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Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Il naufragio della merce nell'era dell'antropocene

 -Archeologie del consumo e riscatto della materia nell'era dell'Antropocene.

 Dall’Iconoclastia del Cliché al Riscatto della Materia:

 La Pittura Gestuale di Mario Iannino (tra Nouveau Réalisme e Oltre).


 1. Introduzione: L'Iconoclastia come Rifiuto dell'Ovvio

Nel contesto della teoria critica d’arte contemporanea, la figura dell’iconoclasta si è svincolata dalla sua originaria accezione storico-religiosa di distruttore fisico dell’immagine sacra per abbracciare una radicale istanza concettuale: il rifiuto sistematico della semplice citazione che rimanda all’ovvio, la negazione del cliché visivo e della ripetizione didascalica. L’artista iconoclasta non accetta che l’arte sia una copia passiva della realtà o un compendio di simboli già abusati; al contrario, ne scardina le regole formali per costringere lo spettatore a squarciare la superficie del già noto.

Questa stirpe di sovvertitori dello sguardo attraversa il Novecento e si manifesta nel gesto di Marcel Duchamp, che con Fontana nega l'ovvietà del "bello" museale elevando a opera d'arte un oggetto comune; si ritrova nell'operazione linguistica di René Magritte, che ne Il tradimento delle immagini spezza il legame automatico tra l'oggetto reale, la sua riproduzione pittorica e la parola; e giunge fino alle provocazioni ironiche di Maurizio Cattelan, tese a scardinare i tabù visivi e le attese del pubblico contemporaneo. In questa traiettoria di rottura si inserisce l’opera “Nella rete dei pescatori di frodo” di Mario Iannino, un assemblage polimaterico che non si limita a citare i linguaggi delle seconde avanguardie, ma li risignifica attraverso una profonda ricerca semantica e una specifica urgenza poetica.




2. Il Dialogo Interrotto: Pop Art, Nouveau Réalisme e il Distinguo di Iannino

Il lavoro di Iannino muove innegabilmente dalle coordinate formali tracciate a metà del secolo scorso. Da un lato vi è il dialogo con la Pop Art, da cui mutua l'utilizzo dei feticci commerciali e dei loghi del marketing industriale (i brand del caffè, i cracker Snack). Tuttavia, se la Pop Art americana tendeva a congelare e iconizzare l'oggetto di consumo all'interno di una celebrazione talvolta asettica e speculare della società di massa, Iannino ne frammenta la struttura, ferendone la leggibilità.

Dall'altro lato, l'opera si confronta direttamente con il Nouveau Réalisme teorizzato da Pierre Restany, basato sull’"appropriazione diretta del reale" e sul prelievo di materiali scartati dalla quotidianità. Ma è proprio qui che si consuma il distinguo decisivo dell'artista: mentre per il movimento di Restany l'oggetto era spesso un reperto sociologico, un'accumulazione che documentava la civiltà industriale in chiave quasi documentaristica, per Iannino il recupero diventa un'archeologia critica dei consumi. Il packaging cartaceo cessa di essere il simbolo del comfort domestico e della produzione seriale per mutarsi nei detriti di un naufragio ecologico ed esistenziale. La banalità di una rete di plastica per imballaggi subisce una metamorfosi lirica, offrendosi come metafora visiva di una cattura illegale – quella dei "pescatori di frodo" – che riverbera la violenza dell'uomo sulla natura e la manipolazione delle coscienze da parte delle sovrastrutture economiche.

 3. Il Confronto Dialettico: Dal Décollage di Rotella all'Addizione di Iannino

Questo scarto critico emerge con estrema chiarezza quando si confronta la ricerca di Iannino con l'opera del suo conterraneo e maestro del décollage, Mimmo Rotella. Le due metodologie espressive, pur condividendo la radice del prelievo del reale, divergono radicalmente nelle intenzioni e negli esiti. Rotella opera per sottrazione e rimozione fisica: strappa i manifesti pubblicitari dai muri delle città e li trasferisce in studio, lasciando che il suo gesto distruttivo faccia affiorare la casualità della storia urbana, le stratificazioni del tempo e i miti del cinema o del consumo massificato. Il suo è un reperto antropologico legato a doppio filo al paesaggio e alla sociologia della strada.

