Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

Tra iperconsumismo e soffocamento dell'Assoluto

 

Il Ruolo dei Creativi nella Società Contemporanea

Nel panorama socioculturale contemporaneo, dominato dalla saturazione dei flussi comunicativi e dalla mercificazione dell'immaginario, la figura del creativo attraversa una radicale ridefinizione concettuale.

Non più mero produttore di manufatti estetici o dispensatore di emozioni immediate, il creativo assume il ruolo di operatore critico della visibilità e della coscienza etica.

Il presente saggio intende analizzare come l'azione creativa si configuri come una vera e propria "pratica di resistenza poetica". Questa resistenza scaturisce dal contrasto insanabile tra l'iper-presenza visiva del marketing e l'apatia del consumo seriale.

Attraverso la decostruzione dei linguaggi contemporanei, il creativo trasforma l'immagine da campo stabile a territorio di frizione cognitiva.

La Saturazione Sensoriale e la Denuncia dei Bisogni Indotti, nella società contemporanea si caratterizza per un sovraccarico biologico ed esistenziale di stimoli e nevrosi indotti dal modello economico consumistico. All'interno di questo scenario, il creativo opera come una vera e propria spugna sensoriale.

Egli assorbe le tensioni distruttive della collettività per poi rielaborarle e liberarle sulla superficie dell'opera.

È un rabdomante in cerca d’acqua pura utile a dissetare le menti predisposte allo svelamento delle finzioni allo stesso modo del suo lavoro di ricerca semantica dove il collage e l'assemblaggio concettuale non illustrano la realtà, ma la interrogano.

 E fa critica delle "effimere presunzioni di benessere" rielaborando i segnali condensati nei prodotti industriali e i feticci del mercato. Sotto la sua mano i simboli consumistici sono decontestualizzati e mostrati nella loro veste più crudele, rivelandosi per quello che sono: surrogati affettivi e relazionali.

 

Il creativo, dunque, non asseconda il flusso del consumo, ma apre ferite nel tessuto del marketing. Costringe l'osservatore a un arresto e a una sosta riflessiva di fronte all'oggetto quotidiano.

Provoca, in sintesi, ossimori concettuali mediante i dispositivi a lui consoni, e mette in relazione critica la memoria storica contro il prodotto del tempo effimero-.

Un'altra funzione sociale del creativo risiede nella capacità di generare frizioni semantiche attraverso la stratificazione storica dei materiali e dei simboli. L'accostamento tra icone della tradizione classica e scarti della modernità industriale diventa una metafora della condizione umana odierna.

 

Il nucleo concettuale del saggio trova la sua sintesi ideale nella dialettica espressa di seguito, e mette a contrasto due polarità culturali apparentemente inconciliabili. Da un lato, la Dimensione Classica, identificata con il concetto di Idealità, incarna la ricerca dell'assoluto e di un'armonia estetica che trascende le epoche storiche. Questa sfera non si limita alla mera riproduzione formale, ma si fa portatrice di una profonda tensione spirituale e di una memoria storica permanente, concepita per resistere al logorio del tempo e per ancorare la coscienza collettiva a valori duraturi.

Al polo opposto si colloca la Dimensione Contemporanea, che ridefinisce radicalmente il concetto di Materialismo degradandolo nelle dinamiche dell'iper-consumismo. In questo scenario, l'orizzonte di senso è colonizzato dai sottoprodotti effimeri del consumismo rapido, dove l'oggetto artistico o culturale è fagocitato con la stessa distratta voracità di un bene di consumo. La promessa di questo modello sociale si traduce in una forma di felicità standardizzata, pre-confezionata e rigorosamente "usa e getta", priva di una reale stratificazione affettiva o storica.

L'interazione tra questi due mondi, orchestrata dall'azione del creativo, non è pacifica ma genera un territorio di frizione critica: l'irruzione della quotidianità commerciale soffoca e fagocita la memoria dell'assoluto, obbligando lo spettatore a prendere coscienza della perdita di senso che caratterizza la modernità.

Il "materialismo" di stampo storico ed evolutivo è così degradato nell'iper-consumismo contemporaneo. L'intervento del creativo impedisce che la "Grande Bellezza" sia soffocata e dimenticata, riattivando la coscienza etica proprio laddove il consumo vorace tende ad azzerare la memoria collettiva.

L'Immagine è "Margine che Respira": Dispositivo Critico!

L'opera d'arte non appare più come un contenitore o un esito concluso, bensì come un ecosistema in divenire e un campo di risonanza. L'immagine si sottrae alla sua mera funzione illustrativa o decorativa per farsi puro strumento di pensiero.

In questo contesto, il concetto di "margine che respira" definisce lo spazio liminale presidiato dall'artista e diventa punto di instabilità dove il visibile si apre programmaticamente al non-visibile, al non-detto e al non-risolto della società.

   Contro un'immagine contemporanea ridotta a mero flusso immateriale e consumo istantaneo, l'azione estetica ispessisce e complica la superficie materica.

