Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

11 settembre, cos'è successo?

- analisi di una civiltà agonizzante-

I Falò della Demagogia.

-Dall'11 Settembre al populismo globale il passo è stato breve-

--Siamo passati dalla tragedia alla polarizzazione manichea cadendo nell'effetto domino dell'odio globale--

11 settembre di tanti anni fa. Un sabotaggio impossibile da partorire in menti normalmente strutturate ance se contaminate dalla barbarie.


 Perché, chiedo. E come hanno fatto a dirottare aerei di lenea a farli schiantare contro le torri gemelle di NY.

Qualcuno ha detto che siano stati presi di mira per ciò che rappresentavano: il gotha dell’alta finanza mondiale.

Ma con quale animo un terrorista può superare un terrore simile, imbarcarsi su un aereo di linea e schiantarsi andando verso morte sicura?

Gli interrogativi sono molti ma nessuno potrà dare risposte assolute.

Analizziamo insieme questi unti drammatici che ancora infiammano gli animi:

L’11 settembre 2001 ha segnato una frattura drammatica nella storia contemporanea, lasciando interrogativi profondi sulla natura del terrorismo, sulla vulnerabilità delle nazioni e sulla psicologia di chi compie simili atti.

Non esistono risposte semplici o assolute, ma le indagini ufficiali, gli studi storici e le analisi sociologiche offrono elementi chiave per comprendere il come e il perché di questa tragedia.

Perché le Torri Gemelle e gli altri obiettivi?

L'obiettivo di Al-Qaeda non era solo causare il maggior numero possibile di vittime, ma colpire i simboli del potere globale degli Stati Uniti. I quattro aerei di linea dirottati avevano bersagli precisi:

 

·       Il World Trade Center (New York): Rappresentava il cuore pulsante dell'alta finanza mondiale e del capitalismo occidentale.

·       Il Pentagono (Washington D.C.): Rappresentava la massima potenza militare statunitense.

·       Il Campidoglio o la Casa Bianca (volo United 93, precipitato in Pennsylvania): Rappresentava il centro del potere politico americano.

 

Colpendo questi luoghi, l'organizzazione terroristica guidata da Osama bin Laden voleva dimostrare che la superpotenza mondiale era vulnerabile all'interno dei propri confini, cercando di provocare un collasso economico e psicologico nell'Occidente.

Come hanno fatto a dirottare gli aerei di linea?

Il successo del piano si basò su una combinazione di addestramento mirato, sfruttamento delle falle della sicurezza dell'epoca e un effetto sorpresa senza precedenti.

 

Il gruppo di dirottatori era composto da 19 uomini. Tra di loro, alcuni (i piloti) si erano trasferiti mesi prima negli Stati Uniti per frequentare normali scuole di volo civili, imparando a pilotare aerei di linea commerciali. Hanno adottato strategie di Infiltrazione e addestramento,

Nel 2001 i controlli aeroportuali erano molto diversi da quelli odierni. I terroristi riuscirono a imbarcare piccoli taglierini e coltellini tascabili, che all'epoca non erano esplicitamente vietati o non venivano rilevati efficacemente dai metal detector.

Fino a quel giorno, la procedura standard in caso di dirottamento prevedeva la cooperazione: i piloti dovevano assecondare i dirottatori, far atterrare l'aereo e avviare le trattative per preservare la vita dei passeggeri. I terroristi sfruttarono questa dottrina: presero il controllo delle cabine di pilotaggio con la forza, uccidendo o ferendo i piloti, e usarono gli aerei non come merce di scambio, ma come missili guidati.

 

Come fa un terrorista a superare il terrore e andare verso morte sicura?

La psicologia dei terroristi suicidi dell'11 settembre è stata oggetto di lunghi studi da parte di psichiatri e sociologi.

Contrariamente allo stereotipo del kamikaze spinto solo dalla disperazione o dall'ignoranza, molti dei dirottatori (come l'egiziano Mohamed Atta, il leader operativo) erano giovani istruiti, di classe media o medio-alta, che avevano studiato in università europee.

