Il naufragio della merce nell'era dell'antropocene
-Archeologie del consumo e riscatto della materia nell'era dell'Antropocene.
Dall’Iconoclastia del Cliché al Riscatto della Materia:
La Pittura Gestuale di Mario Iannino (tra Nouveau Réalisme e Oltre).
1. Introduzione: L'Iconoclastia come Rifiuto dell'Ovvio
Nel contesto della teoria critica d’arte contemporanea, la
figura dell’iconoclasta si è svincolata dalla sua originaria accezione
storico-religiosa di distruttore fisico dell’immagine sacra per abbracciare una
radicale istanza concettuale: il rifiuto sistematico della semplice citazione
che rimanda all’ovvio, la negazione del cliché visivo e della ripetizione
didascalica. L’artista iconoclasta non accetta che l’arte sia una copia passiva
della realtà o un compendio di simboli già abusati; al contrario, ne scardina
le regole formali per costringere lo spettatore a squarciare la superficie del
già noto.
Questa stirpe di sovvertitori dello sguardo attraversa il
Novecento e si manifesta nel gesto di Marcel Duchamp, che con Fontana nega
l'ovvietà del "bello" museale elevando a opera d'arte un oggetto
comune; si ritrova nell'operazione linguistica di René Magritte, che ne Il
tradimento delle immagini spezza il legame automatico tra l'oggetto reale, la
sua riproduzione pittorica e la parola; e giunge fino alle provocazioni
ironiche di Maurizio Cattelan, tese a scardinare i tabù visivi e le attese del
pubblico contemporaneo. In questa traiettoria di rottura si inserisce l’opera “Nella
rete dei pescatori di frodo” di Mario Iannino, un assemblage polimaterico che
non si limita a citare i linguaggi delle seconde avanguardie, ma li risignifica
attraverso una profonda ricerca semantica e una specifica urgenza poetica.
2. Il Dialogo Interrotto: Pop Art, Nouveau Réalisme e il Distinguo di Iannino
Il lavoro di Iannino muove innegabilmente dalle coordinate
formali tracciate a metà del secolo scorso. Da un lato vi è il dialogo con la
Pop Art, da cui mutua l'utilizzo dei feticci commerciali e dei loghi del
marketing industriale (i brand del caffè, i cracker Snack). Tuttavia, se la Pop
Art americana tendeva a congelare e iconizzare l'oggetto di consumo all'interno
di una celebrazione talvolta asettica e speculare della società di massa,
Iannino ne frammenta la struttura, ferendone la leggibilità.
Dall'altro lato, l'opera si confronta direttamente con il
Nouveau Réalisme teorizzato da Pierre Restany, basato sull’"appropriazione
diretta del reale" e sul prelievo di materiali scartati dalla
quotidianità. Ma è proprio qui che si consuma il distinguo decisivo dell'artista:
mentre per il movimento di Restany l'oggetto era spesso un reperto sociologico,
un'accumulazione che documentava la civiltà industriale in chiave quasi
documentaristica, per Iannino il recupero diventa un'archeologia critica dei
consumi. Il packaging cartaceo cessa di essere il simbolo del comfort domestico
e della produzione seriale per mutarsi nei detriti di un naufragio ecologico ed
esistenziale. La banalità di una rete di plastica per imballaggi subisce una
metamorfosi lirica, offrendosi come metafora visiva di una cattura illegale –
quella dei "pescatori di frodo" – che riverbera la violenza dell'uomo
sulla natura e la manipolazione delle coscienze da parte delle sovrastrutture
economiche.
3. Il Confronto Dialettico: Dal Décollage di Rotella all'Addizione di Iannino
Questo scarto critico emerge con estrema chiarezza quando si
confronta la ricerca di Iannino con l'opera del suo conterraneo e maestro del
décollage, Mimmo Rotella. Le due metodologie espressive, pur condividendo la
radice del prelievo del reale, divergono radicalmente nelle intenzioni e negli
esiti. Rotella opera per sottrazione e rimozione fisica: strappa i manifesti
pubblicitari dai muri delle città e li trasferisce in studio, lasciando che il
suo gesto distruttivo faccia affiorare la casualità della storia urbana, le
stratificazioni del tempo e i miti del cinema o del consumo massificato. Il suo
è un reperto antropologico legato a doppio filo al paesaggio e alla sociologia
della strada.
