Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

La mezza luna a metà della notte

 

Prefazione


“…c'è bisogno di tantissima poesia in questo mondo malaticcio. sentirsi partecipi di tanta sensibilità è un privilegio da condividere…”

Ci sono momenti, nel flusso spesso distratto e febbrile delle nostre giornate, in cui il tempo sembra improvvisamente rallentare, quasi a voler rivendicare una stanza tutta per sé. È in queste pause apparenti che si insinua la poesia: non come astratta formula accademica, ma come postura dello sguardo, come capacità millimetrica di farsi ferire e fermare dalla bellezza. Il testo che vi apprestate a leggere, “La mezza luna a metà della notte”, è esattamente questo: un esercizio di umana e poetica “visione” contro l'aridità di un mondo spesso troppo stanco per accorgersi di sé stesso.

La narrazione è un delicato viaggio di transizione che si muove dall'artificio alla natura, dal rumore catodico del televisore al silenzio sacro della notte. Con una prosa fluida e intimista, l'autore ci siede accanto in quella prima fila della coscienza, sulla sua "ampia poltrona", e ci prende per mano attraverso tre distinti quadri emotivi.

Il primo quadro è quello della commozione condivisa. Davanti a un film che esplora i confini labirintici della maternità e del distacco, l'autore non si limita a guardare, ma sente. Medita sul senso profondo del possesso e della rinuncia, arrivando a formulare una verità universale e dolcissima: l'amore non ha colpa quando salva, né quando accetta di restituire il passo alla vita.

Il secondo quadro introduce una variazione di ritmo, un battito più terrestre. È lo zapping lento del telecomando che scrolla i programmi e s sofferma sullo sport. Il tennis, che si fa metafora perfetta dell'esistenza. Tra le alterne fortune delle racchette italiane, emergono la fatica e il coraggio, il sudore dell'impresa e quella dialettica universale che abita ognuno di noi: la voglia profonda di vincere e l'ancestrale paura di perdere.

Ma è nel terzo e ultimo intimo movimento visivo che lo scritto compie la sua vera catarsi.

Lo spegnimento del televisore coincide con il risveglio dei sensi. La luce che filtra dai vetri non è più quella artificiale dello schermo, ma quella ancestrale di una luna d'estate, vestita di un rosso tenue e romantico. Qui la prosa si fa lirica pura. La luna diventa una figura viva, "ruffiana e romantica", un guscio luminoso sotto cui ripararsi dalla calura e dai tremori della pelle.

Nelle righe finali, che si sigillano con l'indimenticabile massima "ché per sognare non occorre dormire", l'autore ci consegna una chiave di lettura preziosa.

Questo scritto non è soltanto il resoconto di una notte di veglia; è un momento di straordinaria sensibilità, un invito a tenere gli occhi e il cuore spalancati oltre i vetri delle nostre abitudini, per ritrovare, finalmente, quella luce leggera che è l'unica cura possibile per questo nostro "mondo malaticcio".

Buona lettura.

  

LA MEZZA LUNA A METÀ DELLA NOTTE

 

Televisore acceso.

Io, seduto sull’ampia poltrona di fronte.

 

Un film, bello, sull’amore di due madri per la stessa bambina: perduta in mare, salvata, sottratta, trattenuta, infine restituita.

 

Cresciuta donna e madre a sua volta, ritorna nella casa che fu sua quando era bambina. Non ritrova la madre, ladra d’amore,  solo il padre che le fu complice. E lui le parla della loro attesa, della speranza che, prima o poi, sarebbe tornata.

 

Bello, bello, questo film che parla dell’amore.

Di un amore che non ha mai colpa quando ama salvando, e quando rinuncia restituendo. Perché i figli, qualunque cosa accada e li porta, devono andare là dove la vita nasce e dove la vita vuole che vadano.

 

Mi sono commosso.

 

Poi uno zapping lento, non frenetico.

E trovo il tennis.

 

Un Musetti perde male.

Un Cobolli vince bene.

 

Fatica e coraggio.

Sudore e impresa.

Voglia di vincere,

paura di perdere.

 

Poi una luce, che viene dalla finestra, mi cattura gli occhi.

 

Spengo il televisore.

 

È da quel posto privilegiato, in prima fila, che punto gli occhi oltre i vetri.

 

C’è la luna.

 

E che luna, stasera!

 

Lentamente sale, ma davanti a me sembra restare sempre ferma.

 

È a metà.

Rotonda della sua metà.

Misteriosa e intrigante.

Ruffiana e romantica.

Bugiarda della sua verità nascosta.

 

Bellissima, nel colore della sera d’estate che ancora resiste.

 

Si è vestita di un rosso tenue, volgente al rosa, all’arancio.

 

Che colore!

 

Colore di passione sospesa,

di promessa d’amore.

 

E io, della sua luce leggera, quasi sospirata, come il respiro ansimante dell’innamorato che contempla, mi copro.

 

E mi riparo dal caldo che non respira

e dal freddo della pelle che trema.

 

Resto lì.

 

Attendo che i miei occhi, pieni di quella luce, si chiudano, anche se il sonno non viene.

 

Ché per sognare non occorre dormire.

 

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