Al contrario, la prassi di Iannino si fonda su un processo antitetico di addizione e accumulo materico. L'artista non scarnifica un'immagine preesistente per rivelare il "sotto", ma edifica un palinsesto tridimensionale raccogliendo il detrito plastico e il cartone pressato. Laddove lo strappo di Rotella è un'azione iconoclasta che aggredisce il messaggio pubblicitario stradale, il gesto di Iannino introduce la pittura d'azione come elemento terapeutico di risanamento e risignificazione. Il rifiuto solido non viene semplicemente esposto come ready-made, ma viene intrappolato in una complessa rete concettuale e poetica, dove la narrazione sociologica cede il passo al dramma ecologico e all'evocazione lirica.

4. La Carne dell'Opera: La Gestualità Pittorica, il Caos Governato e il Dialogo con l'Informale

Per comprendere appieno come Iannino superi la pura citazione oggettuale, è necessario analizzare il ruolo cruciale della pittura gestuale che pulsa al di sotto e tra le pieghe dei cartoni lacerati. Nell'opera, la pittura non funge da mero sfondo o da riempimento decorativo, ma si configura come una forza primordiale, un'energia cromatica dai toni accesi (blu elettrici, magenta violenti, rossi sanguigni) che emerge dagli squarci della materia. Questa stesura densa introduce una componente espressiva ed esistenziale che contrasta con la freddezza dell'oggetto industriale, agendo come testimonianza della presenza fisica dell'artista che interviene sul caos.

Tuttavia, questo apparente disordine materico è in realtà un caos rigorosamente governato da un'attenta struttura geometrico-compositiva. L'opera è retta da pesi visivi precisi: la stabilità ortogonale dei cartoni sullo sfondo crea una griglia che tiene a freno l'anarchia delle forme lacerate. La rete sintetica rossa e bianca, pur evocando il dinamismo e l'aggrovigliamento del dramma marittimo, è posizionata in modo da tracciare diagonali di tensione che guidano l'occhio verso il fulcro cromatico centrale. I loghi industriali e le masse geometriche dei frammenti di packaging (come la grande porzione rossa in basso a sinistra) agiscono come veri e propri contrappesi visivi.

Questa peculiare dialettica tra il controllo formale e la violenza della materia traccia un filo rosso che connette direttamente Iannino alla grande stagione dell'Informale italiano, e in particolare al magistero di Alberto Burri. Come nei celebri Sacchi o nei Plastici di Burri, dove la povertà della iuta logora o il dramma della plastica bruciata venivano riscattati da un rigore compositivo di ascendenza rinascimentale, così Iannino tratta lo scarto industriale odierno. Ma laddove la ferita materica di Burri conservava un valore universale, esistenziale e quasi sacrale, legato ai traumi del dopoguerra, in Iannino la materia porta i segni di una ferita specificatamente storica e capitalistica. La lacerazione del cartone non è solo lamento metafisico, è lo strappo concreto inferto dalla logica del consumo; la stesura del colore informale non è pura espressione psicologica, ma la linfa vitale e ribelle che tenta di sottrarre il detrito alla sua condanna di rifiuto.

 5. Iannino, l'Antropocene e la Globalizzazione dei Mercati

Questa orchestrazione del rifiuto proietta la ricerca di Iannino al centro del dibattito culturale contemporaneo sull'Antropocene, l'era geologica in cui l'impatto dell'uomo sull'ecosistema globale è diventato predominante e distruttivo. Scegliendo come perno compositivo la rete di plastica e i materiali sintetici, l'artista seleziona i veri e propri fossili guida del nostro tempo: i polimeri artificiali destinati a sopravvivere per secoli alla civiltà che li ha prodotti.