Al contrario, la prassi di Iannino si fonda su un processo
antitetico di addizione e accumulo materico. L'artista non scarnifica
un'immagine preesistente per rivelare il "sotto", ma edifica un
palinsesto tridimensionale raccogliendo il detrito plastico e il cartone
pressato. Laddove lo strappo di Rotella è un'azione iconoclasta che aggredisce
il messaggio pubblicitario stradale, il gesto di Iannino introduce la pittura
d'azione come elemento terapeutico di risanamento e risignificazione. Il
rifiuto solido non viene semplicemente esposto come ready-made, ma viene
intrappolato in una complessa rete concettuale e poetica, dove la narrazione
sociologica cede il passo al dramma ecologico e all'evocazione lirica.
4. La Carne dell'Opera: La Gestualità Pittorica, il Caos Governato e il Dialogo con l'Informale
Per comprendere appieno come Iannino superi la pura
citazione oggettuale, è necessario analizzare il ruolo cruciale della pittura
gestuale che pulsa al di sotto e tra le pieghe dei cartoni lacerati. Nell'opera,
la pittura non funge da mero sfondo o da riempimento decorativo, ma si
configura come una forza primordiale, un'energia cromatica dai toni accesi (blu
elettrici, magenta violenti, rossi sanguigni) che emerge dagli squarci della
materia. Questa stesura densa introduce una componente espressiva ed
esistenziale che contrasta con la freddezza dell'oggetto industriale, agendo
come testimonianza della presenza fisica dell'artista che interviene sul caos.
Tuttavia, questo apparente disordine materico è in realtà un
caos rigorosamente governato da un'attenta struttura geometrico-compositiva.
L'opera è retta da pesi visivi precisi: la stabilità ortogonale dei cartoni
sullo sfondo crea una griglia che tiene a freno l'anarchia delle forme
lacerate. La rete sintetica rossa e bianca, pur evocando il dinamismo e
l'aggrovigliamento del dramma marittimo, è posizionata in modo da tracciare
diagonali di tensione che guidano l'occhio verso il fulcro cromatico centrale.
I loghi industriali e le masse geometriche dei frammenti di packaging (come la
grande porzione rossa in basso a sinistra) agiscono come veri e propri
contrappesi visivi.
Questa peculiare dialettica tra il controllo formale e la
violenza della materia traccia un filo rosso che connette direttamente Iannino
alla grande stagione dell'Informale italiano, e in particolare al magistero di
Alberto Burri. Come nei celebri Sacchi o nei Plastici di Burri, dove la povertà
della iuta logora o il dramma della plastica bruciata venivano riscattati da un
rigore compositivo di ascendenza rinascimentale, così Iannino tratta lo scarto
industriale odierno. Ma laddove la ferita materica di Burri conservava un
valore universale, esistenziale e quasi sacrale, legato ai traumi del
dopoguerra, in Iannino la materia porta i segni di una ferita specificatamente
storica e capitalistica. La lacerazione del cartone non è solo lamento
metafisico, è lo strappo concreto inferto dalla logica del consumo; la stesura
del colore informale non è pura espressione psicologica, ma la linfa vitale e
ribelle che tenta di sottrarre il detrito alla sua condanna di rifiuto.
5. Iannino, l'Antropocene e la Globalizzazione dei Mercati
Questa orchestrazione del rifiuto proietta la ricerca di
Iannino al centro del dibattito culturale contemporaneo sull'Antropocene, l'era
geologica in cui l'impatto dell'uomo sull'ecosistema globale è diventato
predominante e distruttivo. Scegliendo come perno compositivo la rete di
plastica e i materiali sintetici, l'artista seleziona i veri e propri fossili
guida del nostro tempo: i polimeri artificiali destinati a sopravvivere per
secoli alla civiltà che li ha prodotti.
