Ricetta rossa e bianca, differenze
“tutela del
cittadino e impatto economico sulle famiglie. Una panoramica sulle storture del
sistema sanitario nazionale.”
IL DIRITTO ALLA SALUTE E’ UN LUSSO PER POCHI.
Il paradosso delle liste d’attesa e delle esenzioni inutili: viaggio nelle storture di un Servizio Sanitario Nazionale che discrimina chi non può pagare.
Avere una ricetta rossa in tasca e un’esenzione per reddito o patologia stampata sul documento, oggi, non garantisce più nulla!
Quando il sospetto clinico è quello di un tumore alla
prostata o di un'altra patologia oncologica, il tempo si trasforma nel peggiore
dei nemici.
L'attesa di mesi imposta dai canali di prenotazione pubblici (CUP) diventa una condanna inaccettabile.
Il cittadino si
ritrova davanti a un bivio drammatico e disumano: aspettare i tempi del sistema
pubblico rischiando la vita, oppure pagare di tasca propria per un esame
immediato nel settore privato.
In territori
storicamente complessi e penalizzati dal piano di rientro come la Calabria, si
assiste alla dolorosa e cinica conferma del vecchio adagio popolare: "Chi
ha soldi fa soldi e chi ha pidocchi fa i pidocchi".
Chi ha le risorse economiche scavalca l'attesa e compra il
proprio diritto alla diagnosi; chi non le ha resta drammaticamente indietro. E rischia.
Le storture che alimentano questa disuguaglianza sociale
sono strutturali e ramificate riassunto di seguito:
. Il bluff dei tetti di spesa:
I laboratori e i centri diagnostici privati accreditati (convenzionati con il SSN) potrebbero smaltire le richieste, ma lo Stato impone loro un budget mensile limitato. Esaurito il fondo, la ricetta rossa perde valore e la struttura è obbligata a offrire l'esame solo in regime privato a tariffa intera.
. La beffa del ticket vs privato: Per molti esami di
laboratorio base (come il monitoraggio del PSA), il costo del ticket pubblico e
della quota fissa regionale è ormai identico o superiore alla tariffa applicata
dai laboratori privati, azzerando di fatto la convenienza del servizio
pubblico.
. L'illusione delle classi di priorità: I codici di urgenza
sulla ricetta (U, B, D, P) che dovrebbero garantire esami entro 3, 10 o 30
giorni rimangono spesso disattesi per la cronica carenza di personale e
macchinari, costringendo i pazienti all'esborso privato.
Questo cortocircuito annulla nei fatti l'universalità della cura sancita dall'articolo 32 della Costituzione.
La sanità si sta
trasformando da diritto fondamentale a bene di consumo: chi ha i mezzi si
salva, chi è povero è costretto a rinunciare alla prevenzione.
È bene quindi ricordare alcune azioni.
- La difesa del cittadino: i percorsi di tutela ignorati-
Pochi sanno che la legge italiana (D.Lgs. 124/1998) prevede
uno strumento di difesa immediato contro il muro delle liste d'attesa.
Se il CUP
non è in grado di garantire l'esame entro i tempi stabiliti dal codice di
priorità della ricetta, il paziente ha il diritto di richiedere la prestazione
in regime di libera professione intramoenia (all'interno dell'ospedale
pubblico) senza pagare la tariffa del medico, ma versando unicamente il costo
del ticket (o a costo zero se si possiede l'esenzione).
Per attivare questo diritto, è necessario presentare
un'istanza formale scritta (un'istanza di accesso alle prestazioni in regime di
attività libero-professionale) indirizzata al Direttore Generale dell'Azienda
Sanitaria Locale (ASP/AO). Questa procedura costringe legalmente l'azienda
sanitaria a farsi carico della prestazione nei tempi corretti, scardinando il
principio del "paghi o muori" e restituendo dignità alle esenzioni
conquistate dai cittadini.

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