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qui la 'ndrangheta non entra! parole contro


Possono le parole arginare il male?


Le parole possono essere convincenti, specie se a dirle, sono persone stimate ma è pura demagogia pensare di bloccare la mafia o organizzazioni simili affiggendo una targa o un cartello all’ingresso del paese o sul portone del municipio. Eppure, in un recente incontro, la commissione antimafia, tramite il presidente Magarò, ha deciso di spedire ai comuni calabresi una targa con la seguente dicitura: Qui la 'Ndrangheta non entra. I Comuni calabresi ripudiano la mafia in ogni sua forma.

All'incontro hanno partecipato il prefetto Vincenzo Panico, il questore Giuseppe Gammino, il colonnello Francesco Iacono (comandante provinciale dei carabinieri), Antonella Stasi nella veste di vicepresidente della Regione Calabria, il presidente della Commissione regionale antimafia Salvatore Magarò, il presidente dell'Atp Luciano Greco, il presidente della Provincia di Crotone Stanislao Zurlo, il capitano Giorgio Mazzoli (comandante della Compagnia di Petilia Policastro), il vicequestore aggiunto Maria Antonia Spartà, il vicesindaco Pasquale Covelli, l'assessore comunale Antonio Carcello e il dirigente scolastico Francesco Gentile.

Stupisce, che persone così addentro, attenti conoscitori delle attitudini delle organizzazioni malavitose, e tenaci servitori dello Stato decidano di sprecare energie e finanze pubbliche per azioni ininfluenti. È risaputo che spesso il malaffare è presente, colluso con l’insospettato, e gestisce in tutta tranquillità le finanze pubbliche, gli appalti; i posti di potere; il lavoro!

L’analisi deve essere condotta verso altri bersagli, quali la cultura e l’occupazione, il salario sociale e il coinvolgimento reale dei cittadini alla vita pubblica.

Gli incontri istituzionali, le commissioni, gli studi dei fenomeni diventano proficui nell’attimo in cui qualcosa muta veramente nell’ossatura dello Stato e della società. Nell’attimo in cui le persone preposte a guidare il cambiamento iniziano a dare il “buon esempio” a essere i primi nella corsa per la solidarietà, la giustizia e la legalità.

Spesso, purtroppo, le commissioni si trasformano in comode poltrone per sistemare il politico trombato, l’amico, lo studioso che osserva da lontano e tesse giudizi e analisi che non hanno riscontro nella realtà.

Commenti

  1. Salvatore Bruno13 dicembre 2010 09:52

    Cara piccola peste, è vero: con le chiacchiere il male non si argina. Ma in un contesto nel quale vige la confusione tra il bene e il male, dire a chiare lettere da quale parte stanno le istituzioni non è cercare di combattere la 'ndrangheta con le parole. Ritengo che sia dare un segnale forte alla comunità, sostenere in maniera visibile che la 'ndrangheta deve rimanere fuori dalla pubblica amministrazione e che tutti noi dobbiamo impegnarci affinché questo concetto utopistico diventi una realtà. Naturalmente questa iniziativa meramente dimostrativa, ma che fa discutere, e dunque alimenta il dibattito e, con esso, aiuta la collettività a prendere coscienza del problema, deve essere affiancata da atti che vadano nella direzione della concretezza. La commissione antimafia in Calabria si è insediata il 9 giugno. Il suo presidente da quella data ha prodotto 19 progetti di legge. Tra questi progetti vorrei segnalarne tre: con il primo si vuole istituire una agenzia regionale per i beni confiscati, senza costi aggiuntivi, impiegando le risorse umane già presenti nel Consiglio, per snellire le procedure di assegnazione degli immobili e delle risorse sottratte alla criminalità organizzata; con il secondo si introducono norme per accelerare i tempi di pagamento alle imprese da parte della Pubblica Amministrazione, così da evitare che le imprese stesse che vantano crediti verso lo Stato vengano a trovarsi in crisi di liquidità, non paghino i lavoratori e finiscano tra le braccia degli usurai; con il terzo si vogliono introdurre misure per garantire la legalità e la trasparenza nelle procedure degli appalti pubblici e della contabilità regionale con l’adozione, ad esempio, di un conto corrente unico per le imprese che si aggiudicano commesse dalla Pubblica Amministrazione. Inoltre lo scorso 2 dicembre, per iniziativa della Commissione Antimafia della Calabria, si è svolto un incontro a Milano con i rappresentanti del Consiglio Regionale della Lombardia, nel quale si sono gettate le basi per avviare un lavoro sinergico che porterà all’approvazione di norme comuni, in Calabria e Lombardia, di contrasto alla ‘ndrangheta. La Commissione ha anche ospitato, per la prima volta, i rappresentanti delle cooperative che gestiscono i beni confiscati. Il presidente Magarò è andato nelle loro terre e loro sono venuti nella sede del Consiglio dove presto apriremo una bottega della legalità, un negozio vero e proprio in cui saranno messi in vendita i prodotti che arrivano dai territori sottratti alle ‘ndrine. E chi verrà a visitare i Bronzi di Riace vedrà anche il frutto del lavoro di coloro che in prima linea lottano contro le cosche e potranno acquistarne i frutti. A proposito, abbiamo sostenuto anche i protagonisti del progetto “Cangiari”, il brand calabrese della moda che ha aperto a Milano e che ha ottenuto riconoscimenti di livello internazionale, l’ultimo a Parigi. Infine, seguendo l’esempio di un grande uomo come Antonino Caponnetto che amava ripetere: “La mafia teme più la scuola che la giustizia” siamo impegnati nel predisporre alcuni progetti di educazione alla legalità negli istituti di istruzione, per spiegare ai ragazzi cos’è la ‘ndrangheta e perché bisogna combatterla. Ti segnalo anche la manifestazione “Un pacchero alla ‘ndrangheta”, avviata in collaborazione con un’associazione locale. In questo ambito è stato istituito il pacchero d’argento, un premio consegnato annualmente a due persone che si sono particolarmente distinte nel contrasto alle mafie. Questo è quanto abbiamo fatto dal 9 giugno scorso. Siamo consapevoli che non sarà mai abbastanza e però cerchiamo di fare la nostra parte, con umiltà e coscienza. Auspicando che la società si svegli e capisca che la cultura del favore, del raggiro delle regole, del mancato rispetto delle leggi alimenta il potere della ‘ndrangheta vanificando l’impegno della magistratura, delle forze dell’ordine e della politica.
    Salvatore Bruno

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