Nell'opera, il rifiuto industriale non è una semplice scelta
estetica derivata dal riciclo, ma diventa un monito politico e filosofico che
si connette alla globalizzazione dei mercati. I frammenti di imballaggi e loghi
commerciali visibili nell'assemblage sono i crittogrammi di una fitta rete
globale di scambi commerciali impersonali, flussi logistici e merci
transoceaniche che viaggiano costantemente da un emisfero all'altro del
pianeta. La "rete" di Iannino assume così una potente valenza
polisemica: non è soltanto la rete fisica del pescatore di frodo, ma è la rete
invisibile del tardo capitalismo, che intrappola le risorse naturali e le
economie locali all'interno di una logica puramente estrattiva e
deregolamentata.
Il concetto stesso di "pesca di frodo" si eleva a
perfetta metafora di questo sistema-mondo: un'operazione predatrice condotta
nell'ombra della legalità ecologica, dove il profitto immediato si consuma a
spese del capitale naturale comune. Iannino mette in scena la collisione tra la
fluidità oceanica della globalizzazione – evocata dalle profonde e drammatiche
campiture blu del gesto pittorico – e la rigida oppressione della sua
sovrastruttura plastica e commerciale.
6. Conclusioni: La Doppia Lettura dell'Opera
In definitiva, Nella rete dei pescatori di frodo si
configura come un dispositivo visivo e concettuale a doppia lettura. Da un
lato, l'impatto violento della materia strappata e del colore gestuale
aggredisce la percezione dello spettatore; dall'altro, la finezza della
metafora marina attiva una sottile e poetica denuncia contro il caos generato
da un sistema socio-economico che sfrutta, manipola e infine scarta.
Rifiutando la via della semplice
citazione nostalgica o della tautologia dell'oggetto pop, Iannino dimostra
un'autentica postura iconoclasta: distrugge l'ovvietà dello sguardo commerciale
per dimostrare che il detrito dell'Antropocene globale, se innervato dalla
forza del gesto pittorico, dal dialogo critico con la storia dell'arte e dalla
chiarezza del governo geometrico, può ancora farsi portatore di un profondo,
necessario e attualissimo riscatto etico ed estetico.
7. Il Cortocircuito Percettivo: La Reazione Psicologica
dello Spettatore di Fronte al Brand Frammentato
L’efficacia dell'opera Nella rete dei pescatori di frodo
risiede nella sua capacità di innescare una profonda crisi cognitiva e
psicologica nello spettatore contemporaneo. L'interazione con l'elaborato di
Mario Iannino si sviluppa attraverso tre fasi percettive ben distinte:
[1. ATTENZIONE INVOLONTARIA] ---> [2. RICONOSCIMENTO
(Dissonanza)] ---> [3. RIDEFINIZIONE (Epifania Etica)]
(Brand e colori
pop) (Lacerazione ed
estetizzazione) (Comprensione del
trauma)
1. La trappola del
già noto (Attenzione Involontaria): L'occhio del pubblico, bombardato
quotidianamente dall'iconosfera pubblicitaria, viene inizialmente attratto
dagli stimoli cromatici e formali familiari. Il rosso vivo del packaging
commerciale (il brand Snack), i font istituzionali e le geometrie degli
imballaggi industriali agiscono come vettori di comfort visivo. Lo spettatore
riconosce i codici della propria quotidianità domestica e dei propri pattern di
consumo.
2. Il perturbante e
la dissonanza cognitiva: Questa rassicurazione iniziale viene immediatamente
violentata dal trattamento della materia. I brand non sono esposti nella loro
integrità feticistica (come accadrebbe nella Pop Art), ma appaiono strappati,
violati, sommersi da reti plastiche sintetiche e aggrediti da una pittura
gestuale che simula la carne o la profondità marina. Si genera così ciò che la
psicologia definisce il perturbante (l'infinitamente familiare che diventa
improvvisamente estraneo e minaccioso). Lo spettatore vive una frizione
interna: l'oggetto del desiderio consumistico è associato all'idea di detrito,
di rifiuto e di soffocamento ecologico.
