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IL TRAMONTO DEL PLURALISMO NELLA STRISCIA SERALE DELLA RAI Bruno Vespa e i "Cinque Minuti" di parte: quando il conduttore si fa militante. Se l'informazione pubblica perde il senso della misura: il caso Torino e lo scontro con Bonelli. I recenti avvenimenti di Torino, segnati da tensioni e scontri legati alla manifestazione pro-Askatasuna, avrebbero meritato un’analisi giornalistica equilibrata, capace di distinguere con nettezza tra il sacrosanto diritto al dissenso democratico e le derive violente di frange estremiste che danneggiano la collettività. Invece, nella puntata di ieri di "Cinque Minuti", il pubblico ha assistito a uno spettacolo ben lontano dai canoni del Servizio Pubblico.
Dignità e dolore trasmigrano dalla lettera della famiglia Gambirasio e inondano i cuori e la mente delle persone perbene, ma non intaccano la scorza di Bruno Vespa e del suo modo blasfemo di fare “cronaca”. Lui, "l ’architetto delle casette horror e dei plastici" per guardoni privi di fantasia, ha messo in onda un filmato che va a toccare il privato di una famiglia che ha sofferto i drammi dell’angoscia prima e della speranza durante le ricerche, prima di apprendere la tragica fine della bambina. Un’azione assurda quella di Vespa se si pensa a quanto è successo e quanto avrà sofferto la bambina. La famiglia e la collettività. Immaginiamo, solo per un istante, se il fattaccio fosse successo a lui o a noi, avremmo trovato sollievo da una trasmissione improntata sul voyeurismo mediatico? Perché aggiungere alle ferite ancora aperte della famiglia e di quanti hanno un briciolo di sensibilità il clamore mediatico degli sciacalli? A parte che non si capisce a cosa e a ch...
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