai assisto alla dipartita ineluttabile di conoscenti e amici. Alcuni sono andati da tempo ma i loro ricordo rimane vivo accompagnato da espressioni indissolubili dal loro aspetto fisico. “ Eravamo convinti di fare baldoria e festeggiare la riuscita con belle donne e champagne e siamo finiti a pugnette e gassose” . Questa frase goliardica ma molto esaustiva nel descrivere amarezza per le aspettative deluse riposte in un progetto a cui si teneva molto la ripeteva un carissimo amico: Quirino Ledda. Bastava questa simpatica frase per risollevare il morale frantumato dalle avversità momen...
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A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori.
Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente.
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