Passa ai contenuti principali

pittura e creatività on line con mario iannino



Prima di addentrarci nel campo del fare artistico, è opportuno sfatare alcuni luoghi comuni:
a) Non sono portato per il disegno
b) È un dono, una qualità di pochi
c) Non so fare un’O col bicchiere
d) È difficile
e) Non sono un genio!
Commenti, questi, menzionati da quanti non hanno mai avuto la possibilità di conoscere le tecniche e i “trucchi di mestiere” di cui si avvale l’operatore artistico per la costruzione degli spazi pittorici. Se poi, alla ignoranza sommiamo la paura di essere derisi per la goffaggine dei disegni, l’ostacolo diventa insormontabile.
Per intenderci: dipingere è un mestiere! E come tale è suffragato da tecniche, regole e leggi. Minimizzando, possiamo tranquillamente paragonare il pittore o decoratore, come dir si voglia, a un elettricista che ha studiato e sa cos’è l’amperaggio, la resistenza, il voltaggio, la forza elettromotrice di un motore e così via, ancor meglio se si paragona al percorso dell’estetista, allorquando “trucca” e trasforma un viso; abbina colori, accessori ecc.
In pittura, le tecniche aiutano a costruire gli spazi; aboliscono gli ostacoli della figurazione e avviano i principianti alla comprensione della traslazione ideografica; insomma pianificano il lavoro e dotano di manualità anche chi “non sa fare un’O col bicchiere”.
Le regole, quindi, guidano la mente e la mano del pittore nell’attimo della realizzazione del quadro. La prospettiva; la soluzione dei piani (vicino, lontano; luce, ombra ecc) sono alcuni esempi della costruzione classica dello spazio pittorico.
Le leggi fisiche forniscono gli elementi per la soluzione degli effetti visivi, come la percezione dei colori, il contrasto simultaneo ecc. tutto ciò si può apprendere attraverso lo studio e la sperimentazione diretta della luce e del colore. La creatività, insita in tutti gli uomini, è un elemento da risvegliare.
Che significa essere creativi? E qual è il confine tra opera d'arte e oggetto estetico artigianale? E come si cataloga il fare giocoso dell'uomo?
Quanti si occupano di storia dell’arte, senz'altro, non faranno fatica a dare una risposta secca; anche chi fa "arte”, potrebbe dare una definizione personale di ciò che intende per creazione artistica; ma, noi non siamo ancora a questi livelli di conoscenza, quindi, andiamo per gradi e iniziamo a giocare con colori e forme. Torniamo con la mente a quando eravamo bambini e andavamo alla scoperta del mondo: ogni cosa ci incantava! Oppure a quando la nostra fantasia trasformava la scopa in cavallo e lo scatolone in una spider velocissima. O, ancora, ripensiamo agli interminabili dialoghi con gli amici del cuore. Chi, da bambino non ha avuto, anche per un brevissimo periodo, l’amico invisibile? Ecco, questa si chiama creazione! Perciò, partendo dal presupposto che quanto attiene alla gestualità creativa, è, principalmente dialogo intimista, rivisitazione estetica e intellettuale del gioco con gli oggetti o la figurazione, è interessante capire, non tanto le intenzioni iniziali del gioco ma fin dove il giocatore intende spingere l'azione. Vale a dire: qual è il gioco che voglio sviluppare avendo sottomano una scopa, una bottiglia di plastica; un giornale; un cartone; dei colori ecc.?
La sperimentazione è sinonimo di gioco. Giochi di audaci azzardi mediante accoppiamenti di materiali diversi; inserimenti o trasfigurazioni grafiche, che, inserite in un contesto inusuale, producono e suggeriscono nuove alchimie linguistiche. Anche le lettere dell’alfabeto e i numeri si prestano al gioco creativo della trasformazione. Lo sanno bene i graffitari che tracciano scie personalissime.
Ogni individuo è un caso a sé; con le sue personalissime idee, giuste o sbagliate che siano non ha rilevanza. È rilevante, invece, saper canalizzare le energie, stimolare al dialogo, alla gestualità giocosa del fare e all’acquisizione delle tecniche scientifiche di una data disciplina. Così facendo, il muro di ostilità e d’incomprensione si sgretola passo dopo passo e ogni qualvolta si supera un ostacolo, l’autostima si fortifica.
Come già accennato, nel campo delle arti visive, le tecniche di costruzione aiutano a visualizzare mondi personalissimi; sviluppare concetti; dare corpo alle fantasie. In una parola: comunicare!, dialogare con sé e con gli altri, confrontarsi col mondo attraverso il gioco della creatività. Un gioco fatto di segni, gesti, colori; privo di regole prestabilite. Per iniziare è sufficiente affidarsi alla casualità empirica, al gesto liberatorio ampiamente sviluppato nell’astrattismo e tracciare simboli primitivi!, così come facevano gli sciuscià nell’immediato dopoguerra agli angoli delle strade: il gesto lasciato sui muri era la firma, il simbolo che sanciva l’occupazione e la prelazione del luogo di lavoro in cui si procuravano da vivere pulendo le scarpe ai passanti. Il segno dello sciuscià non è quindi rapportabile al sintomo d’insofferenza dei graffitari contemporanei ma era un modo per comunicare la supremazia territoriale alla concorrenza.
Dal gesto elementare degli sciuscià si sviluppa un lessico particolare che, arricchito da virtuosismi grafici e cromatici, invade l’America e il resto del mondo. Cosicché, i ragazzi comunicano il loro sentire attraverso i graffiti metropolitani. Dichiarano passioni e amori; contestano, propongono idee e visioni soggettive alla società distratta.
I segni rivisitati dai writer’s sono in continuo movimento, assecondano il linguaggio visivo di quanti lo praticano o lo subiscono in termini giocosi. I pittori di strada giocano con i significati lasciandosi catturare dalle connotazioni volumetriche, cromatiche e linguistiche ma non sporcano a caso: “studiano il pezzo”; lo contestualizzano, annullano il grigiore del cemento, esprimono la loro versione dei fatti in merito ai problemi sociali vissuti in prima persona.
In ciò, l'azione grafica è linguaggio terapeutico nel senso che fortifica l'autostima; rende sicuri; incita alla visione differente di un dato episodio ma è anche un modo per dire: ci sono anch’io.
Artista e artigiano creano oggetti utili; il primo alimenta la parte nobile e il secondo quella meramente materiale; entrambi completano l'esistenza, interagiscono nella crescita sociale delle comunità e si sentono gratificati dall'azione del loro fare. L'operazione creativa stimola l'intelletto. Chi la pratica è portato a indagare nuovi elementi. Il fare, in sé, è una forma silente di terapia dell'autostima giacché fortifica il concetto di saper fare qualcosa, essere utile, sentirsi parte integrante di un sistema sociale.
Mario Iannino

