Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

Catanzaro, teatro d'inutile orgoglio

 

Il teatro dell’inutile orgoglio: tra bomboniere di marmo e identità d'ufficio

 

Alla fine, anche la splendida scaletta Liberty del Teatro Masciari ha trovato il suo mentore di pietra. Con l’ennesimo ricamo toponomastico della giunta Fiorita, Catanzaro ha salutato la nascita di un nuovo "fiore" burocratico: una piazzetta di appena una decina di metri quadrati intitolata alla memoria del professor Cesare Mulè. Un fazzoletto di cemento spacciato per un grande traguardo identitario, un capolavoro di quell'inutile orgoglio provinciale che preferisce distribuire etichette piuttosto che curare la sostanza delle cose.

L’operazione viene presentata con i soliti toni epici e nostalgici: un incontro tra la memoria storica, i simboli architettonici e il "valore democratico del dissenso". Si scomodano i numi tutelari della politica di una volta, da Berlinguer a Rodotà, si rievocano gli eschimo, i capelli lunghi, le barbe da contestatori e le accese battaglie culturali. Tutto bellissimo, sulla carta. Ma la realtà, spogliata dalla retorica, ci restituisce il quadro di un'amministrazione colpita da una vera e propria frenesia identitaria.

Non c'è spazio, contenitore o sentiero che sfugga a questa urgenza di essere battezzato. I centri sociali, i palazzetti dello sport, persino un tracciato della pineta: grazie a questa giunta, ogni angolo della città ha finalmente un’identità ben definita, rigorosamente deliberata su carta intestata. Un attivismo encomiabile, se non fosse che confonde la targhetta con la funzione, l’intestazione con la gestione. Si distribuiscono patenti di nobiltà urbana a strutture che spesso meriterebbero semplicemente manutenzione, cura e aperture costanti, celebrando come "visione strategica" quella che è solo ordinaria (o straordinaria) toponomastica.

Mentre l'intellighenzia locale si bea della nuova "bomboniera" ai piedi del Palazzo Comunale, il resto del territorio racconta la storia di un orgoglio a metà. La storica Zinzi si deve ancora accontentare di una stradina sterrata che porta verso il nulla, e le periferie affogano in una marea di traverse anonime. Ma la rassicurazione è servita: finché ci sarà un tracciato di pineta da intitolare o un palazzetto a cui dare un nome, la macchina dell'auto-celebrazione non si fermerà.

Dedicare a tutti i costi uno spazio cittadino a ogni figura o concetto è il riflesso condizionato di una classe politica che si rifugia nel catalogo dei ricordi per mascherare l'assenza di grandi progetti per il futuro. Intitolare spazi urbani è l'atto più economico e sterile per lavarsi la coscienza collettiva e alimentare un inutile orgoglio da inaugurazione. Tranquilli, però: gli spazi non sono ancora finiti. Finché ci saranno metri quadri da battezzare, ci sarà sempre un nastro da tagliare davanti alle telecamere.

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