Le inchieste di Giorgia e Donald
Il virus della memoria.
Le commissioni sul Covid rischiano di essere un’arma di distrazione di massa?
A distanza di anni dallo scoppio della pandemia che ha sconvolto le nostre vite, l’eco del Covid-19 non risuona più nelle terapie intensive, ma nelle aule parlamentari.
Sia a Roma che a Washington, la politica ha deciso di processare la storia.
In Italia, la Commissione parlamentare bicamerale d'inchiesta è entrata nel vivo dei suoi lavori; negli Stati Uniti, la sottocommissione della Camera ha da poco archiviato due anni di indagini infuocate.
Davanti a questa simultanea fame di "verità", una domanda sorge spontanea: si tratta di una legittima ricerca di trasparenza o dell'ennesimo scontro ideologico orchestrato dalle forze di destra per regolare i conti con il passato?
La risposta non risiede in un complotto oscuro, ma in una chiarissima dinamica di opportunismo politico.
Le destre e i movimenti conservatori di entrambi i Paesi, una volta conquistato il potere, hanno semplicemente incassato una promessa elettorale.
Da un lato, c'è la reale necessità istituzionale di fare luce su una gestione d'emergenza che ha bypassato i normali controlli democratici; dall'altro, c'è la tentazione irresistibile di utilizzare lo scrutinio pubblico come una clava contro i governi precedenti.
Il perimetro di queste inchieste, d'altronde, ne tradisce la natura asimmetrica.
In Italia, la maggioranza di centrodestra ha blindato la Commissione escludendo accuratamente dal raggio d'azione le responsabilità delle singole Regioni.
Un paradosso logico e temporale, se si pensa che la gestione della sanità nel nostro Paese è regionalizzata e che i territori più colpiti nella prima ondata erano governati proprio dalle forze che oggi guidano la nazione.
Negli Stati Uniti, la caccia alle streghe si è concentrata sulla teoria della fuga dal laboratorio di Wuhan e sulla delegittimazione degli scienziati governativi, offrendo una sponda retorica alla galassia No-Vax per capitalizzare il dissenso.
Eppure, se si solleva il velo della propaganda, la cronaca giudiziaria di questi anni ci restituisce una verità ben più amara e bipartisan.
Quando la politica si accusa vicendevolmente di "dittatura sanitaria" o di "lesa maestà", i faldoni delle procure raccontano che il vero virus che ha infettato la gestione pandemica è stato l'opportunismo economico. Un virus tragicamente trasversale.
Se la Lombardia a trazione leghista è finita sotto la lente per i casi emblematici dei camici familiari e delle mascherine fantasma di Aria Spa, o per le opache triangolazioni commerciali dell'ex presidente della Camera Irene Pivetti, il livello nazionale non è stato da meno.
Sotto il governo Conte II, di colore opposto, la struttura commissariale è stata aggirata da intermediari spregiudicati capaci di intascare decine di milioni di euro in provvigioni per mascherine cinesi inservibili.
La lezione che queste commissioni d'inchiesta dovrebbero trarre – ma che probabilmente ignoreranno – è che i "predatori" del Covid non hanno mai avuto una tessera di partito in tasca, se non quella del proprio profitto.
Hanno semplicemente banchettato laddove lo Stato, centrale o regionale, ha allentato i controlli in nome dell'urgenza.
Se le commissioni parlamentari continueranno a essere utilizzate come tribunali politici monocolore per riscrivere la storia a uso e consumo delle prossime elezioni, avranno fallito il loro compito originario.
Il rischio reale è che, per inseguire i fantasmi del complottismo o per colpire l'avversario politico di turno, ci si dimentichi di corazzare lo Stato contro le emergenze future, lasciando la porta aperta ai predatori della prossima pandemia. E, purtroppo, possiamo solo fare una analisi su:
Il Tramonto dell'Etica:
Dalla Pandemia alla Dittatura Economica
Il rischio reale di smarrire la memoria collettiva per inseguire la propaganda politica ci proietta direttamente dentro un epilogo drammatico. L’etica globale rischia il definitivo collasso, ferita a morte dall'arroganza della guerra e dal dominio del dollaro. Il mondo post-pandemico non ha imparato la lezione della nostra comune vulnerabilità, rifugiandosi invece nei vecchi vizi del potere e della sopraffazione.
n L'Economia di Guerra e il Dominio del Dollaro
Chi detiene il potere continua a sottrarre risorse pubbliche
alla collettività. I fondi che dovevano corazzare la sanità pubblica e
proteggere i fragili sono sistematicamente dirottati verso gli armamenti,
generando indicibili costi umani.
i signori della guerra e delle armi dorate
Hanno fatto sì che la guerra diventasse una necessità.
L'arroganza bellica
consuma vite e territori, trattando la distruzione come un'inevitabile
necessità geopolitica.
E, la dittatura economica, il dominio del dollaro e dei mercati finanziari schiaccia brutalmente le esigenze reali dei cittadini.
Gli unici a non
soffrire sono i leader del profitto privato, lontani e corazzati rispetto ai
bisogni della gente comune.
Il resto del mondo
vive sotto scacco. Beni primari come cibo, salute e casa sono sacrificati
sull'altare della speculazione valutaria da parte dei predatori del sistema.
n La Riscrittura dell'Etica e l'Annullamento dei Fragili
La riscrittura dell'etica e l'annullamento dei fragili non
sono dinamiche casuali, ma sembrano operazioni scientifiche, studiate a
tavolino per andare ben oltre gli effetti del Covid.
In questo scenario, gli emarginati subiscono una doppia
condanna: l'invisibilità economica e la cancellazione morale.
Possiamo parlare di colpevolizzazione della povertà!
L'isolamento e l'indigenza non sono più visti come fallimenti del sistema
sociale, ma come colpe individuali.
Secondo l'utilitarismo spietato, i valori morali sono
riscritti per giustificare l'abbandono di chi non produce e di chi non serve al
mercato della finanza o della guerra.
Questo tipo di logica
predatoria priva e annulla le difese istituzionali. Lo Stato è così costretto
ad abdicare al suo ruolo di scudo, lasciando la porta aperta ai predatori delle
future emergenze.
La fotografia attuale mostra un'umanità che, per non aver
saputo proteggere la propria comunità dal trauma della pandemia, si ritrova
oggi più cinica, impoverita e costantemente sull'orlo di una nuova crisi
autoinflitta.
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