La sporca guerra di Ben
Non ho parole!
Ma davvero possiamo arrenderci alla violenza? All’arroganza
dei prepotenti armati f8no ai denti? Verrebbe da chiedere: e se non avessero
dalla loro parte gli esercito obbedienti?
È davvero possibile
quanto sta accadendo in Palestina ad opera degli ebrei di Netanyahu?
Stiamo vivendo un incubo!
B come boia. Ben-Gvir un nome e un soggetto che l’umanità non avrebbe mai voluto e dovuto conoscere. Lui, i suoi sostenitori e seguaci e l’attuale governo sanguinario che si nasconde sotto la bandiera israeliana.
Terrorizzare e uccidere glia vversari e quanti la pensano
diversamente non è certo il massimo della cultura democratica. Non è sostenere
e attuare le aspettative di un intero popolo.
Eppure, il resto del mondo civile sta a guardare! I governi
stanno al palo. Perché? Perché consentiamo che tutto ciò accada!
LA SPORCA GUERRA
Il conflitto in Medio Oriente, insieme alle tensioni geopolitiche globali che coinvolgono leader come Vladimir Putin o le dinamiche politiche legate a Donald Trump, rappresenta una delle sfide più complesse, dolorose e dibattute della storia contemporanea.
Le immagini di sofferenza tra le popolazioni civili e la
percezione di un'impotenza da parte delle istituzioni internazionali sollevano
profondi interrogativi etici, politici e umanitari.
Per analizzare la situazione attuale e comprendere quali
dinamiche o strumenti il mondo contemporaneo utilizzi nel tentativo di frenare
le violenze, è necessario esaminare i diversi piani su cui si articola la
politica internazionale.
· Il ruolo delle istituzioni internazionali e del diritto
Il sistema internazionale si basa su regole nate per
prevenire i conflitti e proteggere i civili, sebbene la loro efficacia sia
spesso limitata dai rapporti di forza tra le potenze.
La Corte Penale Internazionale (CPI) e la Corte
Internazionale di Giustizia (CIG) SONO gli Organi che rappresentano il
principale strumento legale globale per accertare le responsabilità individuali
e degli Stati riguardo a crimini di guerra, crimini contro l'umanità o
violazioni del diritto umanitario.
Le indagini e i mandati di arresto mirano a stabilire un
principio di responsabilità legale che vada oltre i confini nazionali.
Le Nazioni Unite, attraverso le risoluzioni dell'Assemblea
Generale e i tentativi del Consiglio di Sicurezza, l'ONU, appunto, cerca di
mediare per il cessate il fuoco e l'accesso agli aiuti umanitari. Tuttavia,
l'efficacia del Consiglio di Sicurezza è spesso bloccata dal diritto di veto
esercitato dai membri permanenti (come gli Stati Uniti, la Russia o la Cina),
il che riflette le profonde divisioni geopolitiche globali.
· Strumenti di pressione geopolitica ed economica
Quando la diplomazia diretta non ottiene risultati, la
comunità internazionale adotta misure di pressione economica e politica per
isolare i governi ritenuti responsabili di violazioni.
Le sanzioni economiche e commerciali utilizzate ampiamente,
come nel caso della Russia a seguito del conflitto in Ucraina non sembrano però
essere stati di grande impatto.
Le sanzioni mirano a indebolire la capacità economica e militare di uno Stato.
Nel dibattito riguardante il Medio Oriente, diverse organizzazioni
e paesi discutono l'opportunità di condizionare gli aiuti militari o
commerciali al rispetto del diritto internazionale. ( a parole!)
L’isolamento diplomatico, cioè, l'esclusione da forum
internazionali, il richiamo degli ambasciatori e la condanna formale nelle sedi
multilaterali servono a togliere legittimità politica ai leader e ai governi
contestati ma questi, sordi ai richiami, tirano avanti nelle determinazioni.
· Cosa possiamo fare noi, definiti “opinione pubblica”?
Il ruolo della
società civile e dell'opinione pubblica pare possa essere determinante, secondo
gli analisti.
Molti analisti sottolineano che il cambiamento nelle
politiche dei governi democratici dipende spesso dalla pressione esercitata dal
basso.
Le manifestazioni pacifiche, il dibattito pubblico e l'attivismo sui diritti umani mantengono l'attenzione globale sulle crisi, impedendo che l'indifferenza prenda il sopravvento e spingendo i leader politici a rivedere le proprie posizioni.
Il supporto a enti indipendenti (come la Croce Rossa, Medici
Senza Frontiere o le agenzie ONU) garantisce un aiuto diretto alle vittime dei
conflitti, mitigando l'impatto della violenza sulle popolazioni civili sul
campo. Ma quest’aspetto sta via via scemando. La gente comune attanagliata dai
problemi quotidiani determinati e assoggettati dagli effetti dei conflitti e dalle
concause economiche programmate dai predatori, perdono interesse.
La massa, dopo il primo appello e relativa risposta, si disgrega. Lasciando campo libero ai falchi predatori.
La ricerca di un equilibrio tra la difesa dei diritti umani,
il rispetto della sovranità degli Stati e la prevenzione di conflitti su scala
globale rimane la sfida aperta più difficile per la diplomazia del XXI secolo.
L'eclissarsi della massa critica di fronte alle grandi crisi
internazionali è un fenomeno sociologico e politico ampiamente studiato, che
spiega perché l'indignazione collettiva iniziale tenda spesso a sgonfiarsi,
lasciando campo libero alle decisioni dei leader più radicali o ai
"falchi" della geopolitica.
