Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

La sporca guerra di Ben

 


Non ho parole!

Ma davvero possiamo arrenderci alla violenza? All’arroganza dei prepotenti armati f8no ai denti? Verrebbe da chiedere: e se non avessero dalla loro parte gli esercito obbedienti?

È davvero possibile  quanto sta accadendo in Palestina ad opera degli ebrei di Netanyahu? Stiamo vivendo un incubo!

 

B come boia. Ben-Gvir un nome e un soggetto che l’umanità non avrebbe mai voluto e dovuto conoscere. Lui, i suoi sostenitori e seguaci e l’attuale governo sanguinario che si nasconde sotto la bandiera israeliana.

Terrorizzare e uccidere glia vversari e quanti la pensano diversamente non è certo il massimo della cultura democratica. Non è sostenere e attuare le aspettative di un intero popolo.

Eppure, il resto del mondo civile sta a guardare! I governi stanno al palo. Perché? Perché consentiamo che tutto ciò accada!

 

LA SPORCA GUERRA

 

Il conflitto in Medio Oriente, insieme alle tensioni geopolitiche globali che coinvolgono leader come Vladimir Putin o le dinamiche politiche legate a Donald Trump, rappresenta una delle sfide più complesse, dolorose e dibattute della storia contemporanea.

Le immagini di sofferenza tra le popolazioni civili e la percezione di un'impotenza da parte delle istituzioni internazionali sollevano profondi interrogativi etici, politici e umanitari.

Per analizzare la situazione attuale e comprendere quali dinamiche o strumenti il mondo contemporaneo utilizzi nel tentativo di frenare le violenze, è necessario esaminare i diversi piani su cui si articola la politica internazionale.

·       Il ruolo delle istituzioni internazionali e del diritto

Il sistema internazionale si basa su regole nate per prevenire i conflitti e proteggere i civili, sebbene la loro efficacia sia spesso limitata dai rapporti di forza tra le potenze.

 

La Corte Penale Internazionale (CPI) e la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) SONO gli Organi che rappresentano il principale strumento legale globale per accertare le responsabilità individuali e degli Stati riguardo a crimini di guerra, crimini contro l'umanità o violazioni del diritto umanitario.

Le indagini e i mandati di arresto mirano a stabilire un principio di responsabilità legale che vada oltre i confini nazionali.

Le Nazioni Unite, attraverso le risoluzioni dell'Assemblea Generale e i tentativi del Consiglio di Sicurezza, l'ONU, appunto, cerca di mediare per il cessate il fuoco e l'accesso agli aiuti umanitari. Tuttavia, l'efficacia del Consiglio di Sicurezza è spesso bloccata dal diritto di veto esercitato dai membri permanenti (come gli Stati Uniti, la Russia o la Cina), il che riflette le profonde divisioni geopolitiche globali.

 

·       Strumenti di pressione geopolitica ed economica

Quando la diplomazia diretta non ottiene risultati, la comunità internazionale adotta misure di pressione economica e politica per isolare i governi ritenuti responsabili di violazioni.

 

Le sanzioni economiche e commerciali utilizzate ampiamente, come nel caso della Russia a seguito del conflitto in Ucraina non sembrano però essere stati di grande impatto.

Le sanzioni mirano a indebolire la capacità economica e militare di uno Stato.

Nel dibattito riguardante il Medio Oriente, diverse organizzazioni e paesi discutono l'opportunità di condizionare gli aiuti militari o commerciali al rispetto del diritto internazionale. ( a parole!)

L’isolamento diplomatico, cioè, l'esclusione da forum internazionali, il richiamo degli ambasciatori e la condanna formale nelle sedi multilaterali servono a togliere legittimità politica ai leader e ai governi contestati ma questi, sordi ai richiami, tirano avanti nelle determinazioni.

·       Cosa possiamo fare noi, definiti “opinione pubblica”?

 Il ruolo della società civile e dell'opinione pubblica pare possa essere determinante, secondo gli analisti.

Molti analisti sottolineano che il cambiamento nelle politiche dei governi democratici dipende spesso dalla pressione esercitata dal basso.

 


Le manifestazioni pacifiche, il dibattito pubblico e l'attivismo sui diritti umani mantengono l'attenzione globale sulle crisi, impedendo che l'indifferenza prenda il sopravvento e spingendo i leader politici a rivedere le proprie posizioni.

Il supporto a enti indipendenti (come la Croce Rossa, Medici Senza Frontiere o le agenzie ONU) garantisce un aiuto diretto alle vittime dei conflitti, mitigando l'impatto della violenza sulle popolazioni civili sul campo. Ma quest’aspetto sta via via scemando. La gente comune attanagliata dai problemi quotidiani determinati e assoggettati dagli effetti dei conflitti e dalle concause economiche programmate dai predatori, perdono interesse.

La massa, dopo il primo appello e relativa risposta, si disgrega. Lasciando campo libero ai falchi predatori.

 

La ricerca di un equilibrio tra la difesa dei diritti umani, il rispetto della sovranità degli Stati e la prevenzione di conflitti su scala globale rimane la sfida aperta più difficile per la diplomazia del XXI secolo.

L'eclissarsi della massa critica di fronte alle grandi crisi internazionali è un fenomeno sociologico e politico ampiamente studiato, che spiega perché l'indignazione collettiva iniziale tenda spesso a sgonfiarsi, lasciando campo libero alle decisioni dei leader più radicali o ai "falchi" della geopolitica.