Il superamento dell'istinto di sopravvivenza è stato reso possibile da dinamiche specifiche quali l’indottrinamento ideologico totalizzante; i dirottatori vivevano all'interno di una visione del mondo radicale e binaria (il bene assoluto contro il male assoluto). Erano convinti di combattere una "guerra santa" (Jihad) per difendere l'Islam dall'oppressione e dall'umiliazione occidentale.

Altro punto, la deumanizzazione del nemico, li ha resi integerrimi e pronti al sacrificio. Nella loro mente, le vittime civili non erano individui innocenti, ma parte integrante di un sistema nemico da distruggere.

La promessa di ricompensa ultraterrena 

predicata nella loro fede.

 La fede incrollabile nel martirio (shahadat) offriva la certezza di una salvezza eterna, della gloria e dell'azzeramento di ogni paura terrena. La morte non era vista come una fine, ma come un passaggio trionfale.

I dirottatori operavano in piccole cellule isolate dal resto del mondo per mesi. Questo ha creato un legame di dipendenza psicologica reciproca, dove il dubbio era visto come un tradimento verso i compagni e verso la causa comune.

 

Sebbene le risposte storiche e tecniche chiariscano la dinamica degli eventi, il mistero profondo di come la mente umana possa spingersi a un tale livello di distruzione programmata rimane, per chiunque mantenga una struttura morale ed empatica, un abisso difficile da accettare.

 

Oggi, si celebra il ricordo, in America e nel resto del mondo democratico affinché, eventi simili non avvengano più. ma nel contesto discriminatorio, i cambiamenti strutturali e geopolitici influiscono a creare nuovi odii.

 

Il dopo 11 settembre apre un aspetto importante nel pur delicato equilibrio tra la necessità di garantire la sicurezza globale e il rischio di alimentare, attraverso quelle stesse misure, nuove forme di discriminazione e risentimento.

Oggi, a 25 anni da quella tragedia, è evidente come le risposte strutturali e geopolitiche abbiano profondamente ridisegnato la società, creando dinamiche ambivalenti.

I cambiamenti strutturali e l'effetto discriminatorio subito dopo gli attentati, la priorità assoluta degli Stati Uniti e dei loro alleati fu blindare i confini e prevenire nuovi attacchi. Questo atteggiamento ha portato a riforme radicali, che hanno però avuto un costo sociale altissimo.

 

L'irrigidimento dei controlli e l'islamofobia; l'introduzione di controlli aeroportuali biometrici, liste di proscrizione (No Fly List) e sorveglianza speciale ha spesso adottato logiche di profilazione etnica e religiosa . Per anni, milioni di cittadini musulmani o di origine mediorientale nel mondo occidentale hanno subito sospetti sistematici, discriminazioni quotidiane e isolamento sociale, alimentando un senso di ingiustizia ed emarginazione.

E, di fatto, attuato la contrazione delle libertà civili. Leggi speciali (come il Patriot Act negli Stati Uniti) hanno esteso a dismisura i poteri di sorveglianza dei governi sulle comunicazioni private. Questo clima di sospetto diffuso ha incrinato il rapporto di fiducia tra lo Stato e le minoranze.

 

Le risposte geopolitiche e i "nuovi odii" si sono propagati peggio della gramigna.

A livello internazionale, la strategia della "Guerra al Terrore" ha generato conseguenze geopolitiche che, anziché sradicare il terrorismo, hanno spesso finito per fertilizzare il terreno per nuovo radicalismo.

 

e le invasioni di Afghanistan (2001) e Iraq (2003), sebbene l'obiettivo iniziale fosse distruggere Al-Qaeda e rovesciare regimi ostili, i lunghi anni di occupazione militare, le enormi perdite civili e la destabilizzazione di intere regioni hanno creato un profondo vuoto di potere.

Proprio dalle ceneri e dal caos di quelle guerre (in particolare in Iraq) sono nate organizzazioni ancora più feroci, come l'ISIS, che hanno sfruttato il risentimento delle popolazioni locali contro l'intervento occidentale per reclutare nuove generazioni di militanti.

