-è successo ancora- Il regno vegetale dell’ego Ci sono stagioni, nella vita pubblica, in cui il paesaggio umano sembra trasformarsi in un orto di creature smarrite. Non uomini, non artisti, non pensatori: ma vegetali ambiziosi, piante che aspirano a diventare monumenti. Prendiamo il cavolfiore che, specchiandosi nell’acqua ferma, si illude di essere una quercia. Non è un’allegoria: è un ritratto. E come tutti i ritratti ben riusciti, non lusinga.
editoriale “Il seguente testo definisce i criteri della lettura di un'opera d'arte secondo la decodifica di un testo visivo, un’immagine e quant’altro, finalizzata alla comprensione dei significati profondi senza giudizi. L'approccio si concentra sull'esperienza comunicativa ed emotiva piuttosto che sulle certificazioni formali”. Come si legge un’opera d’arte. La storia dell’arte e della comunicazione suggerisce alcuni aspetti fondamentali imprescindibili: costruzione, campi cromatici, simbologie, analogie, conoscenza e applicazione delle tecniche artistiche e artigianali e qui sforiamo nella decorazione. Aspetti chiariti in seguito.
MAMMA É ANCHE LA PAROLA Quando penso a chi ha perso la madre, da piccoli, adulti o da vecchi, sempre più che passa il mio tempo, non mi soffermo sul dolore acuto di una tale perdita, dolore che conosco sotto molteplici feroci aspetti.
OGGI È MORTO ALDO MORO. E NON LO PIANGE NESSUNO… Aldo Moro è morto. Oggi. Stamattina. Nell’ora che separa la notte profonda dall’inizio dell’alba. È morto quarantotto anni dopo la sua crudele esecuzione da parte delle Brigate Rosse.
Maggio 1978 – La tela, la Repubblica e il destino- Maggio 1978 non fu un mese come gli altri. Fu una crepa temporale, un punto di rottura nella storia repubblicana. L’Italia viveva immersa in un clima in cui la violenza cercava legittimazione nelle ideologie, e le ideologie si lasciavano contaminare dalla violenza. Le Brigate Rosse — organizzazione responsabile di sequestri, omicidi e attentati, riconosciuta come gruppo terroristico — colpivano magistrati, giornalisti, uomini delle forze dell’ordine, figure che rappresentavano lo Stato in un momento in cui lo Stato stesso sembrava vacillare. A destra e a sinistra, gruppi armati rivendicavano azioni che ferivano la società civile e ne minavano la fiducia.
Emile Zola. Parliamo di un intellettuale d’altri tempi ma prepotentemente attuale. Un nome e un personaggio che gli studenti d’arte e gli appassionati conoscono bene. Un intellettuale che accompagnò i maggiori artisti impressionisti fin dalla loro apparizione in Francia. Un amante dell’arte e della cultura e dei suoi attori. Fu anche fine osservatore del suo tempo ed è in questa veste che scrisse il noto “J’accuse”. La sua voce si levò contro il potere precostituito che voleva Dreyfus colpevole di un’infamia estranea alla sua persona. Perché parlare di persone e fatti ormai lontani e comunque storicizzati? A parte che “non è mai troppo tardi” per illuminare vecchi viali del sapere in una realtà illuminata dalle torce degli smartphone e dai like effimeri sulle piattaforme social. Ripercorrere serenamente antiche strade, osservare, confrontare, e fare il punto paragonando l’onestà intellettuale che fungeva da scudo e armatura il pensiero dei paladini della Bellezza non è mai un ese...
La fame di lavoro davanti alla stazione di Catanzaro Lido Davanti alla stazione di Catanzaro Lido, in un mattino qualunque, si è vista una fotografia nitida del presente calabrese: un territorio che cambia lentamente e una generazione che corre più veloce delle sue opportunità. Nell’area Colosimo, tra auto in fila e parcheggi improvvisati lungo la provinciale, centinaia di ragazzi scendevano con lo zaino ancora sulle spalle, attratti dalla fiera del recruiting organizzata nella nuova piazzetta della metropolitana di superficie. Un luogo che fino a poco tempo fa era simbolo di incuria — aiuole incolte, erbacce, abbandono — e che oggi prova a somigliare a un pezzo di città.