Questo processo di frammentazione e graduale scomparsa della voce pubblica avviene generalmente attraverso quattro fasi principali:

prima fase. La saturazione emotiva e l'assuefazione

Nelle prime fasi di una crisi, l'impatto emotivo delle immagini e delle notizie genera una reazione immediata e di massa. Tuttavia, la mente umana non può mantenere un livello alterato di stress emotivo per lunghi periodi.

Con il passare dei mesi o degli anni, si attiva un meccanismo di difesa psicologica noto come "stanchezza da compassione". Le violenze continuano, ma smettono di fare notizia con la stessa forza, e il pubblico si assuefà al dolore altrui, normalizzandolo.

seconda. La frammentazione delle opinioni

L'unità iniziale della massa si disgrega non appena il dibattito si sposta dalle condanne di principio (la richiesta di pace o la difesa dei civili) alle soluzioni politiche concrete. Emergono divisioni ideologiche, storiche e geopolitiche.

La massa cessa di essere un corpo unico e si divide in fazioni contrapposte o in correnti di pensiero diverse, neutralizzando la propria forza d'urto iniziale e perdendo la capacità di esercitare una pressione univoca sui governi.

 terza faase. La distrazione e lo spostamento dell'attenzione

L'agenda mediatica globale è in continuo movimento e risponde a logiche di novità. Nuove crisi economiche interne, scadenze elettorali nazionali, scandali politici o successivi focolai di guerra internazionali attirano l'attenzione pubblica lontano dal conflitto precedente.

La massa non scompare fisicamente, ma i suoi singoli componenti spostano la propria attenzione quotidiana su problemi percepiti come più vicini, urgenti o semplicemente nuovi.

4 e ultima. Il senso di impotenza (Impotenza appresa)

Quando i cittadini scendono in piazza, firmano petizioni o manifestano il proprio dissenso, si aspettano di vedere un cambiamento tangibile. Se la diplomazia resta paralizzata dai veti incrociati e i governi sul campo proseguono le ostilità ignorando gli appelli internazionali, si diffonde un profondo senso di inutilità. Questa percezione di non poter influire in alcun modo sul corso degli eventi spinge la massa verso la rassegnazione e il rifugio nel privato.

L’amaro epilogo del vuoto lasciato dall'opinione pubblica sembra ammantare le nefandezze.

Quando la massa si eclissa, il "rumore" del dissenso popolare si spegne e si crea un vuoto di pressione politica. È precisamente in questo momento di silenzio mediatico e disimpegno collettivo che lo spazio decisionale viene interamente rioccupato dai falchi predatori e dagli attori armati. Senza il controllo e il freno dell'opinione pubblica internazionale, le leadership radicali possono agire con minore responsabilità, consolidando lo status quo basato sulla forza e allontanando ulteriormente la prospettiva di una risoluzione pacifica e diplomatica.

-tutto ciò per dire che il boia Ben-gvir si sente in una botte di ferro e può inscenare il macabro teatro con annessi impiccati e spettatori-

La percezione di impunità e la totale indifferenza verso le reazioni della comunità internazionale definiscono l'azione politica dei leader della destra radicale israeliana, in particolare del Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir.

Nel dibattito politico e mediatico, la metafora del "teatro macabro" descrive accuratamente la spettacolarizzazione del potere e della forza usata come strumento di consenso interno.

L'analisi di questa dinamica si sintetizza sui fattori chiave che, per risparmio di tempo, visto che mi sono dilungato abbastanza, accenno di seguito:

·       La "botte di ferro" del consenso interno

Ben-Gvir e le fazioni ultra-nazionaliste non parlano alla comunità internazionale, ma a una base elettorale radicalizzata. Per lui, le condanne dell'ONU, della Corte Penale Internazionale o dei governi occidentali non sono un danno, ma un moltiplicatore di consenso.

Ogni critica esterna è cavalcata per dimostrare fermezza, trasformando l'isolamento diplomatico in un vanto politico agli occhi dei propri sostenitori.



·       Gli "spettatori" e la retorica della punizione

La politica dello spettacolo macabro ha bisogno di un pubblico. Attraverso dichiarazioni provocatorie, visite simboliche alla Spianata delle Moschee e la promozione di misure estreme — come il peggioramento sistematico delle condizioni dei detenuti palestinesi o la richiesta reiterata della pena di morte — si mette in scena una prova di forza costante. Gli spettatori interni assistono a una dimostrazione di dominio economico, militare e giudiziario che serve a normalizzare la violenza di Stato.

·       La paralisi dei freni internazionali

Ciò che permette il perdurare dell’inverosimile scenario è l'assenza di conseguenze tangibili. Nonostante i singoli governi (compresi gli Stati Uniti e l'Unione Europea) abbiano più volte sanzionato specifici coloni estremisti o condannato duramente i discorsi di Ben-Gvir, la struttura dei rapporti di forza geopolitici impedisce un blocco totale e coercitivo delle azioni del governo israeliano.

L’enorme faglia tellurica nella giustizia internazionale è sfruttata e strumentalizzata per avanzare agende politiche radicali senza il timore di un reale intervento d'arresto.

In definitiva, porta acqua al mulino, anzi, scorte di sangue ai vampiri e macellai di vite umane e ne consolidano il modello in cui la provocazione e la sopraffazione diventano istituzione.

Finché gli spettatori internazionali resteranno passivi e i meccanismi di sanzione diplomatica ed economica non supereranno la soglia delle semplici dichiarazioni verbali, lo spazio per questo tipo di leadership continuerà a rimanere protetto.

 

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