Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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La pelle del tempo

 curatela. arte contemporanea  

Testo Critico e Scheda Tecnica

La Pelle del Tempo (Sotto la Rete): Le Archeologie Urbane di Mario Iannino

Nell’epoca della saturazione visiva e dell’obsolescenza programmata, la ricerca di Mario Iannino si inserisce con forza e autonomia nella poetica dei linguaggi mutevoli della metropoli contemporanea. L’opera presentata si configura come un vero e proprio palinsesto materico, una stratificazione di frammenti grafici, ritagli e scarti del quotidiano che vengono sottratti al loro destino di oblio per essere elevati a elementi di una narrazione collettiva.

Lontano dalle rigidità programmatiche e dalle mode della critica, Iannino opera attraverso la dimensione del “gioco” – inteso nel suo senso più alto, eracliteo e costruttivo. 

Il suo processo non risponde a turni di fabbrica o a logiche industriali, ma si sviluppa in una temporalità fluida e assoluta. 

In questo percorso si contesta egregiamente, e rivive, la grande lezione di Jean Dubuffet e dell'Art Brut. Si avverte una vicinanza viscerale con l'assenza di quei religiosi accademismi duri a morire che ancora appesantiscono il contemporaneo: scompare la sacralità della preparazione dei fondi per le pitture e tutti gli altri ammennicoli tecnici che ingabbiano il gesto, a favore di un'autenticità grezza che opera direttamente sulla materia.

L’artista manipola la materia urbana, la assembla e infine la sottopone a un processo di parziale “tombatura”. Sul supporto di cartone industriale, le scorie della città e della società dei consumi vengono ironicamente e poeticamente trasformate: barchette di carta e cravatte, gusci di ovetti kinder e altri residui consumistici si affiancano a imballaggi e scritte rovesciate – come quel “fittane” che riaffiora dal fondo – evocando con forza la poetica dell’accumulo e del frammento salvato.

Tuttavia, a differenza della monumentalità tragica del Grande Cretto di Burri a Gibellina, la tombatura di Iannino non vuole essere una pietra tombale sulla memoria, bensì un filtro di protezione che agisce su una scala intima, domestica e materica. 

La superficie dell’opera è dominata da una rete rinforzata, immersa nel gesso e nel colore, che agisce come una membrana semipermeabile. Questa texture bianca e scabra non nasconde del tutto il Caos sottostante, ma lo disciplina, costringendo l’osservatore a una visione ravvicinata e analitica. 

Ciò che emerge è un linguaggio metropolitano in continua mutazione: i detriti della civiltà vengono cristallizzati sotto la crosta gessosa, trasformandosi in fossili contemporanei, custodi di una memoria che pulsa sotto la tela e interroga il futuro.

Scheda Tecnica


• Artista: Mario Iannino

• Titolo: Senza titolo (dalla serie "Linguaggi Metropolitani")

• Anno: 2026

• Tipologia: Tecnica mista su cartone industriale (assemblage tridimensionale)

• Materiali: Oggetti di scarto (barchette di carta, cravatte, gusci di ovetti kinder), carta stampata, rete di rinforzo strutturale, gesso, acrilico e pigmenti su supporto di cartone pressato

• Dimensioni di base: 75 x 56 cm

• Stato di conservazione: Ottimo (opera stabilizzata tramite fissativi per gesso e materie plastiche)

• Collezione: Collezione privata dell'artista

 

 

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