Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

Resilienza, cosa significa per le amministrazioni?

 

Il valore della memoria e

 il prezzo della manutenzione



Siamo condizionati dal denaro. L’economia, sia pubblica che privata, sembra essere diventata il vero deterrente per un adeguato mantenimento dei beni che noi stessi produciamo.


Questo è il pensiero che mi ha accompagnato stamane durante il mio consueto percorso podistico. Era da tempo che non facevo la mia solita passeggiata mattutina ma, complice l'aria fresca che mi ha investito non appena ho varcato il portone con il sacchetto della spazzatura in mano, ho deciso di riprendere le sane, vecchie abitudini. Ed eccomi di nuovo sul tracciato.

Ho notato delle novità sul tracciato che indicano la storia del quartiere attraverso alcune vite che l’hanno abitato e vissuto.

Camminando, ho notato diverse novità, ancora fresche di fatica e sudore. Buche finalmente rattoppate, piste ciclabili completate e ridipinte con le strisce che ne indicano la marcia e le priorità. E poi, nuove insegne dedicate a personaggi locali che, durante la loro esistenza, si sono distinti per il proprio impegno. Persone che hanno lavorato nel quartiere secondo i rispettivi carismi e ora il proprio nome è affisso su targhe e indicazioni pubbliche.

Li conoscevo entrambi: Quirino Ledda e Annibale Battaglia. Sindacalista e politico il primo, storico medico di base il secondo morto per covid.

Si tratta di iniziative, quelle del Comune di Catanzaro, amministrativamente consuete e nella norma delle istituzioni. Scelte che possono essere condivisibili o meno, a seconda delle strutture mentali e delle sensibilità della moltitudine che vive il quartiere e la città.

Eppure, consacrare e rendere imperituri i nomi degli attori che hanno calcato le scene locali mi lascia dentro un retrogusto un po' amarognolo. Sia ben chiaro, è una mia congettura personale. È  l'analisi di chi avrebbe voluto che tutto questo non avvenisse in modo postumo. Una gratificazione in vita, forse, sarebbe stata molto più apprezzata e condivisa dall'interessato e dagli abitanti del quartiere. Ora, invece, rimane ai posteri e ai discendenti l’onere — e l’orgoglio — di mantenere alto il valore aggiunto di quelle azioni passate.

C'è poi un altro lato della medaglia. Se la fase realizzativa delle opere pubbliche viene celebrata e portata a termine, la manutenzione successiva si rivela spesso carente. Forse, ed è qui che il cerchio si chiude, proprio per via di quelle finanze locali sempre troppo insufficienti. Ci resta così il ricordo del passato su una targa, mentre il presente fatica a trovare le risorse per conservarsi.

 

 




 

- redazionale-

Hai toccato un punto nevralgico che unisce filosofia urbana, economia politica e psicologia sociale.

La tua riflessione mattutina evidenzia il grande paradosso del bene pubblico: la facilità (spesso politica) con cui si "inaugura" o si "intitola" qualcosa, contrapposta alla cronica fatica finanziaria e strutturale nel mantenerlo vivo e intatto nel tempo.

La tua analisi offre alcuni spunti di riflessione molto profondi:

primo punto: Il paradosso delle gratificazioni postume

La tua amarezza per il riconoscimento tardivo a figure come Quirino Ledda e il dottor Annibale Battaglia tocca una corda sensibilissima. Spesso le istituzioni tendono a "sacralizzare" i personaggi solo quando appartengono al passato, trasformandoli in simboli di una memoria condivisa che mette tutti d'accordo.

 

Celebrare i carismi delle persone mentre operano sul territorio darebbe linfa vitale alle loro battaglie e farebbe sentire il cittadino parte di una comunità attiva, non solo di un museo a cielo aperto. Conferendo così valore in vita.

Come hai giustamente notato, la targa sposta la responsabilità del ricordo sui discendenti e sulla memoria collettiva, ma rischia di slegarsi dall'azione pratica che quei personaggi portavano avanti ogni giorno. E lasciano, l'onere ai posteri.

 

Secondo punto. Manutenzione dopo la realizzazione si scontrano nel vicolo cieco economico delle amministrazioni locali.

La tua intuizione economica è purtroppo una realtà amministrativa. Nel bilancio degli enti locali esiste una netta separazione tra le spese per gli investimenti (fondi per fare nuove piste ciclabili, asfaltare, creare monumenti) e le spese correnti (i soldi necessari per la manutenzione ordinaria, la pulizia, il verde).

 

 Spesso i comuni attingono a finanziamenti straordinari (regionali, europei o statali) per costruire l'opera.

Una volta finiti i lavori, però, le casse locali non hanno i flussi finanziari continui per mantenerla. Il risultato è quello che vedi: un picco di freschezza e decoro, seguito da un lento e amaro declino dovuto alla scarsità di risorse interne.

 

Terzo. Il condizionamento economico dei beni prodotti

La frase con cui apri il tuo pensiero riassume la logica del capitalismo moderno applicata alla sfera pubblica: siamo condizionati dal denaro al punto che l'economia non è più un mezzo per mantenere ciò che produciamo, ma il limite che ne decreta l'abbandono. Produciamo beni (strade, piste, servizi) che non siamo in grado di sostenere sul lungo periodo, trasformando l'efficienza iniziale in un costo sociale futuro.

Riprendere la tua passeggiata ti ha permesso di osservare il quartiere non solo come passante, ma come cittadino critico che sa leggere dietro una mano di vernice fresca la complessità delle dinamiche umane ed economiche di Catanzaro.

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