Infanzia ritrovata

 “Si dissuru li missi a Palermiti 'on 'sin'da'dinnu cchhji missi cantati”.

La maestosità dei giochi pirotecnici illumina a giorno le case e i boschi di Palermiti chiudendo nello sfavillio colorato novene e canti lasciando così posto al preludio verso la normalità e aprendo i cuori ai commiati, rattristandoli.

La festa della Madonna della Luce, celebrata nell'ultima domenica d'agosto in Palermiti raccoglie devoti di ogni dove e mette i sigilli a tutte le feste patronali del comprensorio catanzarese: Squillace, Vallefiorita, Montauro, Centrache, Girifalco, Borgia, Cortale ... Brognaturo, Chiaravalle, Soverato, Torre di Ruggiero, Serra S. Bruno, dal mare all'entroterra delle serre calabresi e silane ogni singolo paese ha reso omaggio religioso ai rispettivi protettori e la festa palermitese, essendo l'ultima, mette la parola fine a sagre civiche e festeggiamenti religiosi. È questo il vero significato dell'antico detto in epigrafe: "si dissaru li missi a Palermiti".

Emigranti e residenti riprendono quindi la routine di tutti i giorni, chi rimane con gli affetti e chi ritorna nei luoghi in cui ha trovato lavoro e, grazie a ciò, garantisce in po' di benessere alle famiglie ricollocandolo in: Svizzera, Germania e qualcuno anche in America, Argentina o Brasile e, chi, a Milano, Torino, Roma, Rho etc.


Si son celebrate, si dissaru li missi, le feste a Palermiti. Dunque per il momento 'on sinda dinnu cchjù missi cantati'. ''Pe' st'annu i fhiesti fhiniru'' Anche per questo anno le feste son finite.

Si ritorna alla vita di tutti i giorni! Qualche lacrima scende silenziosa a bagnare la guancia mentre i fratelli, cognati, zii e padri sono costretti al distacco forzato e con la morte nel cuore, riempiono le valigie.

È sufficiente un profumo, un sapore per tornare indietro nel tempo. Fare viaggi astrali improvvisi e ritrovarsi nella bolla di un tempo passato mai dimenticato.

Certo, non è mia intenzione competere con Marcel Proust, anche se, similmente a quanto è accaduto a lui, questa mattina, è bastato assaporare un “stringa di provola di latte”, un bastoncino di provola essiccato per essere catapultato tra le bancarelle allestite sotto le luminarie erette nella caotica piazza “Cona” ma solo in occasione della festa di Palermiti.

Nella mia recherche, ambientata più o meno negli anni '60, c'era ancora la TV in bianco e nero e in paese, dopo avere consumato qualcosa al bar, si poteva assistere al balletto delle Kessler: sogno proibito per i fanciulli che aspettavamo ansiosi le feste comandate e tra queste quella importante dedicata a Maria SS Immacolata della Luce. Quando, appunto, il paese si svegliava dal torpore e indossando i vestiti buoni si andava in piazza dove l'uomo dal braccio monco sfidava a individuare le carte oppure il dado sotto uno dei tre bicchieri in cuoio.


E le bancarelle, non gli stand, come diremmo adesso ai nostri figli, no! C'erano le bancarelle dei giocattoli appesi. Giocattoli di osso colorato e plastica grezza, con le bambole vestite da pacchiane o fate, brutte caricature di piccole nane dalle guance rosse con occhi azzurri e parrucche posticce da incubo; no, la Barbie ancora non c'era! Ma le bimbe si fermavano a osservarle estasiate le Annabelle costrette negli scatoli, messe a dormire nelle bare trasparenti. E quando il giocattolaio le tirava fuori dall'involucro protettivo e faceva notare come chiudevano gli occhi in posizione supina, beh, le esclamazioni benevoli accompagnavano i sospiri delle piccole improbabili mammine in miniatura che se le vedevano in grembo a giocare davanti casa con le amiche.

E, cosa assurda oggi, dati i tempi e le normative igieniche da rispettare, c'erano i venditori di caramelle sfuse, mostaccioli di Soriano e altri generi di “lisciotterie” esposte alla buona; e poi, manufatti in vimini, ceste e panieri che la maggior parte dei contadini autoproduceva e, ancora, i “vuozzi, pignati e i tihjiani” dei maestri vasai di Squillace. Ma quello che più faceva gola erano i cavallucci e gli altri animaletti di pasta filata appesi alle canne del casaro: maialini, mucche e cavalli dalle redini di pasta plasmata dal latte addensato che, per non farli spezzare, il casaro attorcigliava attorno a degli stecchini che fungevano anche da impalcatura dell'intera costruzione plastica .



Avete presente la piazza dei luna park del paese di Bengodi? Ecco, per noi bambini, allora “a Cona” si trasformava durante la festa della Madonna in contenitore di sogni. Era grande e bellissima alla luce delle luminarie: maestose strutture in legno ad arco e altre fogge che richiamavano alla mente fiori e stelle punteggiate da innumerevoli lampadine colorate. Peccato che dopo la festa si apprendeva di qualche incidente: i più grandicelli andavano in cerca dei giochi pirici inesplosi e... boom!

In realtà, a vederla adesso, la piazza si presenta per quello che è: una piccola conca in cui convergono le viuzze del paese ed è tagliata in due dalla strada provinciale che da Chiaravalle passa per Centrache, scende a Squillace e da lì a Catanzaro.


(c)ph Andreina. le foto a corredo del post sono state gentilmente concesse da Andreina T.

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