La pelle del tempo
curatela. arte contemporanea
Testo Critico e Scheda Tecnica
La Pelle del Tempo (Sotto la Rete): Le Archeologie Urbane di Mario Iannino
Nell’epoca della saturazione visiva e dell’obsolescenza programmata, la ricerca di Mario Iannino si inserisce con forza e autonomia nella poetica dei linguaggi mutevoli della metropoli contemporanea. L’opera presentata si configura come un vero e proprio palinsesto materico, una stratificazione di frammenti grafici, ritagli e scarti del quotidiano che vengono sottratti al loro destino di oblio per essere elevati a elementi di una narrazione collettiva.
Lontano dalle rigidità programmatiche e dalle mode della critica, Iannino opera attraverso la dimensione del “gioco” – inteso nel suo senso più alto, eracliteo e costruttivo.
Il suo processo non risponde a turni di fabbrica o a logiche industriali, ma si sviluppa in una temporalità fluida e assoluta.
In questo percorso si contesta egregiamente, e rivive, la grande
lezione di Jean Dubuffet e dell'Art Brut. Si avverte una vicinanza viscerale
con l'assenza di quei religiosi accademismi duri a morire che ancora
appesantiscono il contemporaneo: scompare la sacralità della preparazione dei
fondi per le pitture e tutti gli altri ammennicoli tecnici che ingabbiano il
gesto, a favore di un'autenticità grezza che opera direttamente sulla materia.
L’artista manipola la materia urbana, la assembla e infine
la sottopone a un processo di parziale “tombatura”. Sul supporto di cartone
industriale, le scorie della città e della società dei consumi vengono
ironicamente e poeticamente trasformate: barchette di carta e cravatte, gusci
di ovetti kinder e altri residui consumistici si affiancano a imballaggi e
scritte rovesciate – come quel “fittane” che riaffiora dal fondo – evocando con
forza la poetica dell’accumulo e del frammento salvato.
Tuttavia, a differenza della monumentalità tragica del Grande Cretto di Burri a Gibellina, la tombatura di Iannino non vuole essere una pietra tombale sulla memoria, bensì un filtro di protezione che agisce su una scala intima, domestica e materica.
La superficie dell’opera è dominata da una rete rinforzata, immersa nel gesso e nel colore, che agisce come una membrana semipermeabile. Questa texture bianca e scabra non nasconde del tutto il Caos sottostante, ma lo disciplina, costringendo l’osservatore a una visione ravvicinata e analitica.
Ciò che emerge è un linguaggio metropolitano in continua mutazione: i detriti della civiltà vengono cristallizzati sotto la crosta gessosa, trasformandosi in fossili contemporanei, custodi di una memoria che pulsa sotto la tela e interroga il futuro.
Scheda Tecnica
• Artista: Mario Iannino
• Titolo: Senza titolo (dalla serie "Linguaggi
Metropolitani")
• Anno: 2026
• Tipologia: Tecnica mista su cartone industriale
(assemblage tridimensionale)
• Materiali: Oggetti di scarto (barchette di carta,
cravatte, gusci di ovetti kinder), carta stampata, rete di rinforzo
strutturale, gesso, acrilico e pigmenti su supporto di cartone pressato
• Dimensioni di base: 75 x 56 cm
• Stato di conservazione: Ottimo (opera stabilizzata tramite
fissativi per gesso e materie plastiche)
• Collezione: Collezione privata dell'artista
