Dal Laurismo al mercato delle vacche grasse
L’evoluzione storica del Laurismo rappresenta uno dei capitoli più significativi della sociologia politica italiana. Il fenomeno non è morto con le dimissioni di Achille Lauro, ma si è trasformato, stratificandosi all'interno delle istituzioni e mutando pelle con il cambiare dell'economia italiana, dal dopoguerra fino alla fine della Prima Repubblica.
Possiamo dividere questa evoluzione storica in quattro fasi
principali:
· 1. Il Laurismo delle origini (Anni '50): Il populismo monarchico-imprenditoriale
In questa prima fase, il potere di Achille Lauro si fonda
sul patrimonio personale e sul mito del "Comandante".
- Il modello: È un clientelismo "paleolitico" ma
efficacissimo, basato sul bisogno fisico (scarpe, cibo, posti di lavoro nella
sua flotta navale).
- Il messaggio: Lauro si pone come l'alternativa sia alla
Democrazia Cristiana (vista come burocratica e romana) sia al Blocco del Popolo
(comunisti e socialisti). Il suo è un populismo monarchico che parla
direttamente alla pancia di una città ferita, usando il Napoli Calcio e il
quotidiano Roma come giganteschi amplificatori di consenso.
· 2. La transizione e l'assorbimento nella Democrazia Cristiana (Anni '60)
Con il boom economico, i bisogni della popolazione cambiano:
non si chiede più la singola scarpa o il pacco di pasta, ma il posto fisso, la
licenza commerciale o la casa popolare. Lauro subisce il declino politico, ma
il suo metodo viene "istituzionalizzato".
- Il "Gavaismo": La Democrazia Cristiana
napoletana (guidata da Silvio Gava e successivamente dal figlio Antonio)
capisce che per battere Lauro deve usare le sue stesse armi, ma su scala più
grande.
- Dalle tasche private alle casse pubbliche: Il clientelismo
non viene più finanziato dal conto in banca di un miliardario, ma dal denaro
dello Stato. La Cassa per il Mezzogiorno, le assunzioni negli enti pubblici, le
municipalizzate e le licenze edilizie diventano la nuova "scarpa
sinistra". Il clientelismo diventa burocratico e di partito.
· 3. L'era dell'oro del clientelismo di Stato (Anni '70 - '80)
È il culmine dell'evoluzione. Il clientelismo si sposta sui
grandi appalti, sulla sanità e sulla ricostruzione post-terremoto del 1980.
-Il sistema dei flussi finanziari: I centri di
influenza nazionali e locali (in particolare l'asse DC-PSI) creano un sistema
in cui il consenso non si scambia più al seggio con la banconota tagliata, ma
attraverso l'assegnazione di grandi appalti pubblici e subappalti.
- La mediazione: Il politico non è più il
"monarca benefattore" accessibile a tutti come Lauro, ma un manager
del potere pubblico che distribuisce risorse a pioggia (pensioni d'invalidità
facili, posti nelle ASL) in cambio di pacchetti di tessere e voti di preferenza.
· 4. Il crollo della Prima Repubblica e la "Seconda Vita" (Anni '90)
Nel 1992, l'inchiesta Mani Pulite (Tangentopoli) azzera la
classe politica che aveva industrializzato il Laurismo. Tuttavia, il DNA di
quel sistema non scompare, si frammenta e si modernizza.
- La personalizzazione della politica: Con la nascita
di Forza Italia nel 1994 e l'avvento di Silvio Berlusconi, molti politologi
notarono un "Laurismo 2.0". C'era di nuovo l'imprenditore
multimiliardario, proprietario di media e di una squadra di calcio di successo
(il Milan), che parlava direttamente al popolo scavalcando i partiti
tradizionali, promettendo benessere materiale ("un milione di posti di
lavoro").
n La mutazione genetica del Laurismo
Se volessimo riassumere la parabola storica del Laurismo,
potremmo tracciarla così:
- Epoca. -Finanziatore del sistema. - Oggetto dello scambio
(La "Scarpa") | Obiettivo.
Anni '50 (Lauro) - Patrimonio privato dell'armatore =
Beni di consumo (pasta, scarpe, contanti) = Consenso elettorale locale.
Anni '70-'80 (Prima Rep.) - Spesa pubblica e debito
dello Stato -Posti fissi, pensioni, appalti ed edilizia = Mantenimento del
potere di partito.
Anni '90-Oggi (Moderna) - Grandi capitali / Algoritmi
e Media - Promesse fiscali, Bonus temporanei, Visibilità = Controllo
dell'opinione pubblica.
Il Laurismo ha dimostrato che la democrazia, se applicata in contesti di forte disparità economica o educativa, rischia di trasformarsi in un mercato.
Ieri si comprava il voto per
necessità di sopravvivenza, oggi si orienta il consenso manipolando la
percezione della sicurezza economica.
Nel prossimo post analizzeremo
il concetto di familismo amorale nella politica sociale e territoriale a
partire della gestione del terremoto in Irpinia nel 1880 e l’attuale assetto
delle politiche del governo Meloni.
