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giovedì 19 settembre 2013

Salario minimo serve a poco e non salva la dignità dei cittadini

Leggo che Giovannini, ministro del welfare, ha organizzato una squadra di tecnici per preparare una bozza, un piano, contro l'indigenza. In parole povere dovrebbero trovare un sistema per garantire un salario sociale ai più poveri compresi gli stranieri che stanno almeno da un paio di anni in Italia.

E fin qui niente da eccepire!

Lascia un po' pensare lo stato d'abbandono dei tantissimi esodati o senza pensione che si trovano fuori dal mercato del lavoro ma che, secondo i farraginosi conteggi degli esperti che basano la ricchezza o la povertà dei cittadini e delle famiglie sui certificati ISEE. rimangono senza soldi in tasca.

E, anche se per questo nuovo termometro sociale ci si basa sull'ISEE, il reddito reale dei singoli cittadini non è individuato davvero.

Ancora una volta si confonde la dignità, il diritto alla vita e si tenta di cancellare la macelleria sociale fatta fin qui dai governi con un assegno per gli indigenti. Quelli, per intenderci che non hanno neanche gli occhi per piangere. Quei disperati che rovistano nei rifiuti e nei cassonetti dei mercati. I senzatetto.

No, caro e stimato Ministro, premesso che gli assegni contro l'indigenza esistono da sempre nei comuni d'Italia, Lei dovrebbe interessarsi dei 50enni a salire occupati e disoccupati elargendo loro un equo compenso per vivere da nonni. Accompagnarli dignitosamente nell'età della quiescenza e fare largo ai giovani.

sabato 16 giugno 2012

Scalfari e Mauro interrogano Monti

Ascoltare Monti in diretta è positivo.

La sua pacata analisi chiarisce e elimina le frasi catastrofiste care a certo giornalismo che parla alla pancia dei lettori. Non c'è sensazionalismo nell'inflessione del professore. Le sue risposte pacate lasciano ben sperare anche se il suo arrivo a Bologna, protetto dalle forze dell'ordine, ha causato la reazione degli indignati che non accettano il suo modo di fare politica. Reazione subito contenuta dalle manganellate sedative della polizia calate sui manifestanti che volevano oltrepassare la linea rossa per contestare l'arrivo di Monti a Bologna.

Il professore ha risposto esaurientemente alle domande di due giornalisti d'eccezione: Eugenio Scalfari e Ezio Mauro, rispettivamente fondatore e direttore in carica del giornale “la Repubblica”.

Il presidente del consiglio Mario Monti è convinto di riuscire nell'impresa. Magari non in tempi stretti ma continuando su queste linee guida, senza farsi troppe illusioni come fatto fin ora, si riuscirà a superare la crisi nonostante il “cratere si sia ulteriormente allargato” attorno ai sacrifici imposti agli italiani.

Monti ha chiarito alcuni aspetti che in questi giorni hanno creato tensioni emotive nel paese e si è detto fiducioso nei confronti del decreto lavoro della Fornero perché anche lui è positivamente impegnato nel risolvere la questione dei lavoratori rimasti senza impiego e conseguentemente senza salario o pensione. Quindi, stando alle parole di Monti il decreto lavoro non riguarda solo gli esodati, parola che ha preferito non pronunciare, ma tutti quei lavoratori in sofferenza che sopravvivono nel limbo sociale dell'emarginazione.

Secondo il professore la Germania e la Merkel reagiscono al nostro modello di intendere il consumo fondato sul debito perché deleterio e non è approvato dalla mentalità tedesca. Concetto, tutto sommato, condiviso anche da Monti visti i risultati ottenuti dalla discrasia che ha generato il debito pubblico. I tedeschi sono convinti che il loro modello sia quello vincente, e tutto sommato hanno ragione. È importante accettare i ragionamenti altrui, d'altronde, sono passati tanti anni e siamo ancora alle prese con la questione meridonale mentre loro sono riusciti a riunificare le due germanie nonostante i problemi economici correlati al congiungimento delle due realtà. Senza dimenticare però l'impegno sostenuto dall'Italia.

Insomma, si è visto un Monti rasserenante che suggerisce di guardare con occhi benevoli il concetto tedesco e farne tesoro.
Quindi non più spese pazze nel pubblico per foraggiare azioni fallimentari di imprese statali e un taglio netto allo stuolo di manager inutili imposti dalla politica.


mercoledì 13 giugno 2012

Elsa Fornero, la lady di ferro nostrana

Pare che la relazione dell’Inps contestata da Elsa Fornero sia stata chiesta da lei stessa all’ente che cura i fondi pensionistici dei lavoratori sei mesi fa.
Il documento che ha fatto andare su tutte le furie la Fornero perché secondo lei provoca «disagio sociale» secondo alcune notizie è stato sulla sua scrivania fin da gennaio. Non chiuso o nascosto in un cassetto ma valutato e soppesato dai tecnici chiamati a stilare il decreto interministeriale che dei 390mila esodati calcolati dall’Inps ne ha «salvaguardati» solo 65mila.

