OGGI È MORTO ALDO MORO. E NON LO PIANGE NESSUNO… Aldo Moro è morto. Oggi. Stamattina. Nell’ora che separa la notte profonda dall’inizio dell’alba. È morto quarantotto anni dopo la sua crudele esecuzione da parte delle Brigate Rosse.
Maggio 1978 – La tela, la Repubblica e il destino- Maggio 1978 non fu un mese come gli altri. Fu una crepa temporale, un punto di rottura nella storia repubblicana. L’Italia viveva immersa in un clima in cui la violenza cercava legittimazione nelle ideologie, e le ideologie si lasciavano contaminare dalla violenza. Le Brigate Rosse — organizzazione responsabile di sequestri, omicidi e attentati, riconosciuta come gruppo terroristico — colpivano magistrati, giornalisti, uomini delle forze dell’ordine, figure che rappresentavano lo Stato in un momento in cui lo Stato stesso sembrava vacillare. A destra e a sinistra, gruppi armati rivendicavano azioni che ferivano la società civile e ne minavano la fiducia.
Emile Zola. Parliamo di un intellettuale d’altri tempi ma prepotentemente attuale. Un nome e un personaggio che gli studenti d’arte e gli appassionati conoscono bene. Un intellettuale che accompagnò i maggiori artisti impressionisti fin dalla loro apparizione in Francia. Un amante dell’arte e della cultura e dei suoi attori. Fu anche fine osservatore del suo tempo ed è in questa veste che scrisse il noto “J’accuse”. La sua voce si levò contro il potere precostituito che voleva Dreyfus colpevole di un’infamia estranea alla sua persona. Perché parlare di persone e fatti ormai lontani e comunque storicizzati? A parte che “non è mai troppo tardi” per illuminare vecchi viali del sapere in una realtà illuminata dalle torce degli smartphone e dai like effimeri sulle piattaforme social. Ripercorrere serenamente antiche strade, osservare, confrontare, e fare il punto paragonando l’onestà intellettuale che fungeva da scudo e armatura il pensiero dei paladini della Bellezza non è mai un ese...
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