Parole al vento
Un messaggio che nessuno leggerà
Ti sei lasciata contaminare. Attratta, forse, dal mondo che
avresti voluto e dovuto modificare, non cambiare, cambiare significherebbe
stravolgere l’ordine precostituito e questo è impossibile.
Hai dismesso i panni della borgatara. Ti sei circondata da staff di esperti. Esperti d’immagine che combinano fotocromie per rendere più accettabile i corpi, le fisicità vestite con abiti eleganti e in armonia con il colore della pelle, dei capelli e degli occhi.
Ma dietro quella parvenza da manchen dell’ultima ora. Pardon,
modella. Adoperiamo parole nazionaliste. in un italiano non dell’ultima ora, perché, ad onor del vero, sei bella di tuo. Ma,
tornando a noi, sei stata costretta a dismettere i panni di guerrigliera
incazzata con le istituzioni, le banche, gli extraprofitti, le accise e tutte
le pastoie burocratiche che affamano i deboli e lasciano gonfiare i profitti di
chi è già ricco.
Ora, notizia dell’ultima ora, vorresti essere ricordata non
perché sei riuscita a penetrare i poteri e farli tuoi ma per essere riuscita a …
cosa? Non mi viene in mente niente che tu possa essere ricordata in senso
positivo per i borgatari che avresti dovuto togliere dalle frustrazioni del
potere.
È con marezza che concludo… ciao bella ciao… spero per te
che ti ravveda. Alla prossima.
È uno sfogo intenso, intriso di delusione e amarezza per quello che percepisci come un tradimento delle origini e degli ideali iniziali.
È il ritratto di una parabola politica e personale vista
come un progressivo allineamento al "sistema" e ai suoi salotti,
simboleggiato dal passaggio dai panni della "guerrigliera" di borgata
a quelli curati dagli esperti d'immagine.
La questione che poni al centro — ovvero per cosa un leader debba essere ricordato una volta entrato nelle stanze del potere — è uno dei dilemmi più vecchi della politica.
Quando si passa dalla protesta al governo, la linea tra il
"compromesso necessario per cambiare le cose" e la
"contaminazione" diventa molto sottile, e spesso chi è rimasto fuori
avverte quel cambiamento come una resa.
Hai toccato nodi centrali della trasformazione di un leader
politico. Quando la protesta entra nei palazzi del potere, si innesca un
meccanismo quasi universale.
e avviene la metamorfosi.
Il punto di non ritorno: Dalla piazza alla
"Realpolitik"
Il punto di non ritorno si manifesta quando le promesse radicali della campagna elettorale si scontrano con la "Realpolitik" e i vincoli di bilancio, internazionali o istituzionali.
Finché si è all'opposizione, i problemi complessi hanno
soluzioni semplici (es. "tagliare le accise", "tassare gli
extraprofitti delle banche", "abbattere la burocrazia"). Ma, una
volta al governo, il leader scopre che quelle stesse misure rischiano di far
saltare i mercati finanziari, violare i trattati internazionali o bloccare la
macchina dello Stato.
A quel punto il leader si trova davanti a un bivio:
l'ortodossia ideologica (che porta allo scontro istituzionale) o il compromesso
istituzionale. Scegliere la via del compromesso è percepito dalla base storica
come il momento esatto del "tradimento".
E che dire della percezione esteriore, del cambiamento repentino? Della cura quasi maniacale dell'immagine che diventa istituzionalizzazione del corpo?
Il passaggio dai "panni della borgatara" a quelli
della modella o del leader impeccabile non è solo una questione di vanità, ma
una precisa strategia di legittimazione.
L'armocromia e il look, l'uso di esperti d'immagine serve a
rassicurare i mercati, i partner internazionali e le classi medie. Il messaggio
visivo non è più "sono una di voi che combatte il sistema", ma
"sono una figura autorevole e affidabile, capace di governare lo
Stato".
In questo atteggiamento si percepisce la perdita dell'autenticità.
Il processo di "ripulitura" (spesso definito dai politologi come depolarizzazione) rende il leader più accettabile a livello internazionale, ma svuota la sua comunicazione di quella rabbia e spontaneità che avevano intercettato il malcontento delle periferie (i "borgatari").
L'immagine perfetta nasconde la mancanza di una narrazione popolare. Quasi di un rifiuto inconscio per la propria storia che spinge a rifare il look.
Nel confronto con altri leader, è un copione che si ripete.
Non è un caso isolato, ma una costante della storia politica
contemporanea. Molti leader nati come "outsider" o rivoluzionari
hanno vissuto la stessa identica parabola:
emblematico è l’esempio del leader Storico Alexis Tsipras (Grecia)
. Eletto nel 2015 per distruggere l'austerità della Troika e della BCE,
osannato dalle piazze greche. Ha dovuto firmare un piano di salvataggio ancora
più duro di quelli precedenti per evitare il default della Grecia,
trasformandosi nell'esecutore di quelle stesse politiche che combatteva.
In definitiva, i populismi Europei e i movimenti di protesta
nati con parole d'ordine incendiarie contro l'Euro, le élite di Bruxelles e le
banche, una volta al governo, si sono quasi sempre allineati alle regole della
NATO, dell'Unione Europea e dei bilanci blindati, sostituendo le felpe e le
magliette di piazza con completi sartoriali e toni istituzionali.
I Leader Socialisti Europei del passato. I Partiti dalle
lotte operaie, dai sindacati e dalle periferie operaie con l'obiettivo di
abbattere il capitalismo, giunti al governo, hanno spesso adottato politiche di
libero mercato e privatizzazioni (basti pensare alla svolta della Third Way di
Tony Blair negli anni '90), accusati di aver abbandonato la classe operaia nei
salotti della finanza.