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Dialogo tra un allievo e un maestro sul valore del linguaggio e la realtà delle cose Allievo: Maestro, non riesco a capire perché oggi si debba stare tanto attenti alle parole. Un tempo era semplice: si diceva “uomo” e si intendeva l’umanità intera, senza bisogno di distinguere. E chi aveva una menomazione veniva chiamato “cieco”, “sordo”, “paralitico”. Ora invece sembra che si facciano le pulci a ogni termine, come se la forma fosse più importante della sostanza. Maestro: Capisco la tua impressione. È vero, un tempo il linguaggio era più diretto. Ma pensa: le parole non sono solo etichette, sono strumenti che plasmano la percezione. Dire “uomo” per intendere tutti, in realtà, ha reso invisibile la donna. E definire una persona solo con la sua menomazione significa ridurla a quella condizione, dimenticando che prima di tutto è un individuo. Allievo: Ma maestro, cambiare le parole non cambia la realtà. Chi è cieco rimane cieco, chi è paralitico rimane paralitico. Non è fors...
Ha ancora motivo scrivere, parlare della guerra in Medio Oriente , in Ucraina , Myanmar , Congo etc etc? Cambia qualcosa se dichiariamo tutto il nostro disappunto per il comportamento di Trump nel disattendere assolutamente il bon ton necessario che si confà tra capi di Stato e dà dello scemo al suo predecessore per avere sostenuto l’autodeterminazione a difendersi dall’invasore?
Strana architettura … un soffitto a forma di gradini non è cosa che si vede tutti i giorni. Mastro Ciccio abitava lì, Sotto i “distinti” del “militare” aveva casa. Dimorava insieme alla sua famiglia nell'alloggio ricavato sotto gli spalti e si prendeva cura dello stadio, spogliatoi compresi. Le divise dei giocatori appese ad asciugare al sole dalla signora Maria dopo ogni allenamento gocciolavano sui ciuffi d'erba. E sulle magliette c'era cucito il numero col rispettivo ruolo, dal n°1 al n°11. Portiere, terzino destro e sinistro, libero, mediano, ala, centrocampista, attaccante, punta. Sasà Leotta giocò nella catanzarese, fu punto di riferimento del settore giovanile e anche futuro allenatore. Una parte di storia! Dunque. Come lo è stato l'avvocato Nicola Ceravolo , il presidentissimo che seppe contornarsi di allenatori quali Gianni Di marzio, Seghedoni e giocatori come Mammì; Bui, Gori; Spelta; Banelli, Braca, Ranieri, Silipo; Palanca, Maldera e tanti altri che...
In volo non importa per dove. La destinazione in questa narrazione è irrilevante per le considerazioni che si intendono evidenziare per capire quanto sia mutevole la decisione dei dirigenti quando c'è in ballo l'economia aziendale e quanto questa possa ripercuotersi nella società attraverso la filiera interessata. La pandemia ci ha imposto regole ferree. Mascherine, distanziamento sociale, sanificazione. Queste le regole di base per evitare contagi. Le precauzioni non bastano mai. E c'è chi si è lasciato prendere dalla psicosi. Sarà per questo che l'aereo è semivuoto? Davanti a me molti posti lo sono. Lo stuart fa spostare una coppia nella fila davanti perché dietro erano a contatto pur nel rispetto della normativa anti-covid. Si siedono uno da una parte e l'altra dalla parte opposta. Occupano tre poltrone ciascuno. Lui si toglie le scarpe e si stende. I pedalini sono grigi in sintonia con le poltrone. Lei pure. Stende le gambe e le accavalla. Non ha ...
Aspettando la visita. Prima o poi capita a tutti. Essere costretti su una sedia in una sala d'attesa per ragioni di salute. Aspettare che qualcuno chiami ed entrare doloranti ma fiduciosi di porre fine alla causa del malessere. Capita a chiunque, prima o poi. Capita anche di dovere condividere gli spazi con altri pazienti e con i familiari dei pazienti. Bambini compresi. In questo variegato mondo di doloranti membra, almeno una volta si stava in rigoroso silenzio o al massimo si parlava a voce bassa per non disturbare il lavoro dei sanitari e anche per evitare ulteriori disagi agli ammalati in attesa. Adesso non è così! I costumi e l'educazione sono cambiati: Cellulari che lanciano allarmanti note. Persone che gridano al telefono. Bambini che giocano rumorosamente coi tablet. Gente che interroga internet e suggerisce analisi strumentali e terapie mediche specifiche per il malanno del congiunto in attesa. Un mercato! Sembra di essere in un mercato d...
Mi è stato sempre detto e insegnato che quando si fa una cosa buona e si è altruisti non necessariamente si deve sbandierare quanto fatto perché il bene non ha bisogno di pubblicità. Sei in pace per quello che hai fatto? ok. Tanto basta! Il seme è stato gettato. Ma ... Pare che ormai questi insegnamenti non siano più di moda. La rete cattura le menti. Imprigiona e uniforma i concetti in un semplice click. E se i like sono numerosi significa, sempre secondo l'attuale concetto webiano, che si è di tendenza, che hai raggiunto l'obbiettivo. Ritieniti soddisfatto/a almeno per 5' fino a quando un tuo contatto non ti supera. Sui social media si fa presto a indignarsi, stupirsi, strapparsi le vesti, essere buonisti e una volta off line ringhiare sonori vaffanculo a chi taglia la strada e non da la precedenza. Chissà, forse è la stessa persona che un attimo prima ci ha fatto commuovere e messo un like con tanti cuoricini. I collezionisti di like ci sanno fare....
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A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori.
Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente.
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