Nell'opera, il rifiuto industriale non è una semplice scelta estetica derivata dal riciclo, ma diventa un monito politico e filosofico che si connette alla globalizzazione dei mercati. I frammenti di imballaggi e loghi commerciali visibili nell'assemblage sono i crittogrammi di una fitta rete globale di scambi commerciali impersonali, flussi logistici e merci transoceaniche che viaggiano costantemente da un emisfero all'altro del pianeta. La "rete" di Iannino assume così una potente valenza polisemica: non è soltanto la rete fisica del pescatore di frodo, ma è la rete invisibile del tardo capitalismo, che intrappola le risorse naturali e le economie locali all'interno di una logica puramente estrattiva e deregolamentata.

Il concetto stesso di "pesca di frodo" si eleva a perfetta metafora di questo sistema-mondo: un'operazione predatrice condotta nell'ombra della legalità ecologica, dove il profitto immediato si consuma a spese del capitale naturale comune. Iannino mette in scena la collisione tra la fluidità oceanica della globalizzazione – evocata dalle profonde e drammatiche campiture blu del gesto pittorico – e la rigida oppressione della sua sovrastruttura plastica e commerciale.

 6. Conclusioni: La Doppia Lettura dell'Opera

In definitiva, Nella rete dei pescatori di frodo si configura come un dispositivo visivo e concettuale a doppia lettura. Da un lato, l'impatto violento della materia strappata e del colore gestuale aggredisce la percezione dello spettatore; dall'altro, la finezza della metafora marina attiva una sottile e poetica denuncia contro il caos generato da un sistema socio-economico che sfrutta, manipola e infine scarta.

Rifiutando la via della semplice citazione nostalgica o della tautologia dell'oggetto pop, Iannino dimostra un'autentica postura iconoclasta: distrugge l'ovvietà dello sguardo commerciale per dimostrare che il detrito dell'Antropocene globale, se innervato dalla forza del gesto pittorico, dal dialogo critico con la storia dell'arte e dalla chiarezza del governo geometrico, può ancora farsi portatore di un profondo, necessario e attualissimo riscatto etico ed estetico.

 7. Il Cortocircuito Percettivo: La Reazione Psicologica dello Spettatore di Fronte al Brand Frammentato

L’efficacia dell'opera Nella rete dei pescatori di frodo risiede nella sua capacità di innescare una profonda crisi cognitiva e psicologica nello spettatore contemporaneo. L'interazione con l'elaborato di Mario Iannino si sviluppa attraverso tre fasi percettive ben distinte:

 

[1. ATTENZIONE INVOLONTARIA] ---> [2. RICONOSCIMENTO (Dissonanza)] ---> [3. RIDEFINIZIONE (Epifania Etica)]

   (Brand e colori pop)             (Lacerazione ed estetizzazione)       (Comprensione del trauma)

 

 

   1. La trappola del già noto (Attenzione Involontaria): L'occhio del pubblico, bombardato quotidianamente dall'iconosfera pubblicitaria, viene inizialmente attratto dagli stimoli cromatici e formali familiari. Il rosso vivo del packaging commerciale (il brand Snack), i font istituzionali e le geometrie degli imballaggi industriali agiscono come vettori di comfort visivo. Lo spettatore riconosce i codici della propria quotidianità domestica e dei propri pattern di consumo.

   2. Il perturbante e la dissonanza cognitiva: Questa rassicurazione iniziale viene immediatamente violentata dal trattamento della materia. I brand non sono esposti nella loro integrità feticistica (come accadrebbe nella Pop Art), ma appaiono strappati, violati, sommersi da reti plastiche sintetiche e aggrediti da una pittura gestuale che simula la carne o la profondità marina. Si genera così ciò che la psicologia definisce il perturbante (l'infinitamente familiare che diventa improvvisamente estraneo e minaccioso). Lo spettatore vive una frizione interna: l'oggetto del desiderio consumistico è associato all'idea di detrito, di rifiuto e di soffocamento ecologico.