Questo processo di frammentazione e graduale scomparsa della
voce pubblica avviene generalmente attraverso quattro fasi principali:
prima fase. La saturazione emotiva e l'assuefazione
Nelle prime fasi di una crisi, l'impatto emotivo delle
immagini e delle notizie genera una reazione immediata e di massa. Tuttavia, la
mente umana non può mantenere un livello alterato di stress emotivo per lunghi
periodi.
Con il passare dei mesi o degli anni, si attiva un
meccanismo di difesa psicologica noto come "stanchezza da
compassione". Le violenze continuano, ma smettono di fare notizia con la
stessa forza, e il pubblico si assuefà al dolore altrui, normalizzandolo.
seconda. La frammentazione delle opinioni
L'unità iniziale della massa si disgrega non appena il
dibattito si sposta dalle condanne di principio (la richiesta di pace o la
difesa dei civili) alle soluzioni politiche concrete. Emergono divisioni
ideologiche, storiche e geopolitiche.
La massa cessa di essere un corpo unico e si divide in
fazioni contrapposte o in correnti di pensiero diverse, neutralizzando la
propria forza d'urto iniziale e perdendo la capacità di esercitare una
pressione univoca sui governi.
terza faase. La distrazione e lo spostamento dell'attenzione
L'agenda mediatica globale è in continuo movimento e
risponde a logiche di novità. Nuove crisi economiche interne, scadenze
elettorali nazionali, scandali politici o successivi focolai di guerra
internazionali attirano l'attenzione pubblica lontano dal conflitto precedente.
La massa non scompare fisicamente, ma i suoi singoli componenti spostano la propria attenzione quotidiana su problemi percepiti come più vicini, urgenti o semplicemente nuovi.
4 e ultima. Il senso di impotenza (Impotenza appresa)
Quando i cittadini scendono in piazza, firmano petizioni o
manifestano il proprio dissenso, si aspettano di vedere un cambiamento
tangibile. Se la diplomazia resta paralizzata dai veti incrociati e i governi
sul campo proseguono le ostilità ignorando gli appelli internazionali, si
diffonde un profondo senso di inutilità. Questa percezione di non poter
influire in alcun modo sul corso degli eventi spinge la massa verso la
rassegnazione e il rifugio nel privato.
L’amaro epilogo del vuoto lasciato dall'opinione pubblica sembra ammantare le nefandezze.
Quando la massa si eclissa, il "rumore" del
dissenso popolare si spegne e si crea un vuoto di pressione politica. È
precisamente in questo momento di silenzio mediatico e disimpegno collettivo
che lo spazio decisionale viene interamente rioccupato dai falchi predatori e
dagli attori armati. Senza il controllo e il freno dell'opinione pubblica
internazionale, le leadership radicali possono agire con minore responsabilità,
consolidando lo status quo basato sulla forza e allontanando ulteriormente la
prospettiva di una risoluzione pacifica e diplomatica.
-tutto ciò per dire che il boia Ben-gvir si sente in una
botte di ferro e può inscenare il macabro teatro con annessi impiccati e
spettatori-
La percezione di impunità e la totale indifferenza verso le
reazioni della comunità internazionale definiscono l'azione politica dei leader
della destra radicale israeliana, in particolare del Ministro della Sicurezza
Nazionale Itamar Ben-Gvir.
Nel dibattito politico e mediatico, la metafora del "teatro macabro" descrive accuratamente la spettacolarizzazione del potere e della forza usata come strumento di consenso interno.
L'analisi di questa dinamica si sintetizza sui fattori
chiave che, per risparmio di tempo, visto che mi sono dilungato abbastanza,
accenno di seguito:
· La "botte di ferro" del consenso interno
Ben-Gvir e le fazioni ultra-nazionaliste non parlano alla comunità internazionale, ma a una base elettorale radicalizzata. Per lui, le condanne dell'ONU, della Corte Penale Internazionale o dei governi occidentali non sono un danno, ma un moltiplicatore di consenso.
Ogni critica esterna è cavalcata per dimostrare fermezza,
trasformando l'isolamento diplomatico in un vanto politico agli occhi dei
propri sostenitori.
· Gli "spettatori" e la retorica della punizione
La politica dello spettacolo macabro ha bisogno di un
pubblico. Attraverso dichiarazioni provocatorie, visite simboliche alla
Spianata delle Moschee e la promozione di misure estreme — come il
peggioramento sistematico delle condizioni dei detenuti palestinesi o la
richiesta reiterata della pena di morte — si mette in scena una prova di forza
costante. Gli spettatori interni assistono a una dimostrazione di dominio
economico, militare e giudiziario che serve a normalizzare la violenza di
Stato.
· La paralisi dei freni internazionali
Ciò che permette il perdurare dell’inverosimile scenario è l'assenza di conseguenze tangibili. Nonostante i singoli governi (compresi gli Stati Uniti e l'Unione Europea) abbiano più volte sanzionato specifici coloni estremisti o condannato duramente i discorsi di Ben-Gvir, la struttura dei rapporti di forza geopolitici impedisce un blocco totale e coercitivo delle azioni del governo israeliano.
L’enorme faglia tellurica nella giustizia internazionale è
sfruttata e strumentalizzata per avanzare agende politiche radicali senza il
timore di un reale intervento d'arresto.
In definitiva, porta acqua al mulino, anzi, scorte di sangue
ai vampiri e macellai di vite umane e ne consolidano il modello in cui la
provocazione e la sopraffazione diventano istituzione.
Finché gli spettatori internazionali resteranno passivi e i
meccanismi di sanzione diplomatica ed economica non supereranno la soglia delle
semplici dichiarazioni verbali, lo spazio per questo tipo di leadership
continuerà a rimanere protetto.
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