3. Il risveglio
etico e la risignificazione: Superato lo shock visivo, il pubblico è costretto
a compiere uno sforzo analitico. La frammentazione dei loghi impedisce una
lettura passiva o puramente edonistica dell'opera. Lo spettatore cessa di
essere un mero consumatore passivo di immagini e diventa un co-autore del
significato, ricomponendo i frammenti all'interno della cornice metaforica
suggerita dal titolo. Il caos governato dall'artista si traduce, a livello
psicologico, in una transizione dall'ovvietà del cliché commerciale alla
consapevolezza drammatica del trauma dell'Antropocene.
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SCHEDA SCIENTIFICA DI
CATALOGO
Autore: Mario Iannino
Titolo: Nella rete dei pescatori di frodo
Anno: 2025
Tipologia d'opera: Assemblage polimaterico e pittura
gestuale su cartone pressato
Materiali: Cartone da imballaggio industriale, packaging
commerciale cartaceo stampato, reti plastiche sintetiche flessibili, pigmenti
acrilici/smalti su supporto rigido.
Dimensioni: base 58x58 estensione dell’assemblaggio +7 (65x65)
Collocazione: Collezione privata
Descrizione
Storico-Artistica e Iconografica
L’opera si presenta come un assemblage polimaterico
bidimensionale a forte sviluppo stratificato e aggettante. Sullo sfondo, una
struttura ortogonale composta da cartoni da imballaggio industriali (tra cui è
chiaramente leggibile il brand impresso Nespresso) funge da griglia geometrica
ed elemento strutturale. Su questa base si innesta una complessa
stratificazione di frammenti di packaging commerciale legati al consumo di
massa alimentare (imballaggi cartacei cromaticamente accesi, recanti la scritta
Snack Classico e porzioni grafiche di prodotti da forno).
La parte centrale della composizione è dominata da una
sovrapposizione di reti plastiche flessibili (una trama sintetica di colore
rosso a maglie larghe e una sovrapposta di colore bianco a maglie fitte),
elementi mutuati dal contesto funzionale del confezionamento o del cantiere,
che qui assumono la valenza iconografica di reti da pesca. Al di sotto di
questo reticolo e tra le lacerazioni dei cartoni, emerge una pittura fortemente
gestuale e materica, caratterizzata da stesure violente di blu cobalto,
magenta, nero e tocchi di rosso, che interrompe la bidimensionalità del
supporto commerciale introducendo una profonda vibrazione drammatica ed
espressiva.
Note Critiche e Stato
di Conservazione
L'opera si inserisce stabilmente nella ricerca contemporanea
post-Nouveau Réalisme e post-Informale, configurandosi come un'acuta
riflessione critica sull'era dell'Antropocene e sulla globalizzazione dei
mercati. Il prelievo dell'oggetto quotidiano (il rifiuto solido urbano) non
risponde a una logica di pura accumulazione documentaristica à la Restany, né
alla feticizzazione pop dell'icona commerciale. Al contrario, Iannino attua un
processo di risignificazione lirica ed etica: il detrito plastico e industriale
viene riscattato dalla gestualità pittorica (con espliciti richiami al rigore
formale e alla poetica del trauma materico di Alberto Burri) e intrappolato in
una complessa rete metaforica. Il titolo Nella rete dei pescatori di frodo
eleva l'opera a dispositivo di denuncia contro lo sfruttamento deregolamentato
delle risorse planetarie e l'alienazione indotta dalle sovrastrutture
economiche globali.
Lo stato di conservazione è da considerarsi buono. I
materiali di recupero, per loro natura deperibili e instabili (cartone pressato
e plastiche industriali), sono stati stabilizzati dall'intervento coesivo della
stesura pittorica e dal montaggio strutturato, conservando intatta la violenza
espressiva e la fragilità intrinseca della materia scartata.
