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WikiLeaks: verità destabilizzanti o gossip?

Tendenzialmente sono favorevole alla libertà di pensiero e di stampa, per questo motivo ho dato immediatamente credito e appoggiato la libertà d’espressione nel web. Però, qualcosa nella vicenda Wikileaks non è convincente. Ha il sentore del gossip e dell’affare in generale, specie se si analizzano i numeri. Ma vediamo di capirci qualcosa spulciando in rete:

A partire dallo scorso 28 novembre l'organizzazione della quale Assange è a capo ha iniziato a pubblicare 251.287 cablogrammi (cables) diplomatici provenienti dalla intranet del Dipartimento di Stato Usa. Si tratta di documenti che stanno mettendo in grande imbarazzo i leader mondiali e Wikileaks si è accordata con alcune testate internazionali per l'esclusiva e quindi stanno pubblicando in modo autonomo le informazioni ricevute: si tratta di “the guardian, der spiegel, the new york times, el pais e le monde”.

Sono dispacci inviati da 274 ambasciate, consolati e missioni diplomatiche statunitensi ubicate in varie parti del mondo. I documenti si riferiscono agli ultimi 3 anni ma possono risalire fino al 1966. I più recenti risalgono al febbraio 2010. Su 251.287 documenti, 15.652 sono classificati come segreti.
Sul sito di WL finora ne sono stati pubblicati una minima parte e gli altri sono programmati per i prossimi mesi. La documentazione in questione, disponibile sulla rete di comunicazione interna del ministero della Difesa Usa, poteva essere consultata da 3 milioni di persone, soprattutto militari.

Secondo i militari Usa, all'origine della fuga di notizie ci sarebbe un soldato americano, B. M., 22 anni, che si sarebbe vantato online con un hacker di aver sottratto i materiali e ora sotto processo.
Ma torniamo all’analisi:
Il quotidiano britannico Guardian ha messo a punto una mappa interattiva assieme a una serie di articoli e a una selezione dei documenti suddivisi per paese, regione e persona, visionabili anche in ordine cronologico. Der Spiegel, una mappa interattiva consultabile per data; mentre la mappa dello spagnolo El Pais evidenzia il numero di documenti pubblicati relativi a ogni singolo paese; The New York Times ha una sezione con documenti dai quali ha eliminato alcuni nomi per proteggere la sicurezza di diplomatici o la privacy di privati cittadini e Le Monde ha messo online una sezione dedicata ai documenti di Wikileaks.

Secondo Wikileaks e il Guardian, i dispacci provenienti dall’ambasciata americana a Roma sono 2890: 1271 non riservati, 1364 confidenziali, 255 segreti. Alcuni già accessibili su Wikileaks e nei principali siti di informazione che hanno ottenuto l’esclusiva.

Tralasciando l’affare che ruota attorno all’esclusiva con le testate giornalistiche, (o forse è proprio questo il punto?) perché hanno iniziato a far circolare i dispacci confidenziali, per altro già noti, e non sono andati subito alla crema? Vale a dire quelle notizie, se esistono, che fanno tremare le gambe di chi ha commesso illeciti e crimini contro l’umanità?

1271 non riservati, 1364 confidenziali, 255 segreti: questi i numeri dell’ambasciata americana a Roma. Troppo rumore mediatico per spazzatura priva di valore reale.

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