Generazioni a confronto, post sessantotto e popolo viola


Non che mi piaccia fare la parte del castigamatti né tantomeno ergermi a moralista, però è vero quando si asserisce che siamo tutti diseducati al bello interiore, all’essere e non all’avere tanto per citare un saggio di Erich Fromm. In effetti, siamo abituati a guardare il lato esteriore delle cose, siano esse persone o oggetti ed esserne condizionati nel giudizio.

Gli uomini sono propensi a pavoneggiarsi davanti a una bella “gnocca”; a lei è permesso tutto, anche dire scempiaggini madornali purché poi… di contro, questi maschi assatanati, non vogliono perdere tempo a sentire ragionamenti intelligenti dai propri simili o, peggio, da qualche donna brutta e sciatta. Questi maschietti, forse perché reduci da un periodo carico di contestazioni femministe, di donne che sfilavano nelle piazze urlando: tremate tremate le streghe sono tornate! Oppure: la figa è mia e la gestisco da me! Hanno ripreso lo scettro del potere. Hanno sancito la fine di un’epoca e circoscritto il danno.
Bèh, il tempo delle rivalità sembra essere passato.
È passata l’epoca delle femministe; di quelle donne che volevano essere considerate per quello che erano veramente e non per l’aspetto esteriore. Di quelle donne che rivendicavano con determinazione la parità dei diritti, e per rafforzare ideologicamente il concetto eliminavano reggi seni, biancheria intima conturbante, trucchi e acconciature studiati per evidenziare la femminilità, gradita all’universo mentale maschile.
Le donne del movimento sessantottino volevano essere considerate dagli uomini come compagne di viaggio. Esseri pensanti. Persone utili alla società quanto l’uomo, anzi, un tantino di più, vista la potenzialità riproduttiva insita dell’essere donna. Insomma, s’illudevano di poter imporre al sistema maschilista una visione ideologica inaccettabile. Difatti, il potere, ch’è maschile e maschilista, ha lasciato un po’ di spazio alle legittime rivendicazioni femministe. Ha fatto finta di cedere qualche posto di comando in politica e nelle imprese a una sparuta cerchia appartenente alla casta dominante e ha lasciato alle altre, in rappresentanza del grande pubblico, i posti di veline, troniste, massaggiatrici, presentatrici, insomma, l’uomo le utilizza per uno scopo altissimo: il piacere personale del capo, del dominante. E poco importa, se è vero com’è vero, che dietro a ogni grande uomo si nasconde sempre una grande donna; nel gioco delle parti, l’uomo è il predatore e la donna la preda!
La generazione post-sessantottina ne è la prova lampante; ha perso i valori della famiglia, il potere tacito conquistato nel tempo, definito matriarcato, e delle loro madri che avrebbero voluto vedere esteso il raggio d’azione fuori dalle mura domestiche. L’ultima generazione scimmiotta le dive del piccolo schermo, rincorre l’illusione estetica al silicone e, ritiene più semplice procacciarsi la pagnotta da escort.
Sì, perché per la maggior parte delle femmine contemporanee è più importante apparire in trasmissioni come il grande fratello o l’isola dei famosi, mostrarsi con qualche misura in più di seno rifatto e due gommoni per labbra piuttosto che confrontarsi alla pari in una società costruita sull’effimero.

Anche l’uomo non è da meno! Nel sopracitato periodo anche lui disdegnava i simboli conformisti e borghesi. Il contestatore lasciava crescere barba e capelli; vestiva jeans giubbotto e non indossava cravatte. Curava di più e meglio l’intelletto e il suo modo di presentarsi era un chiaro rifiuto dei disvalori sociali.
Oggi, i ragazzi frequentano i centri estetici, si affidano alle manicure, si sottopongono a sedute di saune, lampade abbronzanti, si depilano, insomma curano l’aspetto esteriore meglio delle donne!

Siamo diventati tutti degli edonisti impenitenti? o possiamo confidare nel movimento viola e ritenerlo sinonimo di riscoperta dei valori etici e sociali per le generazioni presenti e future?


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