Tra memoria e dissenso
La piazzetta dell'incontro.
Catanzaro intitola uno spazio a Cesare Mulè
L’intitolazione della piazzetta antistante il Palazzo Comunale a Cesare Mulè non la leggo come un semplice atto di toponomastica, ma come un revival tra la memoria storica di Catanzaro, i suoi simboli architettonici e il valore democratico del dissenso.
Ricordo quei tempi. Le seguenti memorie nascono non per
uniformare il giudizio storico o culturale sulla figura dell'ex sindaco
intellettuale, quanto piuttosto per celebrare un’intera stagione di passione
civile, un'epoca in cui la dialettica politica e culturale tra visioni
contrapposte era animata da una profondità d’intenti e da un senso del dovere
oggi purtroppo smarriti.
La valenza dello spazio urbano si articola attorno agli elementi identitari del centro storico catanzarese.
Da un lato si erge il Palazzo Comunale, sede delle istituzioni in cui Cesare Mulè operò come amministratore e sindaco, un edificio di cui conosceva dettagliatamente la storia sin dalla posa della prima pietra avvenuta circa duecento anni fa.
Di fronte si stagliano le mura e la bellissima scalinata posteriore del Teatro Masciari, mirabile esempio di stile Liberty inaugurato nel 1923, per la cui rinascita l'intellettuale combatté numerose battaglie.
Questa scala a doppia
rampa, che pur riflettendo l'eleganza dell'Art Nouveau è popolarmente accostata
a richiami barocchi per la sua maestosità scenografica, si affaccia su via
Iannoni chiudendo un perimetro denso di significato.
In questo piccolo spazio urbano si consuma l'incontro
straordinario tra due anime distanti, ma ugualmente feconde, della storia
cittadina.
Da una parte emerge il profilo di Cesare Mulè, uomo delle
istituzioni, storico, giornalista e profondo conoscitore della realtà urbana e
religiosa, che amava la città pietra per pietra e ne rivendicava la duplice
natura di località legata sia ai mari sia ai monti della Sila.
La sua azione politica si tradusse anche in piccoli gesti di
grande visione, come la scelta di illuminare le facciate delle chiese per
dimostrare che la cultura è luce e bellezza.
La sua estetica era didascalica, narrativa, legata a un'arte
figurativa accademica e rassicurante, intrinsecamente conservatrice e distante
dalle avanguardie.
Dall’altra parte, la medesima piazzetta evoca, in chi c’era, il fermento della generazione dei capelli lunghi e degli eschimi, mossa dal sogno di portare la fantasia al potere in un'era in cui le assemblee erano laboratori di idee.
Erano gli anni in cui la tradizione democratica si
confrontava con la sinistra legata a Berlinguer e Rodotà, rappresentata nel
panorama calabrese da personalità come Quirino Ledda, Franco Politano, e Marcello Furriolo per i moderati DC, figure divise da profonde divergenze ideologiche ma
unite dal comune imperativo del servizio verso gli ultimi.
Il vero valore del presente memoriale risiede dunque nella capacità di custodire il passato accogliendo il valore del dissenso.
Pur non avendone
condiviso l'estetica o le visioni tradizionaliste, dedicare questo spazio a
Cesare Mulè significa riconoscere l'importanza di un'era in cui si discuteva
aspramente di bellezza, politica e cultura con una passione civile
indimenticabile, offrendo alla comunità un luogo d'incontro, di dialogo e di
tempo ritrovato in aperto contrasto con l'arrivismo urlato dei tempi moderni.