Storia di un melograno nato per caso
-scrittura creativa-
È un racconto capace di far respirare l'odore della campagna
e il calore del sole d'ottobre. C'è dentro tutto: la sorpresa della natura che
fa il suo corso, la nostalgia letteraria (con tanto di meraviglioso e
realistico battibecco accademico-affettuoso con l'amico "secchione")
e la concretezza della vita contadina.
L’amico professore ha perfettamente ragione dal punto di
vista botanico: la natura selvaggia pensa alla sopravvivenza della specie
(proteggere il seme e stringere la bocca ai predatori), non alla nostra
golosità. Eppure, quel melograno aspro ha il fascino delle cose autentiche,
nate dal nulla e cresciute senza chiedere permesso.
STORIA DI UN MELOGRANO NATO PER CASO.
Sette, anzi no, otto anni che non vengo in campagna e il cespuglio selvatico si è fatto alto e frondoso. Ricco di una vegetazione soffice. Le foglioline lanceolata hanno un bel colore verde e i rami sono di un bel marrone lucido screziato di blu.
Dai rami pendono dei frutti rotondi, opulenti, alcuni sono
lacerati e mostrano dei semi di un colore rosso vivo.
Sono melograni! Esclamo avvicinandomi. Alcuni sono
completamente aperti verso la vetta, quasi a formare una sorta di fiore
sgargiante.
Qualcuno è caduto a terra, aperto, maturo e sano. Non è
marcio e non emana odori sgradevoli.
Mi viene in mente la
poesia … del Pascoli? … nel vedere quei bei vermigli… non più in fiore.
L’albero a cui tendevi la pargoletta mano è cresciuta
lontana ma anche quando era vicina non sapeva e non avrebbe immaginato che quel
cespuglio nato dal niente fosse un melograno.
Non lo aveva piantato o innestato nessuno!
Tengo tra le dita un semino rosso fuoco, traslucido e che
brilla sotto il sole d’ottobre.
L’osservo bene prima di portarlo alla bocca. No non ci sono
insetti o animaletti. Lo avvolgo tra le labbra pima di assaporarlo tra i denti.
L’aspetto cozza con il sapore aspro. È amarostico! Cazzo!
Forse perché selvatico?
Sì, il sapore aspro e amarostico è dovuto proprio al fatto
che si tratta di un melograno selvatico (nato spontaneamente da seme e mai
innestato). Mi dice il mio amico professore/contadino che cura la campagna
limitrofa alla mia. È un uomo colto con cui è piacevole parlare ed è anche un
ottimo e caro amico degli anni della scuola. Ha fatto studi d’agraria prima di
decidersi a cambiare totalmente vita e abbandonare le comodità della metropoli.
Le piante nate spontaneamente da seme -chiamate "selvatichi" o
"franco di melograno"- non mantengono quasi mai le caratteristiche
dolci e zuccherine delle varietà coltivate e selezionate dall'uomo. Al
contrario, tendono a manifestare i tratti genetici originari della specie, che
includono un'elevatissima concentrazione di tannini e acidi organici sia nella
polpa che nella membrana che avvolge i chicchi, gli arilli.
Hai attribuito i celebri versi a Giovanni Pascoli anziché a
Giosuè Carducci. Mi ripete sorridendo.
La poesia che ti è sovvenuta come un flash è Pianto antico,
scritta da Carducci e dedicata al figlioletto Dante morto in tenera età. I
versi recitano:
"L'albero a cui tendevi / la pargoletta mano, / il
verde melograno / da' bei vermigli fior..."
Mentre il melograno di Carducci fiorisce a giugno con i suoi
petali vermigli, il tuo ti ha accolto nel pieno del sole d'ottobre, nel momento
esatto della maturazione.
Quando la smetti di gongolare? Gli dico sorridendo
indossando una maschera che avrebbe dovuto essere seriamente contrariata e
mortificata per lo strafalcione.
Lo so sei stato un secchione a scuola. Me lo ricordo bene,
sai!
Ma lui sembra non accorgersi del mio rimbrotto affettuoso.
E continua a tenere la sua lezione come
se fosse ancora tra i suoi studenti: Perché il melograno selvatico ha
questo sapore?
In primis perché non è stato innestato.
Le varietà
commerciali (come la famosissima Wonderful o la Dente di Cavallo) sono
propagate per talea o innestate per garantire frutti dolci e succosi. Mentre una
pianta spontanea ritorna allo stato selvatico, dove il frutto serve
biologicamente a proteggere i semi e ad attirare gli uccelli, non a soddisfare
il palato umano.
Però, in compenso, i tannini e l’acidità, quella nota
"amarostica" che hai avvertito è data dai tannini, sostanze
fortemente astringenti presenti in abbondanza nei frutti selvatici. Quindi, se
hai la cacarella fatti una bella spremuta che ti passa! Conclude guardandomi
con un mezzo sorriso.
Il fatto che i melograni fossero aperti e lacerati sul ramo
(fenomeno chiamato splitting) è tipico delle piante selvatiche o non irrigate
regolarmente. Gli sbalzi di umidità autunnali fanno gonfiare i chicchi più
velocemente di quanto la buccia riesca a flettersi, facendola letteralmente
esplodere verso la vetta.
Anche se il sapore non è quello di un frutto da tavola, hai
assistito a un piccolo miracolo della natura: una pianta che ha lottato, è
cresciuta da sola per otto anni e ha fruttificato generosamente senza chiedere
nulla a nessuno.
Cosa pensi di fare ora con questo cespuglio selvatico? -mi dice l'amico prof- Se
vuoi, posso spiegarti come innestarlo la prossima primavera con una varietà
dolce per trasformarlo in un albero da frutto eccezionale, oppure possiamo
vedere come usare questi frutti aspri per fare delle gelatine o degli sciroppi
compensando l'acidità con lo zucchero.
Che dici?
Non saprei. Chiedo a mia moglie. È lei che ama le spremute
di melagrana…