Perché la Fornero si è scaldata fino a trascendere nella dialettica e sentenziare il licenziamento, cosa sicura se si fosse trattato di un ente privato, e tuonare contro i vertici INPS?
Esternazioni che lasciano intendere il vero volto della Ministra. Altro che lacrime!

Alla luce di questi fatti si comprende la manovra e l'abolizione voluta dalla professoressa dell'articolo 18dello statuto dei lavoratori, che, ricordiamolo, tutelava i lavoratori dai licenziamenti facili quali, e qui abbiamo contezza, la reazione piccata di un alto dirigente nei confronti di subalterni che hanno prodotto azioni non consoni alla linea del comando politico.
Altro che Machiavelli!
ma... non è che si torna a parlare di rupe? Quella famosa rupe di Sparta che accoglieva in un abbraccio di morte disabili e vecchi perché nonutili alla società?

lunedì 23 aprile 2012

Contro la crisi: finanza e produttività solidale

Quando l'uomo è al centro dei progetti e la vita un valore reale la volontà annulla le politiche mercantili della cerchia elitaria dell'alta finanza mondiale e concretizza modelli di vita ritenuti impraticabili dagli speculatori. È questa la sintesi che la squadra di Report, in onda ieri sera su rai 3 e condotta dalla Gabanelli, ha documentato attraverso i reportage nelle nazioni cadute nelle trappole dei banchieri e affogate nei debiti.

Partendo dall’Argentina, la squadra di Report ha documentato una strategia vincente che potremmo definire del lavoro solidale che frantuma la spirale debito-risanamento-recessione.

“moltiplichiamo il lavoro, che per noi è l’unico capitale”. dice un lavoratore delle cooperative argentine nate dal 1998 in poi. Da quando l'Argentina fallì e scoppiarono i tumulti sociali che rivoluzionarono la vita delle imprese e dei lavoratori che iniziarono a praticare il modello di autogestione. in circa 250 imprese autogestite, gruppi di operai hanno rilanciato la produzione con l’appoggio di tutta la comunità.
È su questo che dovremmo soffermarci e ragionare in Italia!
A Buenos Aires si è scelta una strada radicalmente alternativa al resto del mondo, dopo il default procurato dieci anni fa da De La Rua, l'ex Presidente scappato durante i disordini popolari, per capire cosa non va nel nostro sistema e cosa modificare per il bene nostro e delle generazioni che future.

Basta pensare alle recenti scelte delle banche, che stanno investendo in titoli del debito sovrano i soldi ricevuti dalla Bce al tasso del 1% piuttosto che dare fiducia alle piccole e medie imprese.

Il gioco dello spread svela in tutta la sua beffarda strumentalità un meccanismo che si autoalimenta e favorisce gli speculatori.
La norma costituzionale sul pareggio del bilancio, approvata velocemente anche in Italia rischia di favorire una privatizzazione su vasta scala e rendere impossibile l’intervento dello Stato nella regolazione economica e quindi nel welfare. Da ciò si comprendono i tagli ai treni in Calabria e in tutti quei luoghi dove il pendolarismo non copre i costi e i guadagni delle spa. Insomma il guadagno al posto delle esigenze dei cittadini.
In alcuni paesi i cittadini attenti hanno ritirato i risparmi dalle banche e costituito delle banche davvero etiche.
Nel Comune di Nantes, in Francia, si tiene conto delle esigenze dei cittadini e dell’ambiente e con l’ introduzione del concetto di “unità di conto” per ricondurre la finanza ad una dimensione costruttiva a favore di un mercato solidale, se la collettività produce, la banca ci guadagna e tiene per se solo il necessario mentre il resto lo reinvesta nel sociale.
A Capannori, nella campagna di Lucca, i conti sono in attivo nonostante gli investimenti fatti nelle politiche sociali; gli amministratori hanno coinvolto direttamente i cittadini per decidere quali opere finanziare e quali posticipare. Nel piccolo centro il “bene comune” è la politica che guida piccole e grandi scelte amministrative con il contributo attivo della popolazione.
Anche negli Usa, nel Minnesota, c’è una realtà inimmaginabile per le menti degli speculatori: la Bremer Bank fondata da Otto Bremer e trasformata in Foundation che ridistribuisce gli introiti nelle comunità di riferimento a beneficio di imprese e cittadini.
Le Credit Unions sono una risposta concreta alla crisi delle banche, anche grazie al movimento Occupy Bank che ha esortato i risparmiatori a tagliare i viveri agli istituti di credito tradizionali.
Insomma, Report ha documentato il fallimento totale dell'ingegneria economico finanziaria imposta dalle grandi banche che hanno tentacoli ovunque. Ed ha altresì ribadito che l'idea realizzata in Argentina e altrove esula dal concetto che abbiamo in Italia sull'autogestione del lavoro.

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