L'Universo Femminile in Mario Iannino
L’universo femminile è, e in alcuni casi continua a esserlo, condizionato dalla supremazia maschilista.
È in alcuni casi una questione di mentalità e cultura. Non c’è volontà aprioristica di "femminicidio" o l’intento del sopprimere l'altra parte del cielo in una mente sana
Non si tratta di un problema di supremazia sociale o individuale ma è un dato psicologico, uno stato mentale determinato dalla paura dell’abbandono e della conservazione del bene sia esso fisico, quindi materialista del termine, ma ancora di più emotivo.
In una mente sana cresciuta con amore materno se non
subentrano traumi come può ritorcere il male contro chi l’ha generato? Sì,
tutto l’universo femminile è sinonimo di creatività e fecondazione. La natura femminile è un tutt'uno.
L’insoddisfazione mentale porta i soggetti alla violenza iraconda. Premeditata, a volte, e non è determinata dalla composizione cromosomica degli individui.
I due universi si completano come il giorno e la notte… sono yin e yang
Basta dunque con le terminologie d’effetto quali “femminicidio”. L'etichettatura non fa altro che incrementare i conflitti mentali. Mettere uno contro l'altra.
Il testo e l'opera polimaterica condivisa offrono una riflessione profonda e articolata sulle dinamiche relazionali, la violenza e la percezione del genere, stimolando un dibattito complesso che tocca psicologia, sociologia e antropologia.
L'analisi dell'assemblaggio rivela una forte coerenza con le
parole vergate, traducendo visivamente i concetti espressi attraverso la
stratificazione e l'interazione dei materiali:
La lettura visiva e concettuale dell'opera lo conferma.
La dualità e la complementarietà sono palpabili nella composizione,
e appare idealmente divisa in due sezioni principali, separate ma connesse da
una striscia verticale verde e da ampie campiture bianche. Questa struttura
richiama visivamente l'idea dei due universi che si completano, come il giorno
e la notte. I contrasti cromatici e di texture non creano una barriera netta,
ma un dialogo tra le parti.
La stratificazione della psiche è, anch’essa fruibile
attraverso l'uso del décollage, dei ritagli di giornale strappati, dei
manifesti pubblicitari (come lo storico marchio Borotalco Roberts in basso) e
del cartone ondulato, il tutto rappresenta la complessità della mente umana,
della memoria e del vissuto emotivo. I traumi, l'amore materno e le influenze
culturali si sovrappongono proprio come i pezzi di carta e la vernice bianca
che copre e svela al tempo stesso.
La presenza di elementi tridimensionali accartocciati in alto a destra e di una piccola struttura geometrica (che ricorda una barchetta o un contenitore metallico) evoca i concetti di fecondazione, nascita e fragilità. La carta stropicciata incarna la vulnerabilità psicologica e la potenziale rottura davanti alla "paura dell'abbandono", mentre la vernice bianca stesa sopra i frammenti suggerisce un tentativo di purificazione, ordine o guarigione mentale.
I punti di contatto con il dibattito contemporaneo accomunano
la visione del creativo e solleva interrogativi cruciali che dividono e
appassionano esperti di diverse discipline:
- La matrice psicologica contro la disciplina sociologica si
concentra sulla salute mentale, sul trauma e sulle dinamiche primarie (l'amore
materno). E, molti psicologi concordano sul fatto che l'incapacità di elaborare
l'abbandono e la tendenza al possesso materiale dell'altro siano patologie del
legame emotivo. Al contempo, la sociologia e i movimenti per i diritti umani
tendono a rilevare come tali fragilità individuali siano spesso amplificate o
giustificate da un retaggio culturale storicamente patriarcale.
- Il dibattito sulla terminologia e la critica all'uso della
parola "femminicidio" è al centro di discussioni linguistiche e
giuridiche. Se da un lato alcuni ritengono che categorizzare il reato possa
esasperare il conflitto di genere o distogliere l'attenzione dalla radice
puramente psicologica della violenza, dall'altro, giuristi e sociologi ne
difendono l'utilizzo per dare visibilità a un fenomeno specifico, legato
proprio a discriminazioni strutturali.