E fomentato la polarizzazione "Noi contro Loro" nella retorica dello scontro di civiltà ne ha radicalizzato i fronti. Da un lato, l'Occidente ha spesso guardato al mondo islamico con diffidenza generalizzata; dall'altro, la propaganda jihadista ha utilizzato gli errori geopolitici occidentali (come le violazioni dei diritti umani a Guantanamo o ad Abu Ghraib) come prove di una presunta guerra dell'Occidente contro l'Islam.

 

Celebrare il ricordo dell'11 settembre oggi non significa solo onorare le vittime e difendere i valori democratici, ma anche riflettere criticamente sugli errori commessi nel rispondere a quel trauma.

La grande sfida delle democrazie contemporanee resta quella di proteggere i propri cittadini senza tradire i valori di inclusione, giustizia e rispetto dei diritti umani che le definiscono.

Quando la lotta al terrore si trasforma in discriminazione, si rischia di alimentare lo stesso cerchio d'odio che si intendeva spezzare.

 

oggi, gli ultimi fuochi della retroguardia trumpiana, con il suo leader in testa che promette 5mila dollari per ogni americano se vince alle elezioni di novembre, è una balla gigantesca, ma quanti ancora crederanno a questo signore che ha gabbato tutti e alimentato col suo fare gli estremismi? ricordiamo le azioni negli altri Paesi, la nuova dicitura di alcune zone geografiche dettate dalla sua megalomania ...

 

La proposta lanciata in questi giorni da Donald Trump alla convention repubblicana di Dallas — promettere un "dividendo" da 5.000 dollari a ogni cittadino adulto americano in caso di vittoria del suo partito alle elezioni di novembre — ha riacceso con forza il dibattito sui meccanismi del populismo transazionale e sulla tenuta del consenso politico.

La misura, battezzata dallo stesso leader come il "Trump dividend", costerebbe alle casse dello Stato oltre 1.200 miliardi di dollari. Nonostante il vicepresidente JD Vance e i sostenitori indichino i proventi dei dazi doganali come copertura finanziaria, numerosi analisti economici, l'opposizione democratica e persino diversi esponenti del Partito Repubblicano l'hanno apertamente definita una promessa irrealizzabile, un espediente elettorale per attrarre voti o una manovra rischiosa per la stabilità fiscale e l'inflazione.

La persistenza del seguito politico di tali dinamiche risponde a logiche psicologiche, sociali e di comunicazione politica ben precise.

Perché una parte dell'elettorato continua a dare credito a simili promesse?

Il fenomeno non si limita alla credibilità letterale della singola promessa economica, ma poggia su dinamiche radicate.

 

Per una fascia di elettori che sperimenta difficoltà economiche legate al costo della vita, l'offerta di un beneficio economico diretto, pur se giudicato improbabile dagli esperti, viene percepita come un segnale di attenzione immediata verso le necessità dei lavoratori rispetto ai complessi programmi macroeconomici tradizionali.

Il consenso non si basa necessariamente sulla fattibilità tecnica delle proposte, ma sulla condivisione di una narrazione identitaria. Chi si sente escluso o penalizzato dalla globalizzazione e dalle istituzioni tradizionali tende a concedere fiducia a un leader che si presenta come un elemento di rottura contro l'establishment.

All'interno di ecosistemi mediatici fortemente polarizzati, le critiche tecniche o le smentite degli esperti economici vengono spesso archiviate dai sostenitori come attacchi di parte o propaganda avversaria, blindando la fiducia nel leader.

 

Il parallelismo evidenziato con l'eredità dell'11 settembre e la gestione delle relazioni internazionali tocca le corde della proiezione globale del potere americano:

 

- Rottura unilaterale e "nuova geografia": La tendenza a ridefinire confini politici o diciture geopolitiche — dalle decisioni unilaterali sul Medio Oriente alla ridefinizione dei rapporti di forza con storici alleati della NATO — riflette l'approccio dell'"America First". Questo stile, improntato alla personalizzazione della diplomazia, mira a scardinare gli assetti multilaterali tradizionali per imporre accordi bilaterali diretti.

