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Possibile che noi italiani siamo così imbecilli? Che ci lasciamo ancora abbindolare dai vari Alfano e compagnia bella? Oppure siamo un popolo paziente? Forse, siamo, più verosimilmente, un branco di apatici che fin quando abbiamo la possibilità di sopportare i cambiamenti, anche se dolorosi, restiamo immobili ad aspettare che qualcun altro si esponga prima di noi. Per essere precisi, Alfano e compagnia sono la punta dell'iceberg che si fa vedere in tv e dice cazzate per rabbonirci e indirizzare la nostra rabbia verso i più deboli. E mentre noi siamo impegnati a trovare i colpevoli delle nostre sventure economiche e sociali i veri nemici si godono il sole dei paradisi fiscali grazie ai servizi mai chiesti di Moody's e delle altre agenzie di rating . ricchezze effimere che aiutano a vivere, non feticci da idolatrare Insomma lo spread siamo noi. Il problema siamo noi che vogliamo vivere, amare e sognare!, per i ricconi che pilotano le politiche economiche e quin...
Non è una giornata particolarmente calda. Il barometro segna appena 23°. sono le 11 ed è la prima domenica di luglio. Nonostante i buoni propositi del governo Renzi e nonostante le famigerate 80 euro in busta paga la gente sembra svanita in qualche universo parallelo. Per strada le macchine sono distante l'un l'altra come i denti di chi non ha la possibilità di ricorrere alle cure del dentista: una ogni 5, 6, 10, 20, metri. La ss 106 non è stata mai così tranquilla. Volendo fare un paragone, chi riesce a immaginare delle 600 o 750 o, ancora, delle 850 della fiat al posto delle renault, citroen, wolkswagen e le piccole giapponesi in circolazione sulle strade italiane, si trova proiettato negli anni sessanta. Con l'unica amara differenza che in quegli anni iniziava davvero il rilancio economico sostenuto dal miraggio industriale delle grandi città del nord. L'austerità ci sta uccidendo . E quanti perseguono le politiche economiche delle banche sono assassi...
© riproduzione vietata Pensieri e Paesi in vetrina per essere ripopolati. Da qualche decennio il miraggio industriale che ha spogliato i paesi degli abitanti ha raggiunto il suo apice. La crisi economica investe la società. I prodotti industriali, trasformati in rifiuti, cambiano la geografia dei luoghi: colline maleodoranti inquinano le campagne. Le fabbriche chiudono. Operai e impiegati perdono il lavoro e con esso la dignità di cittadini operosi. I paesi dell’entroterra vivono declini inarrestabili. L’agricoltura, la pastorizia e i piccoli artigiani soccombono lentamente alle nuove tecnologie e al miraggio consumistico delle grandi città. L’Italia, da nord a sud, indistintamente, è coinvolta dalla mutazione sociale. Una mutazione priva di programmi strutturali che adegua le esigenze immediate dell’economia agli anni di plastica, alla filosofia dell’usa e getta. Monta, così, la diseducazione sociale e infetta anche i campi della cultura. Le provocazioni intellettuali...
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Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente.
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A ore 12 è un luogo aperto: un invito a leggere, pensare, partecipare. A ore 12 è un laboratorio di sguardi.
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