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Bollo auto: Lettera al blog

 

Il paradosso dei bonus per l'auto e le famiglie numerose

 


Davanti a certe risposte preconfezionate della politica, la reazione è immediata. Scorrendo i social, mi è cascato l'occhio su una "perla" che fotografa perfettamente l'attuale modello sociale che guida i pensieri della politica.

La domanda sorge spontanea: cosa fa pensare ai nostri amministratori che le famiglie numerose, e per giunta povere, possiedano un’auto o una moto?

Facciamo due conti reali. Lasciamo da parte il fatto che il carburante ha raggiunto prezzi stratosferici e che le polizze RC Auto sono diventate peggiori delle bollette di casa. Le assicurazioni aumentano sempre, anche quando si ha una guida impeccabile e non si causano sinistri; il meccanismo del bonus-malus sembra ormai una beffa. Ipotizziamo pure, con una buona dose di ottimismo, che tutti in famiglia godano di ottima salute — una situazione già rara in un nucleo numeroso o in una comune famiglia di tre persone. Anche supponendo che entri in casa un reddito dignitoso, tale da consentire almeno la manutenzione ordinaria e la revisione di legge ogni due anni, i conti non tornano affatto.

Qualcosa nella logica del volantino politico che ho visto (e di cui ho sfocato il simbolo per correttezza e per garantire il diritto di replica) è profondamente sbagliato. La narrazione sugli aiuti alle famiglie si scontra con una realtà ben diversa.

-Il commento della Redazione-

Lo sfogo del nostro lettore è più che condivisibile. Mettersi a fare i conti in tasca a chi deve gestire una famiglia numerosa fa emergere immediatamente un enorme ossimoro logico in molte delle attuali misure di welfare.

Quando gli aiuti dello Stato sono strutturati sotto forma di "bonus" legati al possesso di un bene o ai consumi (come auto, carburanti o polizze), si dà per scontato che chi è in difficoltà economica possieda già e riesca a mantenere quel bene.

L'auto non è un lusso, ma per una famiglia numerosa in condizioni di povertà rappresenta un costo ormai insostenibile. Se analizziamo i costi vivi, la realtà descritta dai decreti si scontra violentemente con i numeri del mondo reale:

 

- RC Auto: Una famiglia numerosa ha bisogno di un veicolo capiente (una monovolume o una multispazio), caratterizzato da cilindrate e costi assicurativi mediamente più alti. I premi attuali viaggiano su cifre che per un nucleo a basso reddito rappresentano una o due mensilità di stipendio.

-Carburante: Spostare cinque, sei o più persone richiede energia. Anche limitandosi ai viaggi essenziali (scuola, spesa, visite mediche), l'incidenza della benzina o del gasolio sulle entrate mensili è diventata una vera e propria tassa sul movimento.

- Manutenzione e revisione: Come giustamente evidenziato nella lettera, la revisione biennale obbligatoria è solo la punta dell'iceberg. Un'auto grande e usata frequentemente richiede pneumatici specifici, freni sempre efficienti per la sicurezza di tutti e riparazioni impreviste. Per chi ha un reddito basso, una spesa improvvisa dal meccanico significa azzerare i risparmi o indebitarsi.

 

Ecco perché il concetto di "aiuto" fallisce sul nascere.

Il limite del modello sociale attuale è la sua concentrazione su incentivi fiscali, detrazioni o bonus legati al consumo (es. bonus carburante, incentivi alla rottamazione, sconti sulle accise), anziché su sostegni diretti alle persone e ai servizi essenziali.

Tre punti chiave determinano questo non-senso economico:

 

   1. L'impossibilità di anticipare il denaro: Molti aiuti richiedono di spendere subito per recuperare la cifra in un secondo momento (ad esempio con la detrazione dalle tasse). Chi non ha liquidità o si trova in una condizione di "incapienza fiscale" viene automaticamente tagliato fuori.

   2. La mancanza di alternative: Se una famiglia numerosa decidesse di fare a meno dell'auto per risparmiare, si scontrerebbe con un sistema di trasporto pubblico locale spesso inadeguato, specialmente fuori dalle grandi metropoli. Questo rende di fatto impossibile la gestione logistica quotidiana dei figli.

   3. Il paradosso del possesso: Definire i criteri di povertà o l'accesso ai bonus basandosi sul possesso di un mezzo privato o sul consumo di energia crea una discriminazione paradossale: chi è davvero indigente non può accedere all'aiuto statale semplicemente perché non ha i soldi per comprarsi il "presupposto" necessario a riceverlo (ovvero l'auto da assicurare o il denaro per fare rifornimento).

 

Un welfare moderno e inclusivo dovrebbe smettere di "sostenere il consumo di beni costosi" e iniziare a garantire l'accesso universale ai servizi essenziali: sanità pubblica efficiente, trasporto scolastico gratuito e contributi diretti per l'affitto o la spesa alimentare.

 L'aiuto sociale deve essere slegato una volta per tutte dal possesso di un mezzo privato.

 

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