«Non ho la statura di Émile Zola , ma ne riconosco la postura morale: scegliere la chiarezza quando il non detto alimenta sospetti.» J’accuse. Accuso la mia veemenza, che talvolta ha amplificato oltre misura il mio desiderio di contribuire al dibattito culturale e civico della città. Accuso l’enfasi, che ha trasformato l’esposizione mediatica in qualcosa di distante dalle mie intenzioni iniziali. Accuso la perdita di realismo, quello che tiene i piedi per terra. Accuso la mancanza di autoironia e la tendenza — forse ingenua, forse ostinata — a trasformare ogni pensiero in proposta culturale. … … Potrei elencare molte altre mancanze, ma sarebbe un esercizio sterile. Non voglio alimentare il chiacchiericcio né dare nuovo fiato alle favole metropolitane che certi poteri, troppo timidi per esporsi e troppo zelanti nel sussurrare, continuano a far circolare per convenienza...
Governo. La durata non basta se la stabilità diventa un alibi. Se la longevità di un governo è celebrata come un traguardo in sé, il rischio è confondere la tenuta del potere con la qualità dell’azione politica.
-la consacrazione dell' l'immagine effimera nel paradosso della comunicazione- L’Uomo che Non Vuole Vedere: Banksy, Saramago e la Cieca Coreografia del Potere Nel cuore di Londra, dove il marmo celebra la memoria e il bronzo custodisce la gloria, Banksy ha collocato un uomo che non vede. Non perché il destino lo abbia privato della vista, ma perché sceglie di non guardare. È un gesto chirurgico, quasi letterario: come se l’artista avesse strappato una pagina da “Cecità” di Saramago e l’avesse tradotta in scultura, lasciandola vibrare tra i monumenti dell’Impero. Da quella notte, a due passi da Buckingham Palace, la città non osserva più solo il proprio passato: osserva la propria cecità.
L’Orgoglio Cieco: Banksy e l’Iconoclastia del Presente a Waterloo Place. Nel cuore pulsante di Londra, tra le solenni effigi in bronzo che celebrano i trionfi dell’Impero e il sacrificio dei caduti, l'ultima incursione di Banksy a Waterloo Place non è solo un atto di guerriglia artistica, ma un crudo referto autoptico sulla nostra epoca. La statua dell’uomo accecato da una bandiera, che pure sventola con una fierezza quasi arrogante, si erge come il monumento definitivo al paradosso del XXI secolo: l’identità che diventa prigione e il simbolo che sostituisce lo sguardo. La bandiera si trasforma in sudario e ribalta la funzione classica del monumento. Mentre la statua tradizionale è posta su un piedistallo per essere guardata e per ricordare, la figura di Banksy è l’unica che non può guardare. E quindi sta per cadere nel vuoto. La bandiera, storicamente strumento di segnalazione e riconoscimento, qui muta in un sudario soffocante. L’artista suggerisce che il patriotti...
"courtesy M.Iannino©-m.m." Il giorno seguente, quando l’euforia si dissolve, rimane in bocca un lieve retrogusto d’amara insoddisfazione. Qualcosa non è andato come avremmo voluto. Al di là della retorica, ci si accorge che tra parole urlate e canzoni di protesta si è smarrito qualcosa di essenziale: la dignità. La dignità di chi sbandiera diritti e democrazia solo sulla carta , per riflesso ideologico o per vicinanza al potere, talvolta per timore reverenziale, talvolta per calcolo. Sì, non c’è altra motivazione. E dovremmo avere l’onestà intellettuale di chiamare gli errori con il loro nome, perché è anche grazie a quelle omissioni che le diseguaglianze continuano a prosperare. Ieri, festa del primo maggio, in piazza San Giovanni a Roma , il rituale si è ripetuto puntuale. Canzoni di sinistra, parole di protesta, e prima ancora la retorica degli improvvisati giullari di corte che, nel presentare i giovani cantanti, ne anticipavano una breve storia ...
Franco Cimino. IL MIO 1° MAGGIO È QUELLO DI DON MIMMO BATTAGLIA. LE SUE PAROLE SONO LE MIE CHE NON HO TROVATO IN ME Chi mi conosce sa che, per gelosia o presunzione, per abitudine o per una particolare sensibilità verso una cultura che deve produrre pensiero autonomo e originale, io non amo riportare nelle mie riflessioni frasi e pensieri altrui. Se li ho letti o studiati, cerco di interiorizzarli dentro una riflessione che desidero sia tutta mia.