- Alimentazione degli estremismi: L'uso costante di una retorica polarizzante (basata sulla netta contrapposizione tra "noi" e "loro") ha dimostrato effetti profondi sia all'interno dei confini nazionali, esasperando le tensioni sociali, sia all'estero. Questo linguaggio, legittimando posizioni radicali, indebolisce le soluzioni moderate e i canali della diplomazia multilaterale, finendo spesso per rafforzare le correnti populiste ed etno-nazionaliste in altri contesti geografici.

 

In un'epoca segnata da profonde trasformazioni sociali ed economiche, le proposte dal forte impatto emotivo e transazionale continuano a rappresentare un potente strumento di mobilitazione elettorale, mettendo alla prova la capacità delle democrazie moderne di rispondere alle riserve dei cittadini attraverso riforme strutturali credibili e sostenibili.

 

in definitiva, la politica attuale è un fuoco di paglia che rischia d'innescare falò in tutto il mondo, mettendo gli uni contro gli altri

 

La metafora del "fuoco di paglia" rischia di essere realtà e innescare falò globali.

Con spaventosa lucidità, osserviamo inermi, al pericolo strutturale della politica contemporanea che utilizza fiammate emotive a breve termine e, per calcolo elettorale, lasciano lungo il cammino braci pronte a incendiare l'ordine mondiale.

Oggi assistiamo a una transizione profonda in cui la politica ha smesso di essere un esercizio di mediazione e costruzione del futuro, trasformandosi spesso in una gestione permanente del risentimento. E avvalora la logica del "tutto e subito" .

Il populismo transazionale e la politica dei social media vivono di immediatezza. Promesse iperboliche, slogan d'impatto o bonus economici estemporanei servono a catturare l'attenzione in un ciclo mediatico che dura poche ore.

È un fuoco che brucia in fretta: non crea visioni strutturali, non risolve il debito pubblico, né affronta il cambiamento climatico o le disuguaglianze.

Esaurito l'effetto dell'annuncio, resta il vuoto, che deve essere colmato da una nuova promessa ancora più radicale.

Per mantenere accesa l'attenzione quando le promesse non si realizzano, la politica odierna ricorre alla creazione di un nemico.

La dinamica del "Noi contro Loro" viene applicata ovunque:

 

·       All'interno delle nazioni: élite contro popolo, nativi contro immigrati, città contro province.

·       A livello globale: blocchi geopolitici contrapposti, nazionalismi economici e guerre commerciali.

 

Questa frammentazione sistematica distrugge il concetto stesso di comunità e di cooperazione internazionale. Quando il cittadino si abitua a vedere nell'altro una minaccia esistenziale, si creano le condizioni psicologiche per il conflitto sociale.

I "falò" interni non rimangono mai isolati. L'instabilità o il radicalismo delle superpotenze si riflettono immediatamente sul resto del globo. E quando grandi nazioni scelgono la via dell'unilateralismo e della retorica incendiaria, indeboliscono le istituzioni internazionali (come l'ONU o i trattati di non proliferazione) che per decenni hanno faticosamente evitato conflitti su larga scala.

Il risultato è un mondo più frammentato, dove piccoli focolai regionali rischiano di degenerare in incendi globali.

Il vero rischio di questa politica-spettacolo non è solo l'inefficacia economica, ma la distruzione della fiducia. Se i cittadini smettono di credere nella possibilità di un progresso reale e condiviso, l'unica forza motrice che rimane è la paura.

La sfida cruciale per il futuro del mondo democratico è spegnere queste fiammate propagandistiche e tornare a investire in una politica "lenta" ma solida: quella delle riforme reali, dell'educazione e della diplomazia multilaterale. Solo così si può evitare che i falò della demagogia consumino le fondamenta della convivenza pacifica.

 

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