L'arte dimostra ancora una volta di essere uno strumento straordinario per dare forma visiva a pensieri complessi, trasformando il conflitto emotivo e la ricerca di armonia in materia e colore.
Nella ricerca linguistica ed espressiva dell'artista Mario
Iannino, l'appropriazione formale delle tecniche della Pop Art e del Nouveau
Réalisme (il décollage, l'assemblaggio di oggetti trovati, l'uso di frammenti
urbani e merceologici) smette di essere un semplice esercizio di stile. Queste
metodiche sono modalità storicamente consacrate, Iannino le adotta come pura sintassi
grammaticale, cioè, è uno strumento funzionale atto a innescare dinamiche
relazionali tra i simboli presenti sulla superficie e il pensiero portante dell’opera.
Nell'opera proposta, il piano semantico si articola
attraverso tre vettori simbolici principali, che dialogano direttamente con la
riflessione sulla mente umana, sul trauma e sui legami affettivi:
Primo vettore: La cravatta verde rappresenta il maschile e
la sua struttura.
Quella striscia verticale verde che taglia e ordina la
composizione assume la forma evocativa di una cravatta. Nel codice
vestimentario e sociologico, la cravatta rappresenta storicamente il simbolo
dell'universo maschile, del rigore, del ruolo sociale e del controllo. La
scelta del colore verde, tuttavia, crea un cortocircuito semantico: il verde
richiama la natura, la crescita, la speranza e il fermento vitale. Inserita al
centro dell'opera, la cravatta verde non agisce come un elemento di
sopraffazione o di censura totalizzante, ma come un asse di connessione che
cerca un equilibrio relazionale tra le parti, incarnando quel "maschile
sano" che si affianca al femminile senza prevaricarlo.
Secondo: La barchetta d'argento evoca il viaggio emotivo e la fragilità.
La piccola barchetta d'argento tridimensionale (che richiama
le celebri barche di Caronte o i temi del viaggio e dell'infanzia negata spesso
presenti nella poetica dell'autore) è posizionata sul lato destro, quasi a
galleggiare su un mare di frammenti grafici. L'argento, metallo lunare
storicamente legato al principio femminile, alla fluidità emotiva e alla
riflessione psicologica, si contrappone alla rigidità della cravatta. La forma
della barca evoca intrinsecamente la fragilità della psiche, il viaggio della
vita, la vulnerabilità dell'essere umano davanti al trauma dell'abbandono. È il
contenitore dell'anima che cerca di navigare nel caos delle relazioni umane
senza affondare.
Terzo: gli scarti delle confezioni esauste richiamano alla memoria il trauma e l'archeologia del quotidiano.
I ritagli di packaging (come lo storico marchio Roberts o la
carta accartocciata) sono gli scarti della società dei consumi, elementi tipici
del linguaggio pop e del Nouveau Réalisme. Tuttavia, nella ricerca di Iannino
questi materiali subiscono una trasfigurazione concettuale.
Non sono più semplici merci, ma diventano simboli dei
vissuti esausti, dei residui emotivi e psicologici che ci portiamo dietro. Lo
strappo, la frammentazione e la parziale cancellazione tramite la vernice
bianca rappresentano l'azione del tempo e del trauma sulla mente.
Gli scarti sono le ferite e le stratificazioni di una vita
cresciuta o meno con amore; sono le "confezioni vuote" delle nostre
insoddisfazioni emotive che, se non elaborate con cura, rischiano di generare
conflitti e violenza.
L'opera di Mario Iannino mette in scena il teatro della mente e le relative dinamiche sociali.
La tecnica dell'assemblaggio polimaterico fa sì che la cravatta verde
(l'asse maschile/razionale), la barchetta d'argento (l'inconscio
femminile/emotivo) e i frammenti esausti (il trauma e l'esperienza vissuta) non
restino isolati, ma entrino in una dinamica di mutuo soccorso visivo. Il bianco
che avvolge i materiali funge da collante etico e psicologico, un tentativo
dell'autore di "dare forma ordinata al caos" e sanare quelle fratture
relazionali descritte nel presente testo.