"m.m.courtesy M.Iannino" L’illusione del consumo e il valore del lavoro- Tra radici storiche, simboli e incertezze politiche, il Primo Maggio smette di essere una festa per diventare un interrogativo etico.
TEOBALDO GUZZO, L’UOMO DELL’AMORE… Di Franco Cimino- Mamma mia, quante cose eri, Teobaldo, amico mio di sempre. Mi vengono in mente tutte adesso, quando il tuo Luigi mi ha comunicato la notizia che, tra preghiere e santi, medici e amici, pensieri e parenti, abbiamo fortemente contrastato, opponendoci fino all’ultimo al suo esito finale. Perché, nell’amore che nutriamo per te, consideriamo ingiusta la tua morte. Ingiusta davvero, tanto quanto inattesa, nonostante la lunga sofferenza che ti ha minato nelle forze fisiche, ma non in quelle mentali e morali, nelle quali si depositavano un pensiero robusto e una sensibilità oceanica.
I decreti del governo Meloni, nel corso della legislatura, si sono caratterizzati per un uso frequente e intenso della decretazione d'urgenza. Al luglio 2025, sono stati varati oltre 100 decreti legge in meno di due anni (in media uno ogni 9-10 giorni), un ritmo paragonabile o superiore a quello dei precedenti esecutivi, inclusi quelli in gestione pandemica.
IL POTERE DI TALUNE DONNE E IL POTERE DI TALUNI UOMINI NELLA CRISI DELLA POLITICA ITALIANA. E LA PRIMA DONNA CHE RESTA A GUARDARE… -l'analisi di Franco Cimino- L’affaire Minetti sta diventando il problema dei problemi della politica italiana. Sembra paradossale, vista la gravità di quelli che da anni — e ancor più in questo ultimo tempo — gravano sulle spalle del nostro Paese. Se non apparisse così grave, quale si manifesterà nei giorni immediatamente successivi, si potrebbe iscrivere nel vecchio libro della distrazione di massa, o della deviazione dal reale, che il potere — specialmente quando è piccolo e mediocre — usa per evitare la presa di coscienza dei cittadini.
Mimmo, presente nelle pieghe del silenzio. Ci sono presenze che non fanno rumore nemmeno quando se ne vanno. Continuano a muoversi nelle pieghe del silenzio, come un’aria sottile che non si vede ma si sente. Domenico, Mimmo Teti era così anche in vita: discreto, attento, quasi laterale. E forse per questo oggi la sua assenza non è un vuoto, ma una vibrazione.
Stop and go. "m.m. n°22/3 -courtesy M.Iannino©" Fermati. Osserva. Inebriati. Fissa l’immagine. Immagazzinala. Lasciala sedimentare e poi riparti. Click and go! Cogli l’attimo, acquisiscilo senza alterarlo. Il fotogramma — trasformato in frame — diventa cosa tua. Entra nel tuo bagaglio esperienziale. È unico: per luminosità, esposizione, irripetibilità. Già questi elementi lo rendono irripetibile. Unico!
Nessun Confine tra realtà e immaginazione nell'era dell'intelligenza artificiale. L'Eclissi dell'Oggettivo si manifesta nella realtà che si trasforma in Palinsesto Digitale con dei tap. Dalla fotografia, fin ora intesa come testimonianza immediata del reale si passa a piè pari nel virtuale creativo. Con la manipolazione digitale, o mixed media, sviluppiamo una nuova generazione dell'immaginario sovrapponendo e mescolando immagini dettate dal rispettivo fermento creativo mostriamo mondi ben definiti e in sintonia con il sentire soggettivo.
Chi siamo
A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori.
Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente.
La nostra linea è semplice:
nessuna pubblicità
nessun sensazionalismo
nessuna retorica
massima cura per le parole e per le persone
Promuoviamo la bellezza.
Crediamo nella conoscenza condivisa, nella narrazione etica, nella forza delle comunità.
A ore 12 è un luogo aperto: un invito a leggere, pensare, partecipare. A ore 12 è un laboratorio di sguardi.
Una comunità che cresce attraverso le storie che decide di raccontare.
Le voci che entrano qui costruiscono, giorno dopo giorno, la Calabria.
E con essa il mondo, la società, il futuro che vogliamo vedere.