   La memoria personale e la critica sociale non sono temi cristallizzati da conservare, ma forze dinamiche capaci di generare nuove geografie visive mobili.

 

In sintesi, l'evoluzione della tecnica artistica evidenzia il fenomeno della migrazione digitale. Il passaggio dalla fisicità dell'assemblaggio nello studio d'arte alla fluidità dei canali digitali e dei portfolio online non è una mera riproduzione immateriale. Essa rappresenta l'assegnazione di una seconda vita all'opera, la quale – pur perdendo peso oggettuale – amplifica a dismisura la propria portata simbolica e la propria penetrazione critica all'interno della rete sociale globale.

Il saggio evidenzia come il ruolo del creativo nella società contemporanea sia intrinsecamente politico e maieutico. Rifiutando l'intrattenimento rapido e lo stupore fine a se stesso, l'artista si colloca negli spazi liminali del pensiero sublime.

Il suo compito non consiste nel mostrare o descrivere passivamente il mondo, bensì nell'interrogare le condizioni stesse della visibilità e della responsabilità democratica.

Attraverso il gesto artistico, l'ordinario è destrutturato, i falsi miti sociali sono incrinati e il fruitore è infine richiamato al dovere etico di sostare e abitare la complessità del presente.

 

"Nota Curatoriale: L'Iper-Consumismo dell'Effimero e il Soffocamento dell'Assoluto.

Artista: Mario Iannino

Titolo dell'opera in esame: Idealità e Materialismo nel contemporaneo

Tipologia d'intervento: Assemblaggio concettuale e migrazione digitale

Collocazione critica: Archivio Vivo dell'Artista – Sezione Identità e Miti Sociali."

Inquadramento Critico

L'opera è un dispositivo di frizione semantica e arresto cognitivo di straordinaria urgenza concettuale. Mario Iannino opera in questa composizione svelando il corto circuito insanabile che caratterizza la società contemporanea: la collisione violenta tra l’orgia della visione – l'iper-presenza bulimica del marketing alimentare – e la bulimia del consumo quotidiano, distratto e privo di memoria.

L’operazione non si limita all'accostamento pop, ma istituisce un'amara e "ironica" denuncia delle nostre estetiche quotidiane.

Analisi dell'Assemblaggio e Stratificazione Visiva:

Il piano di fondo è interamente colonizzato dal packaging accartocciato e seriale di due noti prodotti da aperitivo di largo consumo della grande distribuzione italiana:

 

nel lato sinistro: L'esplosione cromatica del rosso dello storico brand di bastoncini salati "Snack".

Nel lato destro: La confezione dei cracker "Doriano" con sale iodato.

 

Questo sfondo non funge da mero elemento decorativo, ma rappresenta il totem del benessere effimero. È la plastica "usa e getta" che evoca un consumo rapido, vorace, standardizzato e privo di coscienza storica.

Al centro geometrico e concettuale della composizione, Iannino colloca il ritaglio digitale della celebre scultura del 1911 di Giulio Monteverde, "Idealità e Materialismo" (conservata presso la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma).

Il nudo maschile proteso nello sforzo dinamico circolare verso la figura femminile eterea simboleggiava, nell'Ottocento, la perenne tensione dell'uomo tra aspirazioni spirituali e bisogni terreni.

L'intuizione curatoriale risiede nel comprendere come l'artista abbia operato una svalutazione e risignificazione del concetto di "Materialismo".

La tensione filosofica originaria di Monteverde è letteralmente schiacciata, avvolta e soffocata dai sottoprodotti del consumismo quotidiano.

La "Grande Bellezza" dell'arte classica, che esigeva la sosta del pensiero e la contemplazione dell'eterno, capitola di fronte alla promessa di felicità immediata prodotta dal marketing del cibo industriale.

La migrazione digitale compiuta da Iannino priva il marmo ottocentesco del suo peso reale e lo trasforma in un brand immateriale al pari dello snack, costringendoci a interrogarci sul nostro ruolo di spettatori e consumatori passivi. L'opera si fa così "margine che respira", ferita aperta nel visibile che invita alla resistenza poetica contro la trasparenza del flusso commerciale globale.

L'opera d'arte non si presenta più come un raccoglitore o un esito concluso, bensì come un ecosistema in divenire e un campo di risonanza. L'immagine si sottrae alla sua mera funzione illustrativa o decorativa per farsi puro strumento di pensiero.

In questo contesto, il concetto di "margine che respira" definisce lo spazio liminale presidiato dall'artista:

 

Il visibile si apre programmaticamente al non-visibile, al non-detto e al non-risolto della società.

    Contro un'immagine contemporanea ridotta a mero flusso immateriale e consumo istantaneo, l'azione estetica ispessisce e complica la superficie materica.

La memoria personale e la critica sociale non sono temi cristallizzati da conservare, ma forze dinamiche capaci di generare nuove geografie visive mobili.

