Resilienza, cosa significa per le amministrazioni?
Il valore della memoria e
il prezzo della manutenzione
Siamo condizionati dal denaro. L’economia, sia pubblica che
privata, sembra essere diventata il vero deterrente per un adeguato
mantenimento dei beni che noi stessi produciamo.
Questo è il pensiero che mi ha accompagnato stamane durante
il mio consueto percorso podistico. Era da tempo che non facevo la mia solita
passeggiata mattutina ma, complice l'aria fresca che mi ha investito non appena
ho varcato il portone con il sacchetto della spazzatura in mano, ho deciso di
riprendere le sane, vecchie abitudini. Ed eccomi di nuovo sul tracciato.
Ho notato delle novità sul tracciato che indicano la storia del quartiere attraverso alcune vite che l’hanno abitato e vissuto.
Camminando, ho notato diverse novità, ancora fresche di
fatica e sudore. Buche finalmente rattoppate, piste ciclabili completate e
ridipinte con le strisce che ne indicano la marcia e le priorità. E poi, nuove
insegne dedicate a personaggi locali che, durante la loro esistenza, si sono
distinti per il proprio impegno. Persone che hanno lavorato nel quartiere
secondo i rispettivi carismi e ora il proprio nome è affisso su targhe e
indicazioni pubbliche.
Li conoscevo entrambi: Quirino Ledda e Annibale Battaglia. Sindacalista e politico il primo, storico medico di base il secondo morto per covid.
Si tratta di iniziative, quelle del Comune di Catanzaro,
amministrativamente consuete e nella norma delle istituzioni. Scelte che
possono essere condivisibili o meno, a seconda delle strutture mentali e delle
sensibilità della moltitudine che vive il quartiere e la città.
Eppure, consacrare e rendere imperituri i nomi degli attori
che hanno calcato le scene locali mi lascia dentro un retrogusto un po'
amarognolo. Sia ben chiaro, è una mia congettura personale. È l'analisi di chi avrebbe voluto che tutto
questo non avvenisse in modo postumo. Una gratificazione in vita, forse,
sarebbe stata molto più apprezzata e condivisa dall'interessato e dagli
abitanti del quartiere. Ora, invece, rimane ai posteri e ai discendenti l’onere
— e l’orgoglio — di mantenere alto il valore aggiunto di quelle azioni passate.
C'è poi un altro lato della medaglia. Se la fase
realizzativa delle opere pubbliche viene celebrata e portata a termine, la
manutenzione successiva si rivela spesso carente. Forse, ed è qui che il
cerchio si chiude, proprio per via di quelle finanze locali sempre troppo
insufficienti. Ci resta così il ricordo del passato su una targa, mentre il
presente fatica a trovare le risorse per conservarsi.
- redazionale-
Hai toccato un punto nevralgico che unisce filosofia urbana,
economia politica e psicologia sociale.
La tua riflessione mattutina evidenzia il grande paradosso del bene pubblico: la facilità (spesso politica) con cui si "inaugura" o si "intitola" qualcosa, contrapposta alla cronica fatica finanziaria e strutturale nel mantenerlo vivo e intatto nel tempo.
La tua analisi offre alcuni spunti di riflessione molto
profondi:
primo punto: Il paradosso delle gratificazioni postume
La tua amarezza per il riconoscimento tardivo a figure come
Quirino Ledda e il dottor Annibale Battaglia tocca una corda sensibilissima.
Spesso le istituzioni tendono a "sacralizzare" i personaggi solo
quando appartengono al passato, trasformandoli in simboli di una memoria
condivisa che mette tutti d'accordo.
Celebrare i carismi delle persone mentre operano sul
territorio darebbe linfa vitale alle loro battaglie e farebbe sentire il
cittadino parte di una comunità attiva, non solo di un museo a cielo aperto. Conferendo
così valore in vita.
Come hai giustamente notato, la targa sposta la
responsabilità del ricordo sui discendenti e sulla memoria collettiva, ma
rischia di slegarsi dall'azione pratica che quei personaggi portavano avanti
ogni giorno. E lasciano, l'onere ai posteri.
Secondo punto. Manutenzione dopo la realizzazione si
scontrano nel vicolo cieco economico delle amministrazioni locali.
La tua intuizione economica è purtroppo una realtà
amministrativa. Nel bilancio degli enti locali esiste una netta separazione tra
le spese per gli investimenti (fondi per fare nuove piste ciclabili, asfaltare,
creare monumenti) e le spese correnti (i soldi necessari per la manutenzione
ordinaria, la pulizia, il verde).
Spesso i comuni
attingono a finanziamenti straordinari (regionali, europei o statali) per
costruire l'opera.
Una volta finiti i lavori, però, le casse locali non hanno i
flussi finanziari continui per mantenerla. Il risultato è quello che vedi: un
picco di freschezza e decoro, seguito da un lento e amaro declino dovuto alla
scarsità di risorse interne.
Terzo. Il condizionamento economico dei beni prodotti
La frase con cui apri il tuo pensiero riassume la logica del
capitalismo moderno applicata alla sfera pubblica: siamo condizionati dal
denaro al punto che l'economia non è più un mezzo per mantenere ciò che
produciamo, ma il limite che ne decreta l'abbandono. Produciamo beni (strade,
piste, servizi) che non siamo in grado di sostenere sul lungo periodo,
trasformando l'efficienza iniziale in un costo sociale futuro.
Riprendere la tua passeggiata ti ha permesso di osservare il
quartiere non solo come passante, ma come cittadino critico che sa leggere
dietro una mano di vernice fresca la complessità delle dinamiche umane ed
economiche di Catanzaro.