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Calabria, sanità: stamu mbrazza a Maria

 


“Curarsi è diventato un privilegio .

Da quando la sanità pubblica è passata in mano ai mercanti tutto è diventato più difficile. Non interessa sapere i meccanismi che ostacolano la disfunzione. Al cittadino e paziente affetto da problemi economici dalle condizioni di salute cagionevoli, ai pensionati, che sono la maggior parte degli utenti, ai disoccupati e occupati sottopagati interessa non “stare a pregare e affidarsi a Maria” come si dice in gergo “stamu mbrazza a Maria”: ci affidiamo alla Mamma Celeste, Maria.

Siamo caduti dalla padella nella brace!

Da quando si è operata la scelta politica di rivoluzionare il sistema gli unici ad avere benefici e trarre i massimi guadagni sono le strutture pubbliche e private che operano in convenzione, visite e analisi intramoenia.

Anche i farmaci sono impossibili da gestire tra fascia A e ticket. “

 

 

L’ILLUSIONE DELLE CURE IN CALABRIA.

Cosa resta se il diritto alla salute affoga tra la burocrazia dei ticket e il miraggio dell'intramoenia?

Curarsi è diventato un privilegio legato al censo, e in Calabria questa ferita fa ancora più male. Chi vive con pensioni minime, i disoccupati e i troppi lavoratori sottopagati della nostra terra non possono più permettersi il lusso di attendere. In un contesto dove la povertà avanza, la frase popolare “stamu mbrazza a Maria” non è solo un modo di dire: è il grido disperato di una popolazione fragile che, davanti alle barriere economiche del Servizio Sanitario, si ritrova costretta ad affidarsi alla Mamma Celeste.

Nonostante i recenti sforzi normativi, come il nuovo “Piano Regionale per il Governo delle Liste di Attesa 2025-2027” varato a inizio 2026, l'accesso ordinario resta un percorso a ostacoli.

Chi ha urgenze certificate riesce a essere preso in carico, ma per le prestazioni programmabili le agende pubbliche si bloccano regolarmente.

 È in questo vuoto che prolifera il mercato delle cure: da un lato le strutture private accreditate, dall'altro le visite in intramoenia all'interno degli stessi ospedali pubblici.

Il paradosso è inaccettabile: lo stesso medico che nel pubblico non ha posti liberi prima di sei mesi, è disponibile nel pomeriggio a pagamento. Chi ha i soldi salta la fila; chi non li ha, rinuncia a curarsi.

Per i sofferenti, barcamenarsi nelle giungla dei farmaci e l'ombra del deficit è diventata una guerriglia.

Il sistema dei ticket e la complessa distinzione tra farmaci di fascia A scaricano sui bilanci familiari costi insostenibili. Questa barriera economica spinge i soggetti fragili a tagliare le spese per la prevenzione. Tutto questo avviene mentre la gestione della sanità calabrese tenta faticosamente di uscire dalle secche storiche, gravata da un deficit strutturale certificato dalla Corte dei Conti che limita lo spazio di manovra per assunzioni e potenziamenti tecnologici.

Per uscire dalla padella e non finire definitivamente nella brace, la sanità calabrese ha bisogno di riforme strutturali coraggiose.

Non bastano i pur necessari stanziamenti d'emergenza o i tetti di spesa temporanei; servono interventi radicali in quattro direzioni:

 

1.       Blocco dell'intramoenia speculativa:

Sospendere l'attività libero-professionale intramoenia nelle specialità in cui i tempi d'attesa nel canale pubblico superano i limiti di legge. Se un reparto è in affanno, le ore dei medici devono essere dedicate esclusivamente ad abbattere le liste d'attesa ordinarie.  

2.       Meccanismo del ticket sostitutivo:

Se il Servizio Sanitario Regionale non garantisce la prestazione nei tempi previsti dalla classe di priorità, l'assistito deve poter accedere all'attività intramoenia o al privato convenzionato pagando soltanto il ticket ordinario, con la differenza di costo interamente a carico dell'Azienda Sanitaria.

3.       Potenziamento degli ospedali di area disagiata:

È fondamentale dare seguito concreto alle proposte legislative per il rafforzamento dei presìdi sanitari nelle aree interne e montane della Calabria. La salute non può dipendere dal codice postale del paziente.

4.       Trasparenza totale sui criteri di accreditamento:

Applicare con rigore le nuove linee guida sulla trasparenza ed equità delle strutture private accreditate introdotte a fine 2025. I fondi pubblici ai privati devono essere concessi solo per prestazioni ad altissimo bisogno sociale, non per duplicare servizi già esistenti a scopi puramente mercantili.  

 

Senza queste azioni concrete, il principio costituzionale della salute come diritto universale svanisce. La Calabria merita una sanità che protegga i suoi cittadini, restituendo dignità a chi oggi non ha altra scelta che sperare in un miracolo.

 

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