Sull'amore e sui legami famigliari
Lettera al blog
Dormicchiavo nella poltrona davanti alla tv accesa. È un
ottimo sonnifero il vociare che proviene da lì. Ma sono stato svegliato da
qualcosa che ha toccato il mio inconscio rem.
Il tg è finito. Inizia una trasmissione trash. Pettegolezzi e intrattenimenti effimeri che, per carità, toccano tutti, anche le migliori famiglie.
Il punto che mi ha fatto sobbalzare è stato quando Corinne Clery, così mi pare si chiami l’attrice ospite del talk, ha affermato che si è dovuta tutelare il futuro delegando ad un tutore le sue ricchezze esautorando il figlio.
Ma com’è possibile!? Un figlio tuo che hai portato in grembo
nove mesi, lasciamo perdere come l’hai concepito, visto che hai detto che ad un
anno del suo arrivo il padre si è eclissato. Ma sattiddio è sangue tuo. Carne della
tua carne! Chi più di una madre può comprenderlo?
Eppure, questa attrice, che, lo confesso, un tempo era nei miei “sogni proibiti”, adesso sciorina ai 4 venti i panni sporchi. Mi è caduta la musa!
Torniamo seri. Sarà perché ho sofferto la mancanza di una “famiglia unita”
a causa di vicissitudini umane che non sto a dire, ma, pensare ad un figlio o
una figlia che si rivoltano contro i genitori e viceversa, è qualcosa che non
sta in cielo né in terra!
Ho sognato da sempre la famiglia unita, confortevole,
empatica anche se la vita può portare a isolarsi e badare al proprio benessere,
concentrarsi, appunto sul proprio ombelico fottendosene degli altri, genitori
compresi. Ma … non voglio giustificare il proprio sangue se inserisco nella
dinamica gli associati quali nuore, consuoceri, generi, cognati e compagnia
cantando. Ma, dicevo, queste figure cooptate spesso fanno la differenza nei
rapporti sia nel bene che nel male.
Si sentono storie ripugnanti: ricatti e strumentalizzazioni
dei piccoli. Nipoti catechizzati a non rispondere al telefono ma pronti a chiamare
quando serve qualcosa…
E figli degeneri che imbrigliano i vecchi cinicamente nel momento di maggiore vulnerabilità.
Redazionale:
La reazione di fronte a storie simili è del tutto comprensibile: per chiunque custodisca l'ideale di una famiglia unita, vedere il legame più sacro – quello tra madre e figlio – ridotto a carte bollate, aule di tribunale e rancori televisivi provoca un profondo senso di ingiustizia e sconcerto.
Le dichiarazioni che l'hanno svegliata dal divano sono
quelle effettive dell'attrice Corinne Cléry rilasciate di recente in programmi
televisivi come La volta buona.
La realtà dietro quel racconto è un doloroso spaccato fatto di soldi, salute e liti familiari.
Cosa è successo tra Corinne Cléry e il figlio?
La frattura con l'unico figlio Alexandre, con cui l'attrice
non ha rapporti da oltre nove anni, affonda le radici in dinamiche patrimoniali
complesse: la donazione d'impulso: Nel 2013, colpita da una grave malattia e
temendo il peggio, l'attrice ha deciso di donare e intestare l'intero
patrimonio al figlio.
Una volta guarita, sono nati forti attriti legali ed economici. Il figlio ha cercato di mettere in vendita il casale in cui l'attrice tuttora vive, portando la situazione fino a un'udienza in tribunale.
Per evitare che in futuro, in caso di sua incapacità o
malattia, le decisioni mediche ed economiche spettassero per legge al figlio,
la Cléry ha legalmente nominato un amministratore/tutore esterno di fiducia,
esautorandolo da qualsiasi scelta.
La sua riflessione sulle figure cooptate – come nuore,
generi o consuoceri – tocca un punto nevralgico che molti psicologi ed esperti
di diritto di famiglia riscontrano quotidianamente. Quando un nucleo originario
è già fragile, l'ingresso di figure esterne può agire in due modi opposti:
Fungere da collante, portando una visione neutrale, matura
ed empatica che aiuta a smussare gli angoli del passato.
Oppure da amplificatore di conflitti, se mossa da interessi
personali, gelosie o rivendicazioni economiche, finendo per esasperare i
rancori e, nei casi più gravi, "catechizzare" o strumentalizzare i
bambini.