   3. Il risveglio etico e la risignificazione: Superato lo shock visivo, il pubblico è costretto a compiere uno sforzo analitico. La frammentazione dei loghi impedisce una lettura passiva o puramente edonistica dell'opera. Lo spettatore cessa di essere un mero consumatore passivo di immagini e diventa un co-autore del significato, ricomponendo i frammenti all'interno della cornice metaforica suggerita dal titolo. Il caos governato dall'artista si traduce, a livello psicologico, in una transizione dall'ovvietà del cliché commerciale alla consapevolezza drammatica del trauma dell'Antropocene.

 

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 SCHEDA SCIENTIFICA DI CATALOGO

Autore: Mario Iannino

Titolo: Nella rete dei pescatori di frodo

Anno: 2025

Tipologia d'opera: Assemblage polimaterico e pittura gestuale su cartone pressato

Materiali: Cartone da imballaggio industriale, packaging commerciale cartaceo stampato, reti plastiche sintetiche flessibili, pigmenti acrilici/smalti su supporto rigido.

Dimensioni: base 58x58 estensione dell’assemblaggio +7 (65x65)

Collocazione: Collezione privata

 Descrizione Storico-Artistica e Iconografica

L’opera si presenta come un assemblage polimaterico bidimensionale a forte sviluppo stratificato e aggettante. Sullo sfondo, una struttura ortogonale composta da cartoni da imballaggio industriali (tra cui è chiaramente leggibile il brand impresso Nespresso) funge da griglia geometrica ed elemento strutturale. Su questa base si innesta una complessa stratificazione di frammenti di packaging commerciale legati al consumo di massa alimentare (imballaggi cartacei cromaticamente accesi, recanti la scritta Snack Classico e porzioni grafiche di prodotti da forno).

La parte centrale della composizione è dominata da una sovrapposizione di reti plastiche flessibili (una trama sintetica di colore rosso a maglie larghe e una sovrapposta di colore bianco a maglie fitte), elementi mutuati dal contesto funzionale del confezionamento o del cantiere, che qui assumono la valenza iconografica di reti da pesca. Al di sotto di questo reticolo e tra le lacerazioni dei cartoni, emerge una pittura fortemente gestuale e materica, caratterizzata da stesure violente di blu cobalto, magenta, nero e tocchi di rosso, che interrompe la bidimensionalità del supporto commerciale introducendo una profonda vibrazione drammatica ed espressiva.

 Note Critiche e Stato di Conservazione

L'opera si inserisce stabilmente nella ricerca contemporanea post-Nouveau Réalisme e post-Informale, configurandosi come un'acuta riflessione critica sull'era dell'Antropocene e sulla globalizzazione dei mercati. Il prelievo dell'oggetto quotidiano (il rifiuto solido urbano) non risponde a una logica di pura accumulazione documentaristica à la Restany, né alla feticizzazione pop dell'icona commerciale. Al contrario, Iannino attua un processo di risignificazione lirica ed etica: il detrito plastico e industriale viene riscattato dalla gestualità pittorica (con espliciti richiami al rigore formale e alla poetica del trauma materico di Alberto Burri) e intrappolato in una complessa rete metaforica. Il titolo Nella rete dei pescatori di frodo eleva l'opera a dispositivo di denuncia contro lo sfruttamento deregolamentato delle risorse planetarie e l'alienazione indotta dalle sovrastrutture economiche globali.

Lo stato di conservazione è da considerarsi buono. I materiali di recupero, per loro natura deperibili e instabili (cartone pressato e plastiche industriali), sono stati stabilizzati dall'intervento coesivo della stesura pittorica e dal montaggio strutturato, conservando intatta la violenza espressiva e la fragilità intrinseca della materia scartata.

 

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