Commenti

I + LETTI IN ASSOLUTO

Ad Umberto.

Il  sorriso, la simpatia, il coraggio, le mani delicate, la perfezione, colui che sapeva far stare chiunque a proprio agio, la serietà, la professionalità, un uomo completo , la sensibilità e gli occhi buoni e profondi. Questo è per tutti Umberto, al presente e al futuro, per i suoi cari, la sua Emanuela, il suo compagno di vita, i suoi amici, persino i suoi conoscenti. Addirittura alle viziate come me Sono riuscite a dar sicurezza le sue mani e La sua competenza. Nelle mani degli altri no, ma Umberto sì, ha le mani da  Dio sa bene ciò che fa, è attento e premuroso. Insegna e sa insegnare il suo lavoro, il fare gruppo, l’armonia e la sincronia e la delicatezza delle sue apprendiste. Quei sorrisi e divertimenti sani Che profumano di inno alla vita. E lasciatemi dire che, Catanzaro ce l’avrà sempre Umberto Fratto. Sarà nella gioia di chi sa fare onestamente Il suo lavoro nei suoi cari, nella sua Emanuela, nel suo compagno di vita, nei suoi amici, persino nei suoi conoscenti. Umbe…

abbigliamento e libertà negli anni 60/70

anni 60/70 rivoluzione culturale e contestazione: Abbigliamento e libertà
1961. Inizia la guerra in Vietnam, esplode la Pop Art, J. Christo qualche anno dopo impacchetta monumenti, Martin Luther King è premio Nobel per la pace e Mary Quant inventa la minigonna. A indossarla è Twiggy: prima top model teen ager (17 anni). Courregés, che nel '64 aveva presentato abiti corti e linee a trapezio, rivendica il copyright della mini ma Mary Quant risponde che: "Le vere creatrici della mini sono le ragazze, le stesse che si vedono per la strada".

Dopo il ‘64, l’abbigliamento femminile si arricchisce di nuovi accessori; alle gonne corte si abbinano stivali alti di vernice e calze trasparenti dette "collant". Scarpe con le zeppe che sembrano trampoli. Cinturoni; medaglioni e svariate forge di occhialoni da sole.

In Italia, già dal '54 “La Perla” produce la mini guaina con il reggicalze incorporato.

Claude Montana e Thierry Mugler lanciano a Parigi una nuova silhouette c…

Giusy Versace: una bella pagina di vita!

Giusy Versace: una bella pagina di vita.

Oggi ho conosciuto Giusy Versace: una ragazza dalla bellezza mediterranea; bella, solare e altruista. Una ragazza forte che sa reagire e trasforma il suo dramma umano in momento solidale a favore degli svantaggiati; persone grandi e piccole che hanno avuto la sventura di essere amputate e non hanno i mezzi economici per munirsi di protesi così da poter mitigare l’handicap fisico.
La associo per un attimo Giusy ai Versace della moda ma in Calabria sono facili i casi di omonimia non consanguinea. Spengo la tv e faccio una ricerca nel web. In questo caso l’intuizione si dimostra giusta.
Le sue origini sono di Reggio Calabria, ma da dieci anni lavora e vive a Milano. Il suo nome, all’anagrafe è Giuseppina Versace, detta Giusy, ha trentatré anni e vanta due record; uno, è la prima atleta donna con amputazione bilaterale alle gambe in gara a un campionato nazionale di atletica leggera e due, concorre al titolo a soli tre mesi dal debutto in questa di…

preparazione delle olive schiacciate alla calabrese

In questo periodo i frutti degli ulivi sono maturi al punto giusto.
Raccolti per la spremitura e la conservazione,
le olive, verdi e carnose, una volta trasformate, portate in tavola come antipasti o contorni della dieta mediterranea, sono anch’esse il risultato del lavorio creativo di madre terra e del fare incessante dell'uomo.

Preparazione delle olive schiacciate alla calabrese:

Schiacciare le olive verdi,
denocciolarle e lasciarle in un recipiente con acqua.
Sostituire l'acqua due volte al giorno.
Trascorsi tre quattro giorni, lavati e posti in una teglia, si aggiungono i sapori mediterranei:
Semi di finocchio selvatico
Aglio
Peperoncino piccate
Sale grosso q.b.

olive alla monacale calabresi

Olive alla monacale, da un’antica ricetta calabrese

Quando le olive assumono il caratteristico colore vellutato, opportunamente trattate, divengono un ottimo stuzzichino da tavola; come antipasto o per accompagnare un drink, le olive alla monacale sono sempre gradite.

Preparazione:
Intaccare le olive col coltello fino a sentire il nocciolo.
Lasciarle in abbondante acqua per tre/quattro giorni;
Cambiare l’acqua due volte al giorno, così da renderli dolci;
Infine gocciolare e condire con:
Peperoncino piccante; aglio e sale grosso q.b.
Mescolare e lasciare a riposo.
Per gustarli al meglio, servire dopo dodici ore.
Per conservazione a lunga scadenza si consiglia il sistema del sottovuoto oppure disporli in vasetti di vetro e ricoprirli d’olio di semi di girasole.

Pussy riot, sesso, impegno sociale e politica

Certo, se i partigiani avessero pensato di scopare piuttosto che sparare e tendere imboscate ai nemici della patria, di sicuro, sarebbe stata tutta un'altra storia per la resistenza e per l'umanità! Che so, tipo, fate l'amore e non la guerra, slogan urlatissimo negli anni della rivoluzione studentesca ma mai messo in atto così platealmente come hanno fatto le pussy riot in Russia. Un gruppo di ragazzi rivoluzionari sui generis che per contestare il nemico politico vanno a scopare nei luoghi pubblici, inscenano flash mob e performance sempre a base di sano sesso (sano perché pare che le coppie siano fisse). Finalmente, dopo l'ultima performance fatta in una chiesa (che ha offeso la coscienza dei fedeli e li vede in tribunale per vilipendio alla nazione) la popolarità cresce in maniera esponenziale specie per la leader del gruppo: Nadia Tolokonnikova. A lei hanno proposto di posare per la copertina di Playboy Ucraina e in poche settimane i suoi amici su Facebook sono …

lettera alla nipotina che sta per nascere

Lettera dalla nonna alla nipotina che sta per nascere.

Cara, piccola Greta,
quando ho saputo che il tuo cuoricino ha iniziato a battere ho provato solo tanto stupore. Troppo etichettato il mio modo di pensare, di fare, di rapportarmi agli altri! non avevo realizzato appieno l’importanza dell’evento, della tua esistenza, perché tu c’eri, eri lì e aspettavi da tutti le mille coccole trasmesse telepaticamente da pensieri colmi d’amore.
La novità della tua esistenza, subito dopo, mi ha però dirottato su un nuovo sentiero, un sentiero illuminato, agevole, percorrendo il quale, tutto si trasforma in un’atmosfera di gioia, di pace, di serenità.
Poi ti ho immaginato... e ti ho subito amata, ti ho guardata e ti ho vista bellissima, una sapiente miscela divina che il buon Dio ha indotto attraverso la tua mamma e il tuo papà: un amore di bimba, frutto dell’unione di due spiriti liberi che li catturerà per sempre e saprà unire la loro unione definitivamente.

ps.: Per due persone speciali, caro …

A Catanzaro, una speranza di cambiamento?

Figura del tutto nuova nel panorama politico Catanzarese è Nicola Fiorita, professore universitario all’UNICAL, promotore di una nuova era, oserei dire, oltre che di un nuovo movimento denominato “Cambiavento”. C’è bisogno che il vento cambi a Catanzaro, suppongo che questo voglia intendere il nome dato al movimento nella città conosciuta per l’appunto per il Vento incessante. Ma è necessario che esso cambi rotta e porti una ventata di ottimismo e di benessere economico. Passeggiando per le vie della città, purtroppo, assistiamo impotenti a un profondo declino, dovuto soprattutto allo spopolamento. Le saracinesche si abbassano, le luci di taluni negozi si spengono insieme ai nostri sorrisi. La Catanzaro fervida e piena di gente è ormai un lontano ricordo. Corso Mazzini si popola soltanto grazie alla promozione di eventi sporadici e raramente nei weekend. I quartieri, a loro volta, versano in situazioni di disagio e paiono talora come enti a se stanti, distaccati e disconnessi dalla città. …

IMU, appartamenti contigui, conviene la fusione fiscale

Il 16 giugno scade la rata d'acconto IMU. E checché ne dicano, a parte che é la tassa più odiata dagli italiani, molte famiglie la devono pagare.
La devono pagare quanti hanno unito due appartamenti contigui per stare più comodi ma non hanno fatto la variazione al catasto perché per il comune sono due unità immobiliari distinte e separate. Cosicché, quanti si trovano a dimorare nella “Prima Casa Allargata” risultano esonerati dal pagamento di metà di essa in virtù degli sgravi fiscali sulla prima casa, ma, la supposta la ricevono dalla “seconda casa accorpata” che recupera abbondantemente il balzello da pagare grazie all'aliquota maggiorata e priva di sgravi.
Ma, se il contribuente che possiede due fabbricati contigui, con distinta iscrizione in catasto chiede la fusione al competente Ufficio del Territorio sarà soggetto all'aliquota ridotta di legge del 4 per mille. Se non lo fa l'altro (uno dei due appartamenti accorpati) ricadrà nella più elevata aliquota ordinaria d…

Massimiliano secondo Troisi

Non si può pronunciare il nome di Massimiliano e non pensare alla gag di Massimo Troisi in “ricomincio da tre”.
Peccato che Massimo abbia scritto e sceneggiato il film “Ricomincio da tre” negli anni ’80 e abbiamo potuto apprezzare ancor meglio la sua arte che lo accomuna con il teatro partenopeo e ai centri culturali in voga negli anni 70 italiani.
Certamente, per me, Massimiliano non sarebbe stato tramutato in Ugo e neanche in Ciro; io propendo a dare spazio ai ragazzi, lasciarli esprimere, acquisire esperienze in prima persona ma, Troisi è troppo forte quando tenta di dare una giustificazione e un’impronta didattica al ragazzo e al nome che lo accompagnerà nella vita.
Troisi rappresenta se stesso in teatro e nell’esperienza con i compagni di viaggio del trio la “Smorfia”: Lello Arena ed Enzo Decaro. Il loro cabaret era lo spaccato scenico delle vicende vissute nel napoletano. Scene di antieroi che vivevano la realtà e la continuano a vivere ancora adesso giorno per giorno a Scampia …