 

Infine, l'evoluzione della tecnica artistica evidenzia il fenomeno della migrazione digitale. Il passaggio dalla fisicità dell'assemblaggio nello studio d'arte alla fluidità dei canali digitali e dei portfolio online non è una mera riproduzione immateriale. Essa rappresenta l'assegnazione di una seconda vita all'opera, la quale – pur perdendo peso oggettuale – amplifica a dismisura la propria portata simbolica e la propria penetrazione critica all'interno della rete sociale globale.

Un caso di studio: L'Iper-Consumismo dell'Effimero e il Soffocamento dell'Assoluto

La sintesi perfetta di questa migrazione e della frizione semantica teorizzata trova il suo compimento nell'assemblaggio concettuale in cui Mario Iannino mette in scena l'amara e "ironica" collisione tra la scultura del 1911 di Giulio Monteverde, "Idealità e Materialismo" (conservata alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma), e i feticci della grande distribuzione alimentare italiana.

 

L’assemblaggio concettuale si svela allo sguardo dello spettatore attraverso una rigorosa partitura visiva, dove la disposizione geometrica degli elementi si traduce immediatamente in tensione filosofica.

L'intera superficie di sfondo è colonizzata da un piano materico e cromaticamente saturo, costituito da packaging industriali plastici. L'autore opera qui un meticoloso accartocciamento seriale delle confezioni, privandole della loro originaria funzione logistica per trasformarle in un ammasso di scarti contemporanei. Questa texture commerciale si divide rigidamente in due campiture: sul lato sinistro esalta l'accensione cromatica dello sfondo rosso dei bastoncini salati "Snack", mentre sul lato destro espone la grafica seriale della confezione dei cracker "Doriano" con sale iodato. Questo fondale rappresenta il trionfo dell'effimero, il feticcio plastico di una felicità usa e getta che evoca un consumo rapido, bulimico e programmaticamente privo di memoria storica.

In esatta corrispondenza con il centro della composizione, l'artista colloca l'elemento perturbante: il ritaglio digitale della statua di Giulio Monteverde, icona classicista del 1911. La scultura, sradicata dalla sua collocazione monumentale, mostra un nudo maschile proteso in avanti in uno sforzo dinamico lungo una struttura circolare, mentre sopra di lui si eleva una figura femminile eterea.

È proprio nell'intersezione tra questi due livelli che si genera il punto di attrito critico dell’opera. La collocazione del simulacro classico al di sopra del tappeto industriale produce il soffocamento dell'icona classica. La ricerca dell'assoluto, dell'armonia e della stabilità monumentale è letteralmente schiacciata e avvolta dai sottoprodotti del consumismo quotidiano. Attraverso quest’operazione di montaggio, il "materialismo" ottocentesco — inteso originariamente da Monteverde come la dialettica tra bisogni terreni e aspirazioni spirituali — subisce una svalutazione controllata, mostrandosi drammaticamente degradato nell'iper-consumismo odierno.

La sosta riflessiva imposta dall'arte è così soffocata dal flusso del consumo distratto, costringendo lo spettatore a prendere coscienza della perdita di senso della modernità.

 

L'operazione decontestualizza il marmo ottocentesco, originariamente teso a simboleggiare la lotta perenne tra bisogni terreni e aspirazioni spirituali, e lo colloca sopra un "tappeto" cromatico saturo, dominato dal rosso dei bastoncini salati "Snack" e dalla confezione dei cracker "Doriano".

L'intuizione dell'artista risiede nella svalutazione controllata del simbolo: la ricerca dell'assoluto e della "Grande Bellezza" classica è letteralmente schiacciata, avvolta e soffocata dai sottoprodotti effimeri del consumismo quotidiano. La plastica usa e getta evoca l'idea di un consumo rapido, vorace e privo di memoria, tipico della società contemporanea.

La felicità promessa dal marketing del cibo industriale (il piacere immediato da aperitivo) si scontra con la tensione spirituale ed estetica di Monteverde, privando il manufatto storico del suo peso monumentale per trasformarlo in un brand immateriale al pari dello snack. L'immagine s’ispessisce, rifiuta l'intrattenimento rapido e si fa dispositivo critico atto ad attivare la coscienza etica del fruitore.

 

In conclusione, come dimostrato dall'analisi dell'assemblaggio di Iannino, il ruolo del creativo nella società contemporanea è intrinsecamente politico e maieutico. Rifiutando l'intrattenimento rapido e lo stupore fine a se stesso, l'artista si colloca negli spazi liminali del pensiero sublime per operare come una spugna sensoriale, capace di assorbire il sovraccarico di stimoli e nevrosi della società dei consumi per restituirli sotto forma di testimonianza critica.

Il suo compito non consiste nel mostrare o descrivere passivamente il mondo, bensì nell'interrogare le condizioni stesse della visibilità e della responsabilità democratica.

Attraverso il gesto artistico e la migrazione digitale, l'ordinario viene destrutturato, i falsi miti sociali sono incrinati e il mito collettivo incontra la memoria personale. Il fruitore è infine sottratto alla bulimia del consumo seriale e richiamato al dovere etico di sostare e abitare la complessità del presente.

 

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