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Sabato 23 marzo 1985. Peppino Papaleo, lo ricordo come se fosse oggi mentre mi porge in silenzio alcuni fogli freschi di tipografia. Lui non parlava molto. Gli piaceva ascoltare e scrivere sul “suo giornale” indipendente: un foglio stampato avanti/retro: “ L’Opinione ”, voce fuori dal coro e, nel modo di condurre certe tematiche, anche “rivoluzionario”. Con orgoglio e passione scriveva di politica e cultura sempre attento al territorio e agli eventi potenzialmente vocati alla crescita della collettività.
Dopo il voto sulla manovra economica che ha indotto Berlusconi a salire le scale del Quirinale e promettere le dimissioni, niente è cambiato di fatto in Italia. La classe politica che ha mal governato e ingrossato nel tempo il debito pubblico continua a gestire il potere, alzare la voce e imporre decisioni settarie. L'opinione pubblica mondiale guarda incredula all'affaire Italia, alla sua classe dirigente e si chiede come mai i cittadini ancora sopportano simili azioni. dal canto suo, l'Economist britannico pubblica in copertina una stampa impietosa da festino romano (tema ampiamente sviluppato nei baccanali dai pittori del barocco) per significare disappunto e humour tra classicismo pittorico e contemporaneità dei costumi, elementi che hanno trascinato Berlusconi lungo la via del declino. Ma davvero è tutta colpa di Berlusconi e del suo stile di vita? Sia ben chiaro: certamente un leader deve essere più attento all'immagine pubblica, essere Guida indiscussa ed ...
Quale articolo è meno allarmante? Difficile dirlo! Tutti, nessuno escluso, da sempre i giornalisti toccano problemi inquietanti che hanno portato la comunità alla disgregazione sociale. Forti contro deboli. Ricchi contro poveri e classe media che vacilla tra i due opposti. Per onestà intellettuale si deve ricordare che buona parte della cattiva politica è anche causa della chiesa e delle sue ingerenze mal camuffate. È risaputo che molti politici che dicono di ispirarsi ai dettami del Vangelo Cristiano predicano bene ma razzolano malissimo; basta osservare le disparità sociali ingigantite dai provvedimenti economici e finanziari dei vari ministeri per comprendere chi sono. Senza sottacere l’incapacità culturale e politica di certi ministri che ripetono con forza certezze infondate, tant’è che se le rimangiano dopo qualche giorno, vedi tagli sulla cultura e la scuola. E l’arroganza di certe lobby che pur di macinare affari dimettono poli industriali causando nuo...
Chi siamo
A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori.
Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente.
La nostra linea è semplice:
nessuna pubblicità
nessun sensazionalismo
nessuna retorica
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Promuoviamo la bellezza.
Crediamo nella conoscenza condivisa, nella narrazione etica, nella forza delle comunità.
A ore 12 è un luogo aperto: un invito a leggere, pensare, partecipare. A ore 12 è un laboratorio di sguardi.
Una comunità che cresce attraverso le storie che decide di raccontare.
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E con essa il mondo, la società, il futuro